Marcia per la Scienza: perché partecipare?

Hanno tolto i camici, lasciato telescopi e provette. Gli scienziati, spesso accusati in passato di vivere in una torre d'avorio, questa volta hanno scelto di scendere in piazza organizzando la Marcia per la Scienza in 500 città del mondo. Noi di micron vi raccontiamo cos'è successo a Ginevra dove erano presenti moltissimi scienziati, tanti gli appassionati, ognuno con la propria ragione per far sentire la propria voce.
Giulia Negri, 22 Aprile 2017
Micron
Micron
Comunicatrice della scienza

Ginevra, Jardin Anglais. Prima delle nove, l’unico rumore che si sente è quello del canto degli uccellini, disturbato solo in sottofondo dalle auto che sfrecciano su Quai du Général Guison. Un luogo perfetto dove trascorrere la Giornata della Terra. Col passare dei minuti, però, si iniziano a sentire sempre più voci, fino a che non ci si trova di fronte a un grosso assembramento di persone. Prima chiacchierano tra loro, a piccoli capannelli, poi, quando la marcia parte, incitati dagli organizzatori, scandiscono gli slogan: “Science, not silence”, “Science for the people, people for science”.


Marcia per la Scienza / La giornata in due minuti…

La partecipazione alla Marcia per la Scienza, in questi giorni, ha sollevato un dibattito piuttosto acceso in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, che hanno dato i natali a questa iniziativa, fino ad arrivare in Europa. Diversi scienziati hanno scelto di non partecipare, convinti che politica e scienza siano due entità che devono rimanere ben separate: soprattutto quest’ultima non deve in alcun modo essere contaminata dalla prima. Non la pensa così, però, Eleanor Khonje, che si occupa di studi sullo sviluppo e sociologia politica all’Università di Losanna: “Trovo deludente pensare che ci siano scienziati nel mondo che credono che scienza e politica non dovrebbero avere niente a che fare tra loro. Questo ostacola il motivo per cui facciamo scienza. Credo che scienza significhi raccogliere dati, informazioni, numeri, per creare conoscenza in grado di rendere il mondo un posto migliore. La politica è un palcoscenico, un ambiente incredibilmente potente dal quale il cambiamento stesso può essere messo in atto. Se tutto quello che vogliamo è stare nel nostro ufficio, a fare ricerche che nessuno legge, allora perché lo facciamo?”.


Marcia per la Scienza / Eleanor TKhonje, Università di Losanna

In più, come sottolineato da uno degli organizzatori, James Beacham, fisico delle particelle dell’esperimento ATLAS al CERN, marciare per la scienza è diventato necessario: “La scienza è reale e funziona. Ma ogni giorno, in tutto il mondo, si assiste alla tendenza a compromettere la credibilità di aspetti basilari: la logica, la ragione, i fatti stessi. E questo è inaccettabile.”


Marcia per la Scienza / James Beacham, CERN

Secondo Tova Holmes, una delle organizzatrici e ricercatrice dell’Università di Chicago che ora si trova al CERN, l’idea che la scienza sia qualcosa di completamente scollegato dalla politica, in ogni caso, rischia di essere eccessiva: “gli scienziati sono uomini, non robot, ognuno ha le proprie convinzioni. Ma credo che in questo caso la scienza in toto sia stata spinta ad agire in maniera politica”.


Marcia per la Scienza / Tova Holmes, Università di Chicago

La Marcia sembra un dipinto ben riuscito: anche i colori più diversi si armonizzano tra loro, creando un insieme vivace e a tratti insolito. Ci sono coppie, famiglie con bambini, solitari e gruppi di amici, neonati e anziani, persone con le stampelle o la sedia a rotelle, musicisti, cani, biciclette. Moltissimi sono scienziati, che si sentono toccati nel profondo da questi temi, ma ci sono anche persone che, pur non avendo fatto della scienza il proprio mestiere, ne apprezzano i risultati, il metodo, il rigore. Tra chi ha partecipato, i motivi principali sono stati il desiderio di supportare la scienza, difenderla da chi la sostituisce con interpretazioni alternative non basate sui fatti, sostenerne la pubblica utilità.


