Migrazioni forzate

Le barriere coralline si stanno progressivamente ritirando dalle acque equatoriali. Un gruppo di scienziati ha scoperto che, negli ultimi quarant'anni, il numero di giovani coralli sulle barriere coralline tropicali è diminuito dell'85% ed è invece raddoppiato in quelle barriere subtropicali.
Stefano Pisani, 23 Luglio 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

Le barriere coralline si stanno progressivamente ritirando dalle acque equatoriali. È questo quello che emerge da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Marine Ecology Progress Series, secondo cui nuove barriere stanno crescendo nelle regioni più temperate. Gli scienziati hanno scoperto che, negli ultimi quarant’anni, il numero di giovani coralli sulle barriere coralline tropicali è diminuito dell’85% ed è invece raddoppiato nelle barriere subtropicali.
«Il cambiamento climatico sembra ridistribuire le barriere coralline, allo stesso modo in cui sta riposizionando molte altre specie marine», ha spiegato Nichole Price, ricercatore del Bigelow Laboratory for Ocean Sciences e principale autore dello studio. Mentre i cambiamenti climatici portano a un riscaldamento degli oceani, altri ambienti, come quelli subtropicali, stanno diventando più favorevoli ad accogliere i coralli, rispetto alle acque equatoriali nelle quali tradizionalmente prosperavano. In questo modo, le larve di corallo alla deriva riescono a stabilirsi e a crescere in nuove regioni: le scogliere subtropicali potrebbero dunque fornire rifugio ad altre specie messe alla prova dai cambiamenti climatici e offrire nuove opportunità protettive per questi ecosistemi nascenti.
A quanto si legge nello studio, i ricercatori ritengono però che solo alcuni tipi di corallo siano in grado di raggiungere questi nuovi luoghi, a seconda di quanto le microscopiche larve riescano a nuotare e ad andare alla deriva, guidate dalle correnti, prima che finiscano le limitate riserve di grasso di cui dispongono.
In ogni caso, la composizione esatta della maggior parte delle nuove barriere coralline è attualmente sconosciuta, e saranno necessari ulteriori studi. «Stiamo assistendo alla transizione degli ecosistemi verso nuove miscele di specie che non sono mai coesistite, e non è ancora chiaro quanto tempo occorra affinché questi sistemi raggiungano l’equilibrio», ha spiegato Satoshi Mitarai, dell’Istituto di Scienze di Okinawa, tra gli autori della ricerca. «I confini intorno a cosa sia una specie nativa stanno cominciando a confondersi, e stiamo avendo difficoltà a capire quando un ecosistema stia effettivamente funzionando o stia per cadere a pezzi».
Quando le larve si depositano su un fondo marino adatto, lontano dalla barriera corallina da dove hanno avuto origine, crescono nuove barriere coralline. Il gruppo di scienziati è andato a investigare le latitudini fino a 35 gradi Nord e Sud dell’equatore, e ha scoperto che lo spostamento delle barriere coralline è perfettamente simmetrico su entrambi i lati. Nello studio si valutano anche dove e quando i “coralli rifugiati” potrebbero stabilirsi in futuro, il che potrebbe potenzialmente portare nuove risorse e opportunità per la pesca e il turismo.
I ricercatori, che provenivano da 17 istituzioni scientifiche di sei paesi, hanno compilato un database globale di studi risalendo fino al 1974, quando sono iniziate le prime prese di dati, toccando in totale 28 siti di ricerca in tutto il mondo.
La speranza è che anche altri scienziati aggiungano elementi al database, rendendolo sempre più completo e utile per le future domande della scienza.
«I risultati di questo lavoro sottolineano l’importanza di studi a lungo termine che documentino il cambiamento nelle comunità delle barriere coralline», ha spiegato Peter Edmunds, della University of California Northridge, tra gli autori della ricerca. «Le tendenze che abbiamo identificato in questa analisi sono eccezionalmente difficili da rilevare, ma della massima importanza per capire come cambieranno le barriere nei prossimi decenni. Con l’aggravarsi della crisi della barriera corallina, la comunità internazionale dovrà intensificare gli sforzi per combinare e sintetizzare risultati di nuove osservazioni».
Le barriere coralline sono sistemi interconnessi complicati, ed è l’interazione tra le specie che consente il loro corretto funzionamento. Non è chiaro quali altre specie (come le alghe coralline, che facilitano la sopravvivenza delle fragili larve di corallo) si stiano espandendo anche in nuove aree o in che modo i giovani coralli che riescono a crescere possano svilupparsi anche senza il loro supporto. Gli scienziati si ripromettono di investigare le relazioni e la diversità delle specie nelle nuove barriere, per comprendere le dinamiche di questi ecosistemi in evoluzione. «Rimangono molte domande su quali specie esattamente si stiano stabilendo in questi nuovi luoghi, e non conosciamo ancora il destino di questi giovani coralli in periodi di tempo più lunghi», ha dichiarato Price. «I cambiamenti che stiamo osservando negli ecosistemi delle barriere coralline sono sconvolgenti e dobbiamo lavorare duramente per documentare come funzionano questi sistemi, in modo da imparare cosa possiamo fare per salvarli prima che sia troppo tardi».

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