L’impronta del nostro cane… sull’ambiente

Anche gli animali domestici, attraverso la filiera che produce i loro alimenti a base di carne e pesce, finiscono per incidere sul riscaldamento globale. Si parla in questo senso di ‘carbon pawprint’. In un recente studio, pubblicato su ‘Plos One’, un gruppo di ricercatori dell'Università della California ha stimato l’impatto dell’alimentazione dei nostri amici a quattro zampe.
Cristina Da Rold, 11 Maggio 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Anche gli animali domestici, attraverso la filiera che produce i loro alimenti a base di carne e pesce, finiscono per incidere sul riscaldamento globale. Si parla in questo senso di carbon pawprint. Un recente studio condotto da ricercatori dell’Università della California, ha stimato esserci 165 milioni di cani e gatti solo negli Stati Uniti, che consumerebbero tanto cibo quanto 62 milioni di americani. Se queste stime sono corrette, significherebbe che l’impronta di carbonio alimentare degli animali domestici statunitensi equivarrebbe e a quella di 13,5 milioni di automobili.
Secondo quanto ha calcolato Gregory Orkin docente di Geografia della UCLA, il consumo calorico complessivo di cani e gatti rappresenterebbe un quinto (il 19%) di quello degli americani. Per fare un paragone – commenta Orkin – si tratta della stessa quantità di calorie che consuma l’intera Francia. Cani e gatti statunitensi consumerebbero circa un terzo delle calorie derivate dagli animali.

Uno studio del 2014 pubblicato su PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences, ha rilevato che produrre un chilogrammo di pollo emette circa 3,7 chilogrammi di anidride carbonica, mentre un chilogrammo di maiale 24 chilogrammi di anidride carbonica. Senza contare l’impronta sull’utilizzo idrico del bestiame. A inquinare maggiormente è il sistema produttivo della carne bovina. Un chilogrammo di carne bovina può essere responsabile di 1.000 chilogrammi di CO2 – una cifra preoccupante dato che questo gas serra è in gran parte responsabile del riscaldamento significativo del clima della Terra.
Come riporta Thomson Reuters Foundation, per ridurre il consumo di carne degli animali domestici, una startup inglese, Yora, ha provato a puntare sugli insetti, immettendo nel mercato britannico un cibo secco per cani a base di larve di mosca soldato nera (Hermetia illucens), ed è in fase di lavorazione una proposta anche per i gatti. Rispetto alle risorse necessarie all’allevamento della carne di manzo, le larve necessitano solo del 2% della terra e del 4% dell’acqua per produrre ogni chilogrammo di proteine, il che significa che generano il 96% in meno di emissioni di gas serra.

La mosca soldato nero è un insetto utile dal punto di vista ecologico, intervenendo nel ciclo del carbonio nelle prime fasi della decomposizione della sostanza organica. Le sue larve si trovano per esempio negli impianti di compostaggio, letame, liquami, e di smaltimento dei rifiuti, svolgendo un ruolo importante nella riduzione della massa e del carico inquinante dei rifiuti.
Le larve qui utilizzate vengono coltivate su rifiuti vegetali in una fattoria olandese e la materia lasciata fornisce fertilizzante per le colture. Queste larve sono essiccate e macinate con avena, patate e altri alimenti di origine vegetale, divenendo simili a pellet. Secondo quanto dichiara il fondatore della Yora, Tom Neish, nel corso dell’anno la startup che lo produce, la Yora, conta di lanciare anche una versione “umida”.
Con un solo cucchiaino di uova di mosca si otterrebbero 100 chilogrammi di larve ad alto contenuto proteico in 14 giorni. Gli insetti sono anche molto nutrienti, contengono proteine, grassi, minerali e amminoacidi essenziali e sono facili da digerire anche per gli animali.

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