La scienza c’è

Più di 11.000 scienziati e scienziate provenienti da 153 paesi hanno appena dichiarato l’emergenza climatica e stabilito sei azioni globali da intraprendere per limitare i danni in modo efficace. Una dichiarazione che arriva come un duro schiaffo ai clima-negazionisti. La scienza c’è, i cittadini stanno arrivando. Manca solo la politica mondiale.
Francesca Buoninconti, 06 Novembre 2019
Micron
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Giornalista scientifica

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Correva l’anno 1979 quando il famoso Charney report svelava al mondo che l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera avrebbe modificato la temperatura media globale. Per la prima volta la scienza aveva trovato una correlazione certa tra le attività antropiche e il cambiamento climatico. Ma «nonostante 40 anni di importanti trattative globali, non siamo riusciti a far fronte a questa crisi. Il cambiamento climatico è arrivato e sta accelerando più rapidamente di quanto molti di noi si aspettassero». Scrivono così su BioScience William J. Ripple e Christopher Wolf della Oregon State University che, insieme a oltre 11.200 scienziati e scienziate provenienti da 153 paesi (250 sono italiani), hanno appena dichiarato l’emergenza climatica e stabilito sei azioni globali da intraprendere per limitare i danni in modo efficace.

La dichiarazione arriva come un duro schiaffo ad appena un mese dalla petizione firmata da 500 scienziati clima-negazionisti e indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite. Una petizione piena di “fuffa climatica”, tra i cui firmatari si rilevano molti tecnici di compagnie petrolifere, in pieno conflitto d’interessi.

Gli 11.000 scienziati che hanno dichiarato l’emergenza climatica, invece, i conti sul clima li hanno fatti, e pure bene. Mettono nero su bianco i grafici che illustrano l’andamento di diversi fattori chiave del cambiamento climatico negli ultimi 40 anni, da quando cioè gli scienziati di 50 nazioni si sono incontrati alla Prima Conferenza mondiale sul clima a Ginevra nel 1979.

I grafici sono di una chiarezza disarmante, si ha un colpo d’occhio su tutti i trend globali degli ultimi quattro decenni e la situazione non è rosea. Uno dopo l’altro, gli scienziati snocciolano i dati sulla crescita della popolazione, sul tasso di fertilità umana, sui consumi energetici e le emissioni globali di CO2, sul numero di capi di bestiame allevati, sulla produzione pro capite di carne, e persino sui trasporti aerei e il numero sempre crescente di passeggeri. Ci sono poi gli immancabili trend sulla perdita della copertura forestale nel mondo, sulla perdita del ghiaccio artico e antartico, l’acidificazione degli oceani e l’innalzamento del livello del mare.


Fonte: BioScience

I toni utilizzati nel paper sono lucidi e realistici, e gli 11.000 scienziati non dimenticano di inserire i flebili segnali incoraggianti, tra cui un lievissimo calo del tasso di natalità globale. Troppi pochi indizi per gioire, però. E infatti il gruppo di scienziati lancia un j’accuse: «negli ultimi decenni, molte altre assemblee globali hanno convenuto che è essenziale intraprendere un’azione urgente per limitare il cambiamento climatico” tuonano, “ma le emissioni di gas serra sono ancora in rapido aumento». Un’accusa ai decisori politici “dormienti” per essere arrivati in ritardo alla battaglia contro il cambiamento climatico ed essere stati troppo superficiali in passato è chiara.

Infine, Ripple e colleghi indicano sei aree su cui l’umanità dovrebbe concentrarsi e prendere provvedimenti immediati per rallentare gli effetti di un pianeta in ebollizione. Forniscono sei raccomandazioni, che possono risultare familiari, ma che se seguite tutte possono porre un freno al climate change.

  1. La prima riguarda il settore energetico. Bisogna sostituire del tutto i combustibili fossili con fonti rinnovabili a basse emissioni; lasciare le rimanenti scorte di combustibili fossili lì dove sono, nelle profondità della Terra; eliminare i sussidi alle società di combustibili fossili; imporre tasse sull’emissione di CO2 sufficientemente elevate da limitare l’uso di combustibili fossili.
  2. La seconda riguarda gli inquinanti di breve durata. È necessario ridurre rapidamente le emissioni di metano, polveri sottili, idrofluorocarburi e altri inquinanti climatici non persistenti. Soltanto questa azione potrebbe potenzialmente ridurre di oltre il 50% la tendenza al riscaldamento globale nel breve periodo (si parla di qualche decennio).
  3. Al terzo punto gli scienziati mettono la natura. È quanto mai urgente ripristinare e proteggere ecosistemi come foreste, praterie, torbiere, zone umide e mangrovie e consentire a una quota maggiore di questi ecosistemi di raggiungere il loro potenziale ecologico per sequestrare l’anidride carbonica atmosferica.
  4. La quarta raccomandazione riguarda l’alimentazione. Come ribadito anche dall’IPCC, la nostra dieta sta mettendo a rischio il pianeta sotto tanti aspetti. Perciò ancora una volta gli scienziati chiedono un cambiamento nel regime alimentare di tutti: mangiare per lo più vegetali, riducendo il consumo di carni e prodotti animali. Un tale cambiamento alimentare ridurrebbe significativamente le emissioni di metano e altri gas serra e libererebbe le terre agricole per la coltivazione di cibo destinato al consumo umano, e non a quello animale. Anche la riduzione degli sprechi alimentari è fondamentale: gli scienziati affermano che almeno un terzo di tutto il cibo prodotto finisce in discarica.
  5. Al quinto punto, arriva l’economia: la nota forse più difficile da accettare per la politica. È arrivato il momento di convertirsi a un’economia che sia priva di emissioni di carbonio e allontanare gli obiettivi dalla crescita del prodotto interno lordo e dalla ricerca della ricchezza. Solo così sarà possibile mantenere a lungo termine la disponibilità di risorse che la biosfera ci offre.
  6. Infine, come popolazione umana, bisogna smettere di crescere. Aumentiamo di oltre 200.000 persone al giorno ed è indispensabile invertire la rotta, utilizzando approcci che garantiscano giustizia sociale ed economica.

Gli 11.000 scienziati non lasciano nulla per sottinteso. E, anzi, dichiarano apertamente che per «mitigare e adattarci ai cambiamenti climatici, onorando la diversità degli esseri umani, dovremmo affrontare importanti trasformazioni nel modo in cui la società globale funziona e interagisce con gli ecosistemi naturali».

Sebbene ci siano molte preoccupazioni da affrontare, c’è un timido ottimismo di fondo nella dichiarazione di emergenza climatica redatta da queste migliaia di scienziati. «La recente ondata di preoccupazione sul clima ci incoraggia» specificano. «Gli enti governativi stanno facendo dichiarazioni di emergenza climatica. Gli studenti stanno scioperando. Le cause per ecocidio procedono nei tribunali. I movimenti cittadini chiedono un cambiamento e molti paesi, stati e province, città e imprese, stanno rispondendo alla chiamata». E concludono: «come alleanza di scienziati mondiali, siamo pronti ad assistere i decisori in una giusta transizione verso un futuro sostenibile ed equo». Insomma la scienza c’è, i cittadini stanno arrivando. Manca solo la politica mondiale.

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