L’insostenibile innalzamento del Mediterraneo

Una ricerca internazionale ha studiato per la prima volta le variazioni del livello del Mediterraneo negli ultimi mille anni. Da un confronto tra i dati rilevati e le previsioni dell’IPCC al 2100, è emerso che l’innalzamento delle acque nei prossimi 100 anni sarà triplo rispetto a quanto avvenuto dal Medioevo a oggi, un’evidente accelerazione dovuta principalmente al cambiamento climatico.
Tina Simoniello, 09 Marzo 2017
Micron
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Giornalista freelance

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Secondo le stime dell’IPCC, le acque del Mediterraneo, nei prossimi 100 anni, si innalzeranno di oltre 90 centimetri. Quelle stesse acque, che dal Medioevo a oggi, di centimetri  ne hanno “guadagnati” in media 30. Un’accelerazione dunque considerevole come rileva lo studio “Millstone quarries along the Mediterranean coast: Chronology, morphological variability and relationships with past sea levels” pubblicato a novembre 2016 su Quaternary International e coordinato da Enea che lo ha realizzato insieme a Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e alle università di Roma “La Sapienza”, di Bari “Aldo Moro”, di Lecce, Catania, Haifa, Parigi e Marsiglia.
«La ricerca ha esaminato l’innalzamento del nostro mare in un arco temporale mai studiato prima, arrivando alla conclusione che in mille anni il Mediterraneo è aumentato da un minimo di 6 a un massimo di 33 cm, un livello inferiore del 65% rispetto alle più recenti proiezioni dell’Ipcc, secondo le quali l’innalzamento del mare a livello mondiale è stimato tra i 60 e i 95 cm entro il 2100» ha spiegato Fabrizio Antonioli, geomorfologo del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, primo autore della pubblicazione. «Si tratta di un’evidente accelerazione, dovuta principalmente al cambiamento climatico causato dall’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera, che negli ultimi quattro anni ha superato in modo stabile il valore di 400 ppm, un livello mai toccato sulla Terra negli ultimi 23 milioni di anni».

L’AREA PIÙ A RISCHIO
Qual è l’area del nostro territorio nazionale che rischia di più di venire sommersa? «Stando alle previsioni e a studi pubblicati, soprattutto la costa nord dell’Adriatico», riprende l’esperto. “Per la fine di questo secolo nella zona da Trieste a Ravenna – continua Antonioli – è previsto un aumento del livello del mare compreso tra 90 e 140 centimetri. Il fatto è che in quella zona giocano due fenomeni distinti: uno è l’innalzamento dell’acqua, che viaggia a 1,3 millimetri l’anno e che ora sta accelerando, l’altro è l’abbassamento del suolo, che supera il millimetro l’anno, che non ha legami col clima ma con fenomeni tettonici”.
In effetti, già a fine 2015 uno studio realizzato sempre da ricercatori Enea aveva indicato e prodotto su mappe dettagliate ben 33 aree costiere italiane particolarmente vulnerabili e a rischio di sommersione da qui al 2100: dal delta del Po a alla foce del Tevere al golfo di Cagliari, alle Pianure Pontine. Già allora, in quelle mappe, la zona nord dell’Adriatico era segnata in rosso. Ora la nuova pubblicazione si concentra non più sulla previsione di un rischio puntuale, per così dire, ma sull’accelerazione nel tempo di quel rischio. A partire da un passato decisamente remoto. Ma in che modo sono stati raccolti i dati sul Medioevo?

SCIENZA E ARCHEOLOGIA
«Non abbiamo coralli, nel Mediterraneo, non potevamo contare su carotaggi – dice Antonioli – allora abbiamo coniugato scienza e archeologia». Infatti, per studiare le variazioni del livello del Mediterraneo, il team di ricerca, che comprende anche un archeologo e un archeologo subacqueo, ha esaminato 13 siti archeologici, aree stabili dal punto di vista tettonico, alcune anche parzialmente sommerse, sulle coste di Italia, Spagna, Francia, Grecia e Israele. «Si tratta di antiche cave dove tra il 1000 e il 1600 venivano estratte dalla roccia le mole olearie, quelle grosse pietre utilizzate per secoli per la macinazione delle olive e la produzione dell’olio. Erano masse di roccia molto pesanti e per questa ragione estratte direttamente lungo le zone costiere, così da averle vicine alle imbarcazioni sulle quali andavano poi caricate». «Abbiamo riscontrato tra il 1000 e il 1600 un aumento del livello delle acque tra 15 e i 30 centimetri. L’aumento più elevato è stato riscontrato in Grecia a Nea Peramos sul golfo Saronico vicino ad Atene, mentre il valore più basso è stato misurato a Maiorca. In Italia l’indagine si è concentrata in tre aree del sud: Scario (Salerno), Torre Santa Sabina, vicino Otranto, in provincia di Lecce e Punta Penne, in provincia di Brindisi, dove il livello del mare si è innalzato di circa 15 centimetri in un millennio».

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