L’eco nei media

Presentata a Roma la seconda edizione del Rapporto Eco Media, che monitora e analizza gli spazi che il mondo dell'informazione riserva ai temi legati all'ambiente e alla sostenibilità.
Salvatore Marazzita, 27 Novembre 2015
Micron
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Filosofia della Scienza

Il 27 novembre 2015 si è tenuta a Roma la presentazione dei risultati dello studio, alla sua seconda edizione, organizzato da Pentapolis, Lumsa e Osservatorio di Pavia, con il progetto Osservatorio Eco Media. Il gruppo di lavoro è costituito da ricercatori, giornalisti, professionisti della comunicazione, attivisti ed esperti del settore ambientale.

IL PROGETTO
La finalità del progetto è quella di rintracciare e raccogliere l’eco che i temi legati ambiente e alla sostenibilità hanno nelle notizie dei principali mezzi di comunicazione. Dal momento che la società civile sembra dimostrare un interesse crescente nei confronti della sostenibilità delle imprese, ad esempio, e di temi ambientali in generale, si rende necessario verificare in che modo e in quale misura questi temi vengano affrontati dai mezzi di informazione italiani ed europei.
Conoscere la situazione dal punto di vista dell’informazione permetterà in seguito di stimolare i grandi editori a mantenere costante l’attenzione su questi temi, a favorire il dibattito tra esperti del settore, a creare un pubblico nuovo che sia appassionato di queste tematiche, a diffondere le best practices del settore.
Attraverso il monitoraggio dell’attenzione che i media dedicano a questi temi, cercare di sviluppare un processo di interesse e di partecipazione collettiva alla sostenibilità ambientale. Il progetto si propone altresì l’obiettivo di stimolare la ricerca in questo settore attraverso l’erogazione di borse di studio a studenti e ricercatori.
Il progetto è sviluppato seguendo diversi criteri, tutti riguardanti il modo e lo spazio con cui i mezzi di informazione generano e si occupano di notizie intorno ai temi dell’ambiente, della sostenibilità e delle energie rinnovabili. Vengono prese in considerazione anche le notizie che gravitano attorno a tali temi, quali calamità naturali, emergenze idrogeologiche, alimentazione biologica, risparmio energetico, raccolta differenziata, ecomafie, responsabilità di impresa riguardo la tutela ambientale, normative sull’impatto ambientale e la mobilità sostenibile.

I RISULTATI
Per l’edizione del 2014 sono state prese in esame le testate giornalistiche nazionali principali, in particolare La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Sole 24Ore, nell’arco di tempo di tre mesi (Luglio, Settembre e Ottobre).
Nell’edizione 2015, invece, la ricerca si è concentrata sul monitoraggio dell’informazione sull’ambiente nei principali telegiornali italiani. Sono state considerate in particolare sette emittenti nazionali (Rai1, Ra2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, La7). Il periodo di monitoraggio è stato portato a nove mesi, da gennaio a settembre.

A differenza dell’edizione 2014, con il nuovo rapporto Eco-Media si è voluta estendere la ricerca, al fine di ottenere un ulteriore dato di confronto, ai TG delle emittenti inglese (BBC ONE), francese (France2) e spagnola (TVE La1). Di questi sono stati presi in considerazione i servizi dei TG dei primi sette mesi del 2015.
Una comparazione tra i due rapporti, quello del 2014 e quello presentato oggi a Roma, deve sicuramente tenere in considerazione la diversità delle fonti scelte nel percorso di monitoraggio. Rimane comunque utile vedere quali sono le principali differenze tra i mezzi di comunicazione di stampa e quelli dell’informazione televisiva rispetto ai temi ambientali.
Questi grafici restituiscono la dimensione di quanto le maggiori testate giornalistiche italiane si siano occupate di temi relativi all’ambiente. Si è presa in considerazione anche la percentuale della testate che hanno dedicato la prima pagina ai temi di interesse, quindi anche la distribuzione all’interno del giornale.
Di seguito quanto emerge confrontando alcuni quadri dal punto di vista del contenuto degli articoli e delle notizie dei telegiornali in Italia.

 

Sia nell’ultimo rapporto che in quello precedente si sono tenuti in considerazione diversi macro argomenti. I mezzi di stampa e i telegiornali danno molto spazio agli argomenti legati alle calamità naturali, o incidenti ambientali. Nel caso dei telegiornali si dà molta rilevanza alla voce “meteo”, cosa che invece non emerge dal rapporto 2014. Le notizie relative alle best practises si posizionano all’ultimo posto nel caso dei TG, al secondo nel caso di articoli su carta stampata.
Per ciò che riguarda l’analisi delle cornici interpretative, cioè come gli articoli e i servizi televisivi sono contestualizzati, ci sono delle differenze notevoli.

