L’inquinamento da traffico mette a rischio la salute dei bambini non ancora nati

L'inquinamento da traffico urbano, e le polveri sottili in particolare, riduce il peso dei bambini alla nascita. È il risultato di uno studio pubblicato sul BMJ e condotto a Londra, ma per gli autori vale per molte altre città del mondo.
Tina Simoniello, 08 Dicembre 2017
Micron
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Giornalista freelance

A rischiare la salute per l’aria inquinata si comincia presto. Da feti. Uno studio retrospettivo pubblicato sul BMJ il 5 dicembre scorso lancia infatti l’allarme: le madri esposte ad alte concentrazioni di inquinanti da traffico veicolare – biossido di azoto (NO2), ossidi di azoto (NOx) e particolato PM2.5 e PM10 – danno alla luce bambini più piccoli, che al momento del parto pesano meno di quanto dovrebbero. Una condizione, il basso peso alla nascita, che può rappresentare un fattore di rischio per future e gravi patologie metaboliche come il diabete di tipo 2 o l’obesità.
Utilizzando il registro nazionale delle nascite, gli epidemiologi ambientali dell’Imperial college e del King’s college di Londra autori della ricerca, hanno raccolto e analizzato i dati di oltre mezzo milione di donne londinesi, 540mila per l’esattezza, che dal 2006 al 2010 hanno portato a termine una gravidanza.
Al momento del parto erano state misurate le concentrazioni di NO2, NOx e di particolato in prossimità dell’abitazione di tutte loro, e contemporaneamente ai rilevamenti chimici era stato valutato anche il livello di inquinamento acustico del loro luogo di residenza.
Applicando modelli statistici ai dati raccolti è emerso che le concentrazioni più elevate di inquinanti – in particolare di PM2,5 – erano associate a un aumento dell’1-3% delle probabilità per i neonati esposti in utero di essere più piccoli al momento di venire alla luce rispetto a quanto l’età gestazionale avrebbe fatto prevedere.
Tra rumore da traffico e crescita fetale invece non è stata riscontrata alcuna relazione. Una buona notizia? Non esattamente, piuttosto una notizia in sospeso, per così dire, visto che gli autori in una nota di commento alla pubblicazione hanno dichiarato che l’associazione rumore-salute fetale potrebbe in effetti emergere “se venisse presa in considerazione un’area di studio con una più ampia una gamma di esposizione al rumore”.
Lo studio britannico non si è limitato alla valutazione del danno, ha anche calcolato i potenziali benefici che si potrebbero trarre da una riduzione dell’inquinamento atmosferico da traffico veicolare. In particolare riducendo la concentrazione media annua di PM2,5. Secondo i calcoli, abbattendo del 10% le polveri sottili si impedirebbe a circa 90 bambini (3%) di nascere con un peso basso ogni anno a Londra, una città dove la media annua di PM2,5 nel 2013 era di 15,3 μg per metro cubo e dove il numero delle nascite è aumento.

ESPORTABILITÀ DEI RISULTATI
Sono problemi che riguardano gli altri? Insomma questioni inglesi? In un editoriale che accompagna lo studio firmato da ricercatori dell’università di Edimburgo, si legge chiaramente che “sebbene questi risultati riguardino il Regno Unito vanno letti in una prospettiva globale che indica qualcosa che si avvicina a una catastrofe per la salute pubblica”. Come dire che quanto accade nella capitale del Regno Unito è esportabile, applicabile è la definizione degli autori, in altre città d’Europa e non soltanto. E, in effetti, come dubitarne: d’altronde i gas di scarico, l’uso dei freni e l’usura degli pneumatici rilasciano le medesime sostanze ovunque, esattamente come ovunque i bambini si sviluppano e nascono allo stesso modo…

ESEMPIO CINESE
“Solo i responsabili politici hanno il potere di proteggere le donne e i bambini che non sono ancora nati – hanno scritto ancora i ricercatori dell’Università di Edimburgo.
Che parlano di Pechino come esempio di ciò che si può fare con un’azione coordinata, che coinvolga più attori e amministrazioni. Nella capitale cinese – ricordano infatti – la qualità dell’aria è migliorata durante le Olimpiadi del 2008, quando l’azione coordinata ci fu davvero. La sfida, si legge ancora sull’editoriale di accompagnamento alla ricerca– è di mantenere le riduzioni a lungo termine attraverso azioni combinate che coinvolgano sia le autorità nazionali che locali. In particolare per ridurre la congestione del traffico e contrastare le emissioni da combustione diesel nelle aree urbane.

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