Marcia per la Scienza / La voce degli scienziati

Daphne Donis, un’altra delle organizzatrici, spiega qual è stato il motivo molto pragmatico che l’ha spinta ad agire: lei si occupa del legame tra i laghi e il cambiamento climatico e nel suo ambiente c’è il fondato timore che, ora che negli Stati Uniti si sta affermando lo scetticismo dei decisori in materia, alcuni dati possano non essere più disponibili. Addirittura sembra che adesso ci siano anche alcune “parole proibite”: per esempio, in Florida, non si potrebbe più parlare di innalzamento del livello del mare.


Marcia per la Scienza / Daphne Donis, Università di Ginevra

La visione di chi ha proposto e sostenuto la marcia è stata letta prima che quest’ultima partisse: le parole, declamate in diverse lingue per poter essere capite da tutti, chiariscono il perché sia stato scelto di manifestare anche in una regione che non condivide, almeno per il momento, gli stessi problemi statunitensi.
“La marcia per la scienza a Ginevra afferma che la ricerca scientifica è un bene di tutti. I fatti sono fatti. La scienza, libera di pregiudizi e partitocrazia, è un vantaggio per l’umanità. La marcia per la scienza a Ginevra unisce entusiasti e sostenitori della scienza dalla comunità e dalle numerose istituzioni di ricerca pubbliche in Svizzera per affermare che la scienza apporta beneficio all’umanità, generando nuove tecnologie, cure per malattie e condizioni di vita migliori. La scienza è imparziale, i risultati scientifici sono indipendenti dalle affiliazioni politiche e per questa ragione deve essere libera e disponibile per tutti. La politica deve tenere conto della scienza, perché la scienza consiste di un set universale di strumenti indipendenti dalla politica pubblica. I cittadini hanno il diritto di essere informati, di avere accesso a rapporti scientifici comprensibili da fonti affidabili e non parziali. Ogni individuo in fondo è uno scienziato, indipendentemente dal titolo, età o cultura. La curiosità è umana ed è alla base di ogni impresa scientifica. La scienza è ovunque e riguarda tutti. Riconosciamo l’impegno fermo e duraturo del governo svizzero e del cantone di Ginevra per una scienza aperta e inclusiva e sosteniamo questo impegno come esempio per le comunità di tutto il mondo. Riconosciamo che la storia è piena di esempi in cui la scienza è stata utilizzata o chiamata in causa per discriminare sulle basi della razza, genere, religione, identità sessuale, abilità fisiche e classe socio-economica. A questo riguardo rifiutiamo esplicitamente ogni tentativo attuale e futuro di utilizzare i metodi scientifici per perseguitare o marginalizzare gruppi di persone. Affermiamo quindi che i fatti scientifici sono immutabili, che il metodo empirico è il metodo migliore che possediamo per distinguere la verità dalle menzogne e che la scienza, imparziale e senza pregiudizio, giova alla società.”


Marcia per la Scienza /James Beacham, CERN

Il risultato ha stupito gli organizzatori stessi: prevedevano circa 300-400 partecipanti, stimano che le presenze siano state tra 500 e 700.
Viene da chiedersi, però, se in una città come Ginevra, sede di Organizzazioni Internazionali e Università e vicina al CERN, uno dei centri di ricerca più conosciuti al mondo dove ogni giorno lavorano più di diecimila persone, qualche centinaio di partecipanti sia davvero un successo. Sarà stata la rosea situazione elvetica a spingere solo le persone più motivate a partecipare, per solidarietà o lungimiranza? In ogni caso, la scienza ha inviato un messaggio chiaro, forte, condiviso da moltissime persone in tutto il mondo. Ora non resta che attenderne i risultati.

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