Nei cromosomi la risposta alla longevità femminile?

Dagli esseri umani ai cani della prateria dalla coda nera, i mammiferi femminili spesso vivono più a lungo dei maschi. Per altri animali come gli uccelli, invece, è vero il contrario. Per quale motivo il genere sessuale sembra essere un elemento decisivo in fatto di longevità?
Stefano Pisani, 14 Marzo 2020
Micron
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Giornalista Scientifico

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Dagli esseri umani ai cani della prateria dalla coda nera, i mammiferi femminili spesso vivono più a lungo dei maschi. Per altri animali come gli uccelli, invece, è vero il contrario. Per quale motivo il genere sessuale sembra essere un elemento decisivo in fatto di longevità?

Un gruppo di ricercatori sembra aver risolto il mistero. A quanto si legge nel nuovo studio pubblicato sulla rivista Biology Letters avere due copie dello stesso cromosoma sessuale potrebbe essere associato a una vita più lunga: la seconda copia, infatti, offrirebbe una sorta di effetto protettivo. “Questi risultati rappresentano un passo cruciale nella scoperta dei meccanismi che finiscono per influenzare la longevità, il che potrebbe suggerire delle ‘strade’ per prolungare la vita”, scrivono gli autori. “Speriamo di trovare ulteriori risposte circa il tempo di durata della nostra esistenza”.
L’idea che una seconda copia dello stesso cromosoma sessuale possa svolgere una funzione protettiva era in circolazione già da un po’, supportata dall’osservazione che tra i mammiferi, gruppo in cui le femmine hanno due cromosomi XX, i maschi tendono ad avere una vita più breve. Negli uccelli (che hanno i cromosomi chiamati con le lettere Z e W), i maschi vivono invece in media più a lungo e hanno due cromosomi ZZ, mentre le femmine hanno un cromosoma Z e uno W.

Gli scienziati affermano ora di aver scoperto che questa tendenza è molto diffusa. Il gruppo di ricercatori riferisce di aver raccolto dati sui cromosomi sessuali e la durata della vita di 229 specie animali, dagli insetti ai pesci, ai mammiferi. Le specie ermafrodite e quelle il cui sesso era influenzato dalle condizioni ambientali, come le tartarughe verdi, non sono state incluse in questa analisi. I risultati rivelano che gli individui che hanno una coppia cromosomica identica vivono in media il 17,6 per cento più a lungo rispetto a quelli con due cromosomi sessuali diversi (o che hanno un solo cromosoma sessuale).
Il team afferma che questi dati vanno a sostegno di una teoria nota come “ipotesi X non custodita”. Nelle cellule umane, le combinazioni di cromosomi sessuali sono generalmente XY per il maschio e XX per la femmina e, nelle femmine, solo uno dei due cromosomi X è attivato (in modo casuale) in ogni cellula. Questa situazione fa sì che una eventuale mutazione dannosa che si verifichi in uno dei cromosomi X della femmina non influenzerà tutte le cellule, e quindi il suo impatto potrà essere mitigato. Al contrario, poiché i maschi hanno un solo cromosoma X, qualsiasi mutazione dannosa a carico di questo cromosoma ha molte più probabilità di manifestarsi.

Gli scienziati hanno scoperto che nelle specie in cui i maschi hanno due cromosomi sessuali uguali, questi riescono a vivere mediamente il 7,1 per cento in più rispetto alle femmine. Tuttavia, nelle specie in cui il pattern dei cromosomi sessuali è l’opposto – come nel caso degli umani – le femmine vivono in media il 20,9 per cento in più rispetto ai maschi.
I ricercatori affermano che l’entità del divario circa la longevità potrebbe essere un effetto di altri fattori in gioco, incluso il fatto che i maschi tendono a correre più rischi quando si tratta di proteggere un partner sessuale, inclusi quelli legati al combattimento. “Le pressioni di cui si fa carico il maschio, per esempio per viaggiare lontano per trovare un compagno, stabilire un territorio e competere con altri membri del suo sesso, non si vedono spesso nelle femmine”, ha spiegato Zoe Xirocostas, co-autrice della ricerca, dell’Università del New South Wales.

Esistono tuttavia anche altre possibili spiegazioni dell’ampiezza di queste differenze di longevità, incluso il fatto che l’estrogeno sembra proteggere le estremità dei cromosomi dall’accumulo di difetti nel tempo, un processo che, come è noto, è legato all’invecchiamento. “Il nostro studio suggerisce che la ‘X non custodita’ potrebbe essere un fattore genetico che può influenzare la durata della vita. Molti fattori esterni, d’altronde, possono incidere sulla longevità in diversi modi, come la predazione, i comportamenti rischiosi, la creazione di territori e l’accesso a un’alimentazione di qualità”, ha continuato Xirocostas.
Steven Austad, un esperto del processo di invecchiamento che lavora presso l’Università dell’Alabama di Birmingham e che non era coinvolto nello studio, ha dichiarato che la teoria secondo cui avere due cromosomi dello stesso sesso è benefico per la longevità è “interessante”. “Quello che penso è che questa teoria potrebbe avere un ruolo nella comprensione della ricaduta delle differenze sessuali sulla longevità, ma certamente non può essere questo l’unico fattore”, ha spiegato, osservando che sia il comportamento a rischio che i ruoli genitoriali sembrano essere determinanti. “Per esempio, i maschi delle ‘scimmie notturne’ vivono più a lungo delle femmine e sono proprio i maschi a svolgere un ruolo importante nella cura dei piccoli, in quella specie”, ha detto Austad, sottolineando che questi maschi hanno due cromosomi sessuali diversi.

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