Le affinità elettive? sono (anche) genetiche

Ai parenti ci legano i geni, agli amici le affinità. Lo abbiamo sempre detto. E spesso con una certa soddisfazione, perché i nostri amici ci piacciono, li scegliamo, e ne siamo anche orgogliosi: in fondo gli amici parlano di noi stessi. Ora uno studio, pubblicato su PNAS, e realizzato su un esteso campione di adolescenti aggiunge qualcosa a tutto questo: i nostri amici sono anche geneticamente simili a noi. Statisticamente almeno.
Tina Simoniello, 20 Gennaio 2018
Micron
Micron
Giornalista freelance

Ai parenti ci legano i geni, agli amici le affinità. Lo abbiamo sempre detto. E spesso con una certa soddisfazione, perché i nostri amici ci piacciono, li scegliamo, e ne siamo anche orgogliosi: in fondo gli amici parlano di noi stessi. Ora uno studio realizzato su un esteso campione di adolescenti aggiunge qualcosa a tutto questo: i nostri amici sono anche geneticamente simili a noi. Non come con i cugini o i fratelli certo, ma condividiamo geni anche con loro, o comunque siamo mediamente più come loro, geneticamente parlando, che non come chiunque altro preso a caso. Statisticamente almeno.

LO STUDIO
Gli autori della ricerca, che è stata pubblicata ultimamente su PNAS, hanno analizzato i dati di 9975 adolescenti USA tra i 12 e 18 anni utilizzando le informazioni raccolte in Add Health. Add Health, o National Longitudinal Study of Adolescent to Adult Health è una coorte rappresentativa a livello nazionale di studenti di 80 scuole superiori e 52 scuole medie USA rappresentative in termini di ambiente urbano, dimensione e tipo (della scuola), origine degli alunni eccetera. Incrociandole informazioni e naturalmente i dati genetici gli autori hanno riscontrato una maggiore somiglianza genetica – sia a livello genomico che individuale, dicono – tra amici e compagni di scuola, che non in coppie di individui selezionati casualmente.

PERCHÉ GLI ADOLESCENTI
“Il nostro lavoro ha portato a significativi risultati su un ‘genoma sociale’ che può essere quantificato e studiato per comprendere salute e comportamento umano. (…) Abbiamo riscontrato evidenze di forze sociali che agiscono per rendere gli amici e compagni di scuola più simili geneticamente l’uno all’altro (…). Questa sottile somiglianza genetica è stata osservata in tutto il genoma e in posizioni genomiche legate a tratti specifici (…) un fenomeno che chiamiamo ‘correlazione socio-genetica’.
“L’adolescenza – hanno riferito gli autori della ricerca appena pubblicata – è un periodo critico dello sviluppo (…). I modelli di comportamento di salute e la salute globale che si stabiliscono durante questa fase continuano nel corso della vita e possono influire sui risultati socioeconomici. È anche il momento di maggiore importanza per le reti tra coetanei e l’influenza tra pari. Per questi motivi, nel presente studio, caratterizziamo l’omofilia genetica all’interno delle reti sociali di adolescenti”. E fino a qua è pacifico, come si suole dire: è chiaro che quello che succede da ragazzi, pesa molto nostra formazione quindi sui nostri comportamenti e scelte future (anche riproduttive: spesso si fanno figli con amici del liceo o con amici di amici del liceo, cioè all’interno di stesse reti sociali), più di quanto accade dopo nella vita.
Ora la domanda è: perché gli amici sono più simili geneticamente rispetto agli altri coetanei selezionati casualmente? Gli autori hanno preso in considerazione due ipotesi. Una: gli amici sono geneticamente più simili tra loro dicono – perché si scelgono almeno in parte sulla base di caratteristiche condivise (per esempio essere alti o bassi, snelli o sovrappeso, famiglie istruite o poco istruite, ecc.). Questo processo è chiamato ‘omofilia sociale’. Quando le caratteristiche che influenzano la formazione dei legami sociali sono ereditabili (l’altezza) l’omofilia sociale può generare somiglianze genetiche tra amici.
Una seconda ipotesi “è che gli amici sono geneticamente più simili perché gli individui tendono a stabilire amicizie in ambienti socialmente stratificati (vivere nella stessa comunità, frequentare la stessa scuola…)”. “Ci riferiamo – scrivono – al processo che è stato considerato causa di somiglianza tra i coniugi (studi precedenti hanno indagato e riscontrato alcune somiglianze tra partner, ndr) e cioè la struttura sociale. Quando la genetica influenza gli ambienti sociali in cui le persone vivono (…) la strutturazione sociale può generare somiglianze genetiche tra amici anche senza una selezione esplicita sulla somiglianza fenotipica. L’omofilia sociale e la strutturazione sociale non si escludono a vicenda e possono effettivamente essere processi complementari”. Detto ciò gli stessi autori individuano molti temi da approfondire e tanti risultati sui quali è necessario ancora indagare.

LA PARENTELA FUNZIONALE
Questa ricerca non è la prima che indaga il DNA all’interno delle reti sociali, il DNA dell’amicizia, per così dire.
James Fowler e Nicholas Christakis, due gentisti dell’università della California a San Diego analizzando oltre un milione e mezzo di variazioni tra i geni di quasi 2000 persone arruolate nel Framingham Heart Study, pubblicarono nel 2014, realizzarono una ricerca che li portò a concludere che “le coppie di amici hanno più DNA in comune rispetto a coppie di sconosciuti della stessa popolazione”. E ad aggiungere, e come riportarono diversi organi di stampa – che con gli amici “è come se fossimo cugini di quarto grado, condividiamo l’1% dei nostri geni, ciò significa che su una miriade di possibilità finiamo per scegliere come amici persone appartenenti alla nostra ‘famiglia’“. Gli autori parlarono di parentela funzionale, un fenomeno che si potrebbe spiegare evolutivamente (parliamo di ipotesi, è chiaro). La parentela degli amici potrebbe essere stata guidata dal bisogno di dover condividere ambienti simili, o anche dal fatto che alcune caratteristiche genetiche funzionano solo se si ha qualcuno con cui condividerle. Un esempio è il linguaggio: i primi umani a sviluppare questa forma di comunicazione avrebbero cercato, e preferito accompagnarsi, con altri con la stessa abilità.

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