Lo Stivale nel cemento

Il consumo di suolo nutre altro consumo di suolo. Questo in estrema sintesi è il quadro che emerge dal nuovo rapporto Ispra. A parte Torino, le aree urbane del paese continuano a mangiare territorio verde anche in anni di crisi edilizia e demografica.
Giuseppe Nucera, 26 Settembre 2019
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

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In Italia il consumo di suolo avanza inesorabilmente.
Secondo il rapporto ISPRA, nel 2018 sono stati artificializzati altri 51 Km² di territorio, poco meno dei 54 registrati nel 2017 (48 km² di consumo netto se si tiene conto dei terreni recuperati, ossia 3 km² essenzialmente di cantieri temporanei su suoli in seguito ripristinati).

Con questo ulteriore consumo, in Italia si conta oggi una copertura artificiale complessiva di 23.033 km², ossia il 7,64% della superficie del nostro paese: un’area grande quanto la regione Toscana.
Negli ultimi anni consumiamo suolo alla velocità di 2 m² ogni secondo, che corrisponde a una perdita di 13 ettari ogni 24 ore.
Un dato che fa riflettere, in particolare se connesso al calo demografico registrato negli ultimi anni nel nostro paese.

Come sottolinea Michele Munafò, curatore del rapporto ISPRA, questa velocità di consumo porterà l’Italia a non raggiungere né l’obiettivo europeo di azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050, né quello delle Nazioni Unite, ovvero allineare il consumo suolo con l’andamento demografico entro 2030

LA CITTÀ DIVORA LE GRANDI AREE VERDI
Il consumo di suolo ”nutre” altro consumo di suolo: così potremmo sintetizzare il fenomeno della cementificazione del nostro paese. Quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno, infatti, si concentra nelle zone urbane, dove si assiste a un massiccio spreco di aree verdi in contesti già fortemente antropizzati. Lo spreco aumenta nelle fasce periferiche e meno dense della città, dove si registra il 32% della totalità di consumo di suolo, e ha come bersaglio privilegiato le ultime aree verdi urbane.
A Roma è il primo comune italiano con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, il 76% dei quali è rappresentato da ettari di area verde persa. Milano, che consuma suolo in misura molto minore della capitale (11,5 ettari totali nel 2018), gode però di un altro triste primato: il 95% di suolo consumato deriva da aree verdi. Fra le grandi città, Torino è l’unica a registrare un trend contrario, avendo riconquistato 7 ettari nel 2018.

Più della metà del suolo consumato nell’ultimo anno in Italia è rappresentato da cantieri (2.846 ettari) per la realizzazione di nuovi edifici e infrastrutture, quindi destinati a trasformarsi in nuovo consumo permanente e irreversibile. Un fenomeno di iperubanizzazione che, però, manifesta due diverse tendenze: nei piccoli poli urbani il maggior spreco si localizza entro i primi 3 km di distanza dai centri città, mentre nelle 14 città metropolitane italiane si concentra oltre i 5 km di distanza dal centro cittadino, andando a rafforzare in questo caso uno sviluppo urbano basato su modelli di espansione di peri-urbanizzazione e di polarizzazione urbana.

CRESCE IL CONSUMO DI SUOLO NELLE AREE PROTETTE
La particolare morfologia del nostro paese porta a limitare il suolo utile, ossia il territorio disponibile e più idoneo all’uso e all’artificializzazione: se escludiamo i territori in pendenza elevata, le zone umide e le aree protette, solo il 68% di tutto il territorio nazionale risulta potenzialmente utilizzabile. Ad oggi il consumo di suolo ha già artificializzato l’11% del suolo utile. Questo comporta non solo un maggiore spreco nelle aree già compromesse, come i centri urbani, ma anche una forte pressione in aree meno idonee alla cementificazione: il consumo di suolo, infatti, nel 2018 cresce nelle aree protette (+108 ettari nell’ultimo anno), nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari).

Si registra inoltre un elevato consumo nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ettari), voce che da sola rappresenta più di un terzo del consumo totale del 2018. La distribuzione del consumo vede una percentuale del 7,4% e nelle aree a pericolosità alta, in linea con il dato nazionale (7,64%) mentre cala nelle aree a pericolosità molto alta (4,9%).

A livello regionale, Lombardia, Veneto e Campania presentano i valori più elevati di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta (rispettivamente con 14,4%, 12,8% e 10,5%), mentre Campania, Sicilia e Calabria hanno le percentuali di suolo consumato più elevate nelle aree a pericolosità sismica molto alta (rispettivamente con 7%, 6,3% e 6%).

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