Il grafico del rapporto 2015 mostra un dato che nell’altro grafico non viene tenuto presente: l’inquadramento “cronachistico” della notizia (32%). Questo non dovrebbe sorprendere dal momento che si tratta di telegiornali, e i fatti di cronaca sembrano suscitare maggiore interesse da parte del pubblico e di conseguenza da parte dell’emittente. Nel rapporto 2014 invece il dato di maggiore rilevanza è quello che riguarda un taglio della notizia verso prospettive di sviluppo/segnali di cambiamento.
Il grafico successivo riporta il tono con cui i contenuti vengono scritti o enunciati. Dal rapporto 2014 emerge uno sbilanciamento positivo nei confronti di toni di solidarietà. Mentre il tono neutrale è al primo posto (25%) nei mezzi di comunicazione televisiva. I toni allarmistici hanno in entrambi i casi una percentuale medio-bassa, anche se nel caso dei telegiornali, questo dato è in prevalenza maggiore rispetto all’uso di toni rassicuranti.

L’analisi di entrambi i rapporti ci restituisce anche un altro dato interessante. Quali sono le principali parti chiamate in causa nelle notizie, sia di giornale che di telegiornale, e il loro ruolo all’interno della notizia. Di seguito il caso delle testate giornalistiche prese in esame nel 2014.

Per ciò che concerne i telegiornali, monitorati nel rapporto 2015, l’analisi riassume in una tabella il rapporto tra le parti interessate (stakeholders) e il loro ruolo nella notizia.

Novità del rapporto 2015 è la decisione di estendere la ricerca in ambito europeo, ampliando il monitoraggio al telegiornale dell’emittente inglese BBC ONE, a quello francese di France2 e spagnolo di TVE La1. Il rapporto si concentra quindi sulle differenze tra gli emittenti italiani e quelli europei.
Un’analisi comparativa con il rapporto 2014 non è in tal senso possibile, in quanto nel 2014 si è scelto di fare riferimento solo a testate giornalistiche italiane. Un confronto con l’Europa può restituire però un quadro più completo di analisi.

Le notizie riguardanti la tematica ambientale sono, sia in Italia che nei Paesi europei monitorati, al decimo posto. Si nota che nel caso europeo la percentuale è di un punto e mezzo superiore rispetto all’Italia.
In relazione agli argomenti trattati all’interno della tematica ambientale ci sono delle differenze tra telegiornali italiani ed europei.

Oltre alla maggiore attenzione alle best practices nei TG delle emittenti estere, si nota come nei riguardi di notizie su incidenti e calamità le emittenti estere hanno un interesse superiore.
Il rapporto 2015 si concentra anche su un altro dato interessante. Si è deciso di stilare un rapporto tra gli argomenti trattati in relazione con il contesto territoriale. Questo mostra in che percentuale i telegiornali italiani si occupano di notizie che non riguardano direttamente l’Italia. Dalla tabella seguente si evince come in Italia l’attenzione alle notizie locali sia importante quando si parla di calamità o incidenti. Il dato, in questo caso, riguarda solo i TG italiani.

Rispetto ai tre livelli presi in considerazione (aspetti formali della trattazione giornalistica, contenuto degli articoli ed analisi delle cornici interpretative) emergono delle differenze sostanziali.
Il quadro che risulta da entrambi i rapporti non può che essere parziale, ciò è insito in una ricerca che necessita di una scelta preliminare di un target di riferimento. Ciò restituisce sicuramente un dato sfocato ma che si amplia notevolmente, considerando che il rapporto 2015 prende in esame nuovi campi di analisi, e l’analisi stessa è allargata su base europea.
Un dato certo è che sia i giornali che i telegiornali danno ancora poco spazio alle notizie relative ai temi dell’ambiente.
È altresì evidente che un’analisi condotta sui nuovi media, principalmente internet e i social network, possa restituire un quadro diverso, ancora più amplio e dettagliato. In tal senso allora sarebbe interessante sviluppare la ricerca basandosi sui dati ricavati dall’interesse on-line, come ricerche di parole chiave in Google, monitoraggio dell’interesse verso le tematiche ambientali sui principali social network, ad esempio. Questo consentirebbe di avere il polso della situazione anche del mondo del web. La stampa e i mezzi di informazioni “classici”, è vero, restituiscono una certa misura di come chi fa informazione si occupa di questi temi. Sarebbe interessante monitorare il come queste informazioni vengono percepite da chi le riceve.
Il mondo di internet non ci rende solo obbiettivi passivi di queste informazioni, ma ci dà invece la possibilità di instaurare una forma comunicazione con altri utenti e con i creatori stessi della notizia. Si passa quindi dal livello di informazione e quello di comunicazione. Sarebbe interessante poter sviluppare un’analisi che tenga presente anche questo nuovo livello dei mezzi di comunicazione. Forse il rapporto eco-media del 2016 si concentrerà proprio su questo?

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