L’erosione di biodiversità in Germania

In Germania  le specie di insetti sono diminuite di circa un terzo rispetto alla popolazione originaria. Questo è il quadro che emerge da uno studio che ha esaminato un gran numero di differenti specie di insetti nel Brandeburgo, in Turingia e nel Baden-Württemberg  tra il 2008 e il 2017. I ricercatori hanno raccolto oltre 1 milione di insetti in 300 luoghi differenti dimostrando che la gran parte delle quasi 2700 specie prese ad esame sono attualmente in declino. Fenomeno che purtroppo non riguarda solo la Germania ma tutto il mondo.
Pietro Greco, 05 Novembre 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

È vero, la ricerca riguarda solo tre regioni della Germania. E non è possibile trarne conseguenze più generali. Ma è una ricerca quantitativa. Realizzata tra il 2008 e il 2017, che ha coinvolto oltre un milione di esseri viventi appartenenti a 2.700 specie diverse che vivono (o vivevano) in 140 siti forestali e 150 tra praterie e campi coltivati. E il risultato è, purtroppo, eclatante.

Lo studio è stato realizzato dal gruppo di Sebastian Seibold, ecologo in forze all’università tecnica di Monaco. E ha riguardato l’andamento nel tempo del numero di specie, della biomassa complessiva e del numero di singoli individui per specie del philum animale più rappresentato sulla Terra: gli artropodi. Si tratta, per intenderci del philum cui appartengono gli insetti, i ragni, i crostacei e molti altri animali per un complesso di oltre un milione di specie classificate (ma qualcuno sostiene che in realtà siano almeno dieci volte tanto quelli che ancora non conosciamo). In pratica, cinque specie animali su sei sono artropodi. La loro funzione nel sistema natura (e nell’economia umana) è impagabile. Basti pensare agli insetti impollinatori, api in testa, che rendono un servizio difficilmente sostituibile all’agricoltura dell’uomo e alla vita delle piante.

Proprio la scomparsa o quasi delle api in molte zone dell’emisfero nord ha messo (è il caso di dirlo) la pulce nell’orecchio degli scienziati. L’erosione di biodiversità degli insetti e, più in generale, degli artropodi è reale o è solo una percezione infondata? Nessuno dubitava (e dubita), per la verità, che la perdita di specie e l’erosione delle popolazioni di artropodi sia reale. Molti studi lo hanno confermato, tanto che molti ecologi parlano di una possibile sesta grande estinzione di massa della vita sul pianeta Terra. Ma si trattava di studi per molti versi incompleti.

La ricerca di Sebastian Seibold e dei suoi collaboratori ora ci offre un quadro più esteso, che riguarda un numero significativo di specie appartenenti al più grande philum animale del pianeta. Ripetiamo, quello studiato non è un caso che può essere generalizzato al globo intero. Riguarda al più la Germania. Ma il quadro che emerge sembra essere più grave del previsto.

I numeri, dunque. Nel periodo studiato il numero di specie di artropodi è diminuito del 36% nelle aree forestali e del 34% nelle aree non forestali (prati e campi coltivati). In pochi anni è scomparso più di un terzo delle specie di artropodi. Ricordiamo che gli ecologi definiscono grane estinzione la scomparsa di almeno il 60% delle specie viventi. Negli ultimi 600 milioni di anni di queste estinzioni ce ne sono state cinque. In nessuna, per quanto se ne sappia, la velocità di estinzione è stata così alta.

Ancora, c’è un indicatore che ci dice quanto vale, in termini quantitativi, la vita in totale: questo indicatore è la biomassa, ovvero la quantità complessiva di materia biologica. Ebbene, la biomassa degli artropodi nelle aree tedesche studiate è diminuita del 41% nelle aree forestali e addirittura del 67% tra i prati e i terreni coltivati. È come se fosse in corso una sorta di desertificazione del vivente.

Foreste e zone aperte mostrano una diversità rilevante in termini di popolazioni delle diverse specie. Tra i prati e le terre coltivate studiati da Seibold e colleghi il declino del numero di individui è stato del addirittura del 78%. Gli artropodi tedeschi hanno perso 4 individui su 5. Nelle foreste l’erosione è stata invece del 17%: molto meno. Ma questo dato, dicono gli autori dell’articolo pubblicato su Nature, non è statisticamente significativo.

Le cause di questa formidabile erosione di biodiversità sono molteplici e non tutte ben conosciute. Insomma, c’è ancora lavoro da fare per gli ecologi. Ma non c’è dubbio alcuno che quelle principali rimandano alle responsabilità dell’uomo.

La ricerca, lo ripetiamo ancora, non può ambire a rappresentare la condizione degli artropodi in tutto il mondo. Ma un declino così profondo in Germania di biodiversità non può passare inosservato. Occorre agire subito per arrestarlo e, possibilmente, invertire il processo. L’Unione Europea ha investito una certa quantità di quattrini per la tutela della biodiversità nel nostro continente. E la Germania sembra particolarmente sensibile al tema. Ma i numeri di Seibold e colleghi ci dicono che questi investimenti e, più in generale, gli sforzi di tutela fin qui portati avanti non bastano.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X