L’ultimo respiro degli Oceani

Secondo un nuovo studio del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research, i livelli di ossigeno negli ultimi 50 anni sono diminuiti del 2%, a causa di attività umane come l'uso di combustibili fossili e allo scarico dei fertilizzanti in mare. Una situazione non ancora critica ma che potrebbe avere importanti conseguenze per le creature marine.
Stefano Pisani, 27 Marzo 2017
Micron
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Giornalista Scientifico

Gli oceanografi del Centro Helmhotz GEOMAR per la Ricerca negli Oceani di Kiel, hanno pubblicato di recente sulla rivista Nature una delle analisi più complete sulla perdita dell’ossigeno negli oceani e sulle cause di questo fenomeno. La diminuzione di questo elemento, negli ultimi 50 anni, è significativa e legata ai cambiamenti climatici. Il cambiamento globale in atto, infatti, causa un aumento delle temperature oceaniche degli oceani e induce modifiche nella circolazione oceanica. Se nelle acque di superficie si scioglie meno ossigeno, così ugualmente meno ossigeno è trasportato nelle profondità del mare: questa riduzione ha importanti conseguenze per gli organismi dell’oceano.

L’ALTERAZIONE DELLA STRATIFICAZIONE
L’ossigeno è essenziale per la vita sulla Terra e per quella di quasi tutti gli organismi che vivono nell’oceano. L’apporto di questo importante elemento negli oceani è minacciato dal riscaldamento globale in due modi: le acque superficiali, diventando più calde, assorbono meno ossigeno e, inoltre, l’acqua più calda stabilizza il meccanismo di stratificazione dell’oceano. Quest’ultimo effetto provoca un indebolimento della “circolazione” che collega la superficie con le profondità oceaniche e, in questo modo, nel mare profondo viene trasportato meno ossigeno.
Sono molti i modelli che prevedono una correlazione tra la diminuzione delle scorte di ossigeno oceanico al riscaldamento globale ma proprio grazie allo studio condotto da Sunke Schmidtko,Lothar Stramma e Martin Visbeck, ora abbiamo una valutazione globale basata su milioni di misurazioni di ossigeno. In base ai loro risultati, il contenuto di ossigeno del mare è diminuito del 2% negli ultimi 50 anni. “Poiché i grandi pesci, in particolare, evitano o non sopravvivono nelle aree a basso contenuto di ossigeno, cambiamenti di questo tipo possono avere conseguenze biologiche molto serie e durature” ha commentato Schmidtko.
I ricercatori hanno usato tutti i dati storici riguardanti l’ossigeno disponibili in tutto il mondo, integrando la loro analisi con misure prese in tempi recenti e raffinando il tutto con procedure di interpolazione: in questo modo sono riusciti a ricostruire in maniera molto accurata l’andamento della disponibilità di ossigeno negli oceani nel corso degli ultimi 50 anni. In qualche area, precedenti ricerche avevano già mostrato una diminuzione nell’ossigeno. “Quantificare le tendenze relative all’intero oceano è stato complicato perché erano scarsi i dati sull’ossigeno relativi alle regioni remote e all’oceano profondo – continua Schmidtko – ma siamo stati in grado di documentare la distribuzione dell’ossigeno, e le sue variazioni, in tutto l’oceano per la prima volta. Questi numeri sono essenziali per migliorare le previsioni sulla condizione futura dell’oceano”.

LA RIDUZIONE DEL PACIFICO SETTENTRIONALE
Lo studio mostra che, a eccezione di alcune regioni, il contenuto di ossigeno è diminuito praticamente in tutto l’oceano. La maggiore perdita si è registrata nel Pacifico settentrionale: “Sebbene la lieve diminuzione di ossigeno nell’atmosfera sia attualmente considerata non critica, le perdite di ossigeno nell’oceano possono avere conseguenze di vasta portata a causa della distribuzione non uniforme. In particolare, questo processo di impoverimento può avere conseguenze molto negative per la pesca e le economie costiere” ha sottolineato Lothar Stramma. “Tuttavia, con le sole misure non è possibile spiegare tutte le cause dietro questo fenomeno”, aggiunge il professor Martin Visbeck, “alla diminuzione osservata possono aver contribuito i processi naturali che avvengono su scale di tempo di qualche decennio”. I risultati della ricerca sono comunque coerenti con i responsi della maggior parte modelli di calcolo che prevedono un’ulteriore diminuzione di ossigeno negli oceani a causa delle maggiori concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (e delle temperature globali più elevate).

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