Le “principesse” esistono. E stanno nel cervello dei padri

Le interazioni quotidiane dei padri con i bambini piccoli sono influenzate dal genere, uno studio USA pubblicato su ‘Behavioral Neuroscience’ indica che gli uomini, e i loro cervelli, rispondono diversamente a seconda che i loro figli siano maschi o femmine. E indovinate chi è che li coinvolge di più…
Tina Simoniello, 11 Giugno 2017
Micron
Micron
Giornalista freelance

Sulle disuguaglianza di genere si è scritto tanto, e giustamente. Soprattutto si è scritto di donne diversamente trattate, più spesso maltrattate, dai governi e dalle leggi, oppure dalle tradizioni e dalle norme sociali, a seconda delle latitudini.
Questa volta, semel in anno probabilmente, stiamo per fare il contrario. Perché scriviamo di un vantaggio che invece avrebbero le donne (in effetti più che le donne, le bambine…). Un vantaggio vero, di quelli che non dipendono da niente, che basta nascere per poterne beneficiare. Insomma un privilegio. E per altro concesso da uomini davvero potenti, almeno fino a che non si raggiungano i 13-14 anni: i propri padri.
Secondo uno studio pubblicato su Behavioral Neuroscience , la rivista della American Psychological Association, i papà delle bambine sono sensibilmente più responsivi ai bisogni delle loro figlie di quanto non siano quelli dei bambini. E il loro differente coinvolgimento, sempre secondo la ricerca, è evidente pure alla risonanza magnetica funzionale.
Ma andiamo per gradi. I ricercatori, psicologi della Emory University e della University of Arizona, hanno arruolato 52 padri biologici eterosessuali tra i 22 e i 55 anni, 30 di loro avevano una figlia e 22 un figlio. I bambini, maschi e femmine, erano di età compresa tra 1 e 2 anni. Tutti gli uomini hanno accettato di indossare un piccolo device che ha registrato clip di scene di vita quotidiana della durata di 10 minuti in maniera random (gli uomini non sapevano quando partiva la registrazione), per due giorni a settimana, un giorno feriale e uno di week end.
Analizzando il materiale gli autori della ricerca hanno osservato che i padri delle bambine cantavano di più per le loro figlie, e parlavano con loro più apertamente e liberamente, anche di emozioni come la tristezza o l’allegria di quanto non facessero i padri dei figli maschi. E quando sentivano chiamarsi “dad!” o piangere erano più pronti ad accorrere.

LA FELICITÀ DELLE FEMMINE, LA NEUTRALITÀ DEI MASCHI
Ma il senso dello studio era di comprendere se il differente comportamento e linguaggio aveva una corrispondenza anche a livello cerebrale.
Tutti i papà sono stati allora sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre venivano loro mostrate immagini dei loro figli e figlie con espressioni felici tristi e neutre. Il risultato è stato che le facce felici stimolavano in maniera più intensa i padri delle bambine. In particolare l’espressione di gioia delle figlie accendeva un’area cerebrale importante per l’elaborazione visiva, la ricompensa, e coinvolta nella regolazione delle emozioni e nell’elaborazione dei visi. Il cervello dei padri dei maschi rispondeva invece in maniera più marcata alle espressioni facciali neutre dei bambini (con sorpresa degli stessi autori).
Nessuna differenza è stata invece registrata di fronte alle espressioni di tristezza.

OCCASIONE PER RIFLETTERE
Che conclusioni hanno tratto, o che riflessioni hanno fatto, gli autori sui risultati ottenuti? Prima di tutto, hanno dichiarato in una nota per la stampa, lo studio non ha avuto lo scopo di indagare se le differenze osservate a livello cerebrale fossero il risultato di evoluzione biologica o non piuttosto un effetto dell’educazione, dell’adesione più o meno consapevole a norme culturali e sociali che regolano da millenni i rapporti tra i generi.
E nemmeno questa ricerca ha indagato, né poteva farlo, le ricadute a lungo termine delle differenze di comportamento paterno sugli outcome dei figli e delle figlie.
Tuttavia lo studio potrebbe essere per i padri un’occasione per riflettere – hanno detto gli autori. Per esempio sul fatto che la loro maggiore disponibilità e attenzione nei confronti delle figlie femmine, e la loro capacità di parlare con loro anche di emozioni, aiuti le future ragazze a diventare persone più empatiche di quanto non siano i ragazzi.
I padri dei maschi potrebbero avere con i loro figli lo stesso approccio che hanno i padri delle femmine. E comunque la si pensi: “È importante riconoscere – ha detto Jennifer Mascaro della Emory University e primo autore dello studio – che i padri potrebbero essere meno attenti alle esigenze emotive dei figli maschi, forse nonostante le loro intenzioni”.

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