La terra non “beve” più acqua

I cambiamenti climatici non hanno serie conseguenze “solo” su oceani, ecosistemi, ghiacciai, coste, clima, salute umana, ma possono arrivare addirittura a ridurre la capacità stessa dei suoli di assorbire l'acqua, e questo in diverse parti del mondo.  A rivelarlo, un recente studio pubblicato sulla rivista Science Advances.
Stefano Pisani, 29 Settembre 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

I cambiamenti climatici non hanno serie conseguenze “solo” su oceani, ecosistemi, ghiacciai, coste, clima, salute umana, ma possono arrivare addirittura a ridurre la capacità stessa dei suoli di assorbire l’acqua, e questo in diverse parti del mondo.  A rivelarlo, un recente studio condotto da un gruppo di scienziati della Rutgers University con sede nel New Brunswick. Il fenomeno potrebbe avere significative implicazioni per l’approvvigionamento delle acque sotterranee, per la produzione e la sicurezza alimentare, per il deflusso delle acque piovane e, infine, per gli ecosistemi e la biodiversità in generale.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.

“I modelli elaborati per tenere conto delle precipitazioni, e anche quelli relativi ad altre condizioni ambientali, ci hanno suggerito che i cambiamenti climatici stanno modificando sensibilmente il modo in cui l’acqua interagisce con il suolo e questo comportamento potrebbe cambiare in maniera cruciale in molte parti del mondo, e potrebbe succedere anche piuttosto rapidamente”, ha spiegato Daniel Giménez, del Dipartimento di Scienze Ambientali della Rutgers University, tra gli autori dello studio. “Noi scienziati proponiamo quindi che direzione, entità e tasso dei cambiamenti climatici siano misurati e incorporati nei modelli previsionali delle risposte degli ecosistemi al climate change, per tenere sotto controllo anche questo tipo di processi”.
L’acqua nel suolo è fondamentale per la conservazione del carbonio e i cambiamenti del terreno potrebbero arrivare a influenzare il livello atmosferico di anidride carbonica (che, come è noto, è uno dei principali gas serra legati ai cambiamenti climatici) in modo imprevedibile, secondo gli scienziati.

Lo scorso anno, sempre Giménez è stato coautore di uno studio pubblicato sulla rivista Nature in cui veniva mostrato che gli aumenti regionali delle precipitazioni, dovuti ai cambiamenti climatici, potevano condurre a una riduzione delle infiltrazioni d’acqua, a più deflusso, a una maggiore erosione e un aumento del rischio di inondazioni improvvise. La quantità di pioggia che si infiltra o che, al contrario, si allontana dal suolo determina quanta acqua sarà disponibile per le piante o evaporerà nell’aria. Precedenti studi hanno dimostrato che l’infiltrazione dell’acqua nel suolo può variare nell’arco di uno o due decenni con l’aumento delle precipitazioni e si prevede che il cambiamento climatico aumenterà le precipitazioni in molte aree del mondo. Ora, attraverso un esperimento di venticinque anni in Kansas effettuato tramite l’irrigazione di un terreno di prateria con irrigatori, il team di scienziati ha scoperto che un aumento del 35% delle precipitazioni portava a una riduzione del 21-33% nei tassi di infiltrazione d’acqua nel suolo e solo un leggero aumento della ritenzione idrica.

Le variazioni più significative registrate sono state messe in relazione con i cambiamenti che intervenivano nei “grandi pori” presenti nel suolo. I grandi pori catturano l’acqua che le piante e i microrganismi possono utilizzare, contribuendo a migliorare l’attività biologica e il ciclo dei nutrienti nel suolo e riducendo le perdite di terreno attraverso l’erosione. Con l’aumento delle piogge, le comunità vegetali sviluppavano radici più spesse che finivano per ostruire i pori più grandi e, inoltre, gli scienziati hanno notato che si verificavano cicli meno intensi di espansione del suolo, quando veniva aggiunta acqua, o di contrazione, quando l’acqua veniva rimossa.
Il prossimo passo, secondo i ricercatori, è studiare quali sono i meccanismi che sono alla base dei cambiamenti osservati, allo scopo di estrapolare i risultati estendendoli ad altre regioni del mondo e incorporandoli nei modelli previsionali che riguardano il modo in cui gli ecosistemi reagiranno ai cambiamenti climatici. Gli scienziati, inoltre, si ripropongono di valutare una più ampia gamma di fattori ambientali e tipologie di suolo e di identificare altri cambiamenti all’interno del terreno che possono derivare da cambiamenti climatici.

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