L’Intelligenza? In discesa dagli anni Settanta

Con il passare degli anni diventiamo sempre meno intelligenti dei nostri genitori. A rivelarlo è una ricerca condotta su 730.000 test dal 1970 al 2009, da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia. L’indagine mette in luce un quadro piuttosto preoccupante, che vede un calo di 7 punti per ogni generazione a partire dagli anni 70.
Stefano Pisani, 14 Giugno 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Il sospetto ci era venuto. Ora, però, questo sospetto sembra essere corroborato dalla scienza: l’intelligenza umana sta rapidamente diminuendo. O almeno questo è quello che emerge da una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, in cui si afferma che il trend in salita (più o meno di tre punti ogni dieci anni) relativo ai punteggi medi conseguiti nei test per il QI che ci ha accompagnato per tutto il ventunesimo secolo, sembra essersi interrotto. Il picco sembrerebbe essere stato raggiunto con le persone nate negli anni Settanta – da quel periodo in poi, il declino.
Cos’è successo?
I test di intelligenza umana condotti durante il ventesimo secolo avevano mostrato risultati lusinghieri in ossequio al cosiddetto “effetto Flynn” (dal nome di un autorevole ricercatore del settore, James Flynn),: “ogni generazione è più intelligente di quella precedente”, è stato il mantra introdotto dalla ricerca condotta negli anni ‘80 in Nuova Zelanda dallo psicologo James Flynn su due conosciutissimi test di intelligenza: WISC e Raven. Questa ricerca arrivò a contemplare un rapido aumento del quoziente di intelligenza – a un tasso di circa 3 punti QI per decennio – nel secolo scorso. Oggi, però, un nuovo studio norvegese ci dice che, purtroppo, quegli inebrianti giorni di boom dell’intelligenza sono ormai lontani.
Un’analisi dei test d’intelligenza condotti su circa 730.000 soggetti, condotta da Bernt Bratsberg, Ole Rogeberg e colleghi, ha fatto venir fuori infatti che l’effetto Flynn avrebbe raggiunto il suo apice con le persone nate a metà degli anni ‘70 e da allora ha subito un significativo calo. “Questa ricerca è la prova più convincente di un’inversione dell’effetto Flynn”, ha commentato Stuart Ritchie, psicologo dell’Università di Edimburgo, non coinvolto nello studio “se si assume che il modello sia corretto, i risultati sono impressionanti e piuttosto preoccupanti”.
I ricercatori hanno estratto i loro dati dai punteggi dei test del QI condotti a partire dalla fine degli anni Ottanta e relativi a uomini norvegesi di età compresa tra i 18 e i 19 anni (che effettuavano quell’esame nell’ambito del servizio militare nazionale obbligatorio).
Gli uomini esaminati, circa 730mila erano nati tra il 1970 e il 2009. Quello che i risultati mostrano è che c’è stato un punto di svolta per il trend in salita dell’effetto Flynn, che si è verificato nei gruppi nati dopo il 1975, che hanno assistito a un decremento del loro QI pari a circa 7 punti per generazione. Non è la prima volta che viene data notizia di un risultato simile: una ricerca dello stesso Flynn che circa un decennio fa ha esaminato il quoziente intellettivo degli adolescenti britannici, ha osservato infatti un simile calo nei punteggi dei test. All’epoca, Flynn spiegò quel fenomeno dando la colpa all’ambiente: “Abbiamo arricchito l’ambiente cognitivo dei bambini, ma l’ambiente cognitivo degli adolescenti non è stato arricchito”. Cosa si può dire, invece, sulle cause dello scenario scoraggiante rappresentato da questo studio norvegese?
Innanzitutto, c’è da sottolineare che lo scenario è norvegese, ossia che si tratta sempre di un campione solo norvegese, anche se particolarmente grande.
In secondo luogo, la responsabilità dell’ambiente cognitivo è una delle ipotesi sul tavolo, che è stata supportata anche da altre, recenti ricerche. Tuttavia, nel nuovo studio, i ricercatori hanno osservato cadute del QI che si verificano all’interno delle stesse famiglie, tra fratelli e figli, che dunque condividono bene o male lo stesso ambiente cognitivo. Questo ultimo dato porta allora a ipotizzare che dietro QI più bassi potrebbero esserci differenze nello stile di vita, nel modo in cui i bambini sono educati, allevati e nelle cose in cui i giovani decidono di impegnarsi sempre di più (tipi di giochi che praticano, se leggono libri, eccetera).
Un’altra possibilità, però, è che i test del QI non si sono adattati, nel corso del tempo, in modo da quantificare accuratamente l’intelligenza delle persone “moderne”: magari, i test somministrati oggi si focalizzano su forme di ragionamento che sono meno enfatizzate nell’educazione contemporanea e negli stili di vita attuali dei giovani.
Quindi, non ci resta che tenerci il nostro sospetto. D’altronde, il dubbio è sinonimo di intelligenza.

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