Nuovi neuroni anche… a 90 anni

I neuroni del cervello continuano a crescere anche molto tardi nella vita: un gruppo di scienziati ha infatti individuato la neurogenesi in un uomo di 87 anni. Non solo, lo studio mostra che questo processo è sospeso nei malati di Alzheimer. I risultati della ricerca dell’Universidad Autónoma de Madrid, pubblicati sulla rivista ‘Nature Medicine'.
Stefano Pisani, 08 Aprile 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

I neuroni del cervello continuano a crescere anche molto tardi nella vita: un gruppo di scienziati ha infatti individuato la neurogenesi in un uomo di 87 anni. Non solo, il nuovo studio mostra che questo processo è sospeso nei malati di Alzheimer. I risultati della ricerca della spagnola Universidad Autónoma de Madrid sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
La formazione dei neuroni avviene durante lo sviluppo embrionale e, al momento della nascita, è già presente la maggior parte della “dotazione” neuronale di cui si disporrà praticamente per il resto della vita. Questo non significa però che nel corso dell’esistenzanon ci siano altre nascite di neuroni. Negli anni Sessanta, si scoprì che nei mammiferi si verifica la neurogenesi in età adulta: nuove cellule del sistema nervoso continuano a crescere nel cervello anche se gli animali invecchiano.
A causa di una serie di difficoltà legate allo studio del cervello umano, non è stato facile determinare come funziona esattamente questo processo negli uomini, e soprattutto fino a quando si verifica. In questo nuovo studio condotto dalla biologa molecolare Maria Llorens-Martin e dal suo gruppo, i ricercatori hanno analizzato il tessuto cerebrale di pazienti umani deceduti, allo scopo di esaminare nel dettaglio la neurogenesi dell’ippocampo adulto. «Il nostro team si è focalizzato sullo studio dei meccanismi che controllano la neurogenesi dell’ippocampo adulto, sia in condizioni fisiologiche che patologiche» hanno spiegato gli scienziati «in particolare, ci siamo interessati a determinare il potenziale terapeutico dell’aumento della neurogenesi adulta dell’ippocampo per il trattamento di malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer e altre tauopatie».
Per scoprire se nuovi neuroni continuano a svilupparsi anche nelle persone anziane, i ricercatori hanno studiato una regione dell’ippocampo chiamata “giro dentato”, esaminando campioni di tessuto provenienti da 13 persone decedute. Queste ultime, di età compresa tra 43 e 87 anni, erano morte per una serie di motivi, tra cui cancro, ictus, sepsi e altre malattie fatali, ma tutte erano considerate neurologicamente sane prima di morire, e avevano disposto di lasciare i loro corpi alla scienza.
I risultati dello studio rivelano informazioni molto importanti sulla neurogenesi nell’adulto: il processo è in grado di estendersi, infatti, fino al nono decennio di vita, ed è stato dimostrato da migliaia di cellule, i neuroni che esprimono “doublecortina” (DCX+) nel giro dentato, una proteina che viene associata a precurosi neuronali proprio in caso di neurogenesi. «Complessivamente, questi dati supportano l’idea che le sottopopolazioni di cellule DCX + abbiano un grado variabile di maturazione nel giro dentato umano», scrivono gli autori nel loro articolo. «L’abbondanza relativa dei neuroni immaturi DCX+ rilevati, insieme all’espressione dei marcatori cellulari caratteristici delle fasi iniziali e tardive della maturazione, suggerisce che queste cellule abbiano anche un lungo periodo di maturazione durante la neurogenesi nell’ippocampo adulto negli esseri umani».
Quando il team ha analizzato il cervello di 45 pazienti deceduti di Alzheimer di età compresa tra 52 e 97 anni, ha notato invece “un declino marcato e progressivo nel numero dei neuroni DCX+ man mano che la malattia progrediva”. Al contrario, nelle persone neurologicamente sane, sembra che l’età porti a un declino più moderato nella neurogenesi, con il tessuto del giro dentato di 13 pazienti sani che mostrava una diminuzione meno ingente delle cellule DCX+. «Il numero di cellule DCX+ rilevato in individui neurologicamente sani di qualsiasi età era costantemente superiore a quello riscontrato nei pazienti con Alzheimer, indipendentemente dall’età di questi pazienti», spiegano i ricercatori, «questi dati supportano decisamente l’idea che l’Alzheimer sia una condizione che differisce dall’invecchiamento fisiologico e suggeriscono che, nonostante un declino fisiologico correlato all’età nella popolazione delle cellule DCX+, meccanismi neuropatologici indipendenti contribuiscono a devastare la popolazione di neuroni immaturi in caso di Alzheimer». I ricercatori ritengono anche che la neurogenesi dell’adulto nei pazienti con Alzheimer sembra essere negativamente colpita anche nelle prime fasi della malattia, prima che i grovigli neurofibrillari e le placche senili diventino pronunciati.
Anche se è necessario fare molta più ricerca prima di poter capire perché questo accada, il team ha avanzato la proposta di sperimentare un sistema di monitoraggio per l’individuazione precoce dei deficit della neurogenesi nell’ippocampo adulto con metodi non invasivi, che potrebbe aiutare i medici a rilevare biomarcatori delle prime fasi dell’Alzheimer prima che questo disordine progredisca. «I nostri dati hanno portato alla luce l’esistenza di una popolazione dinamica di neuroni immaturi nel giro dentato umano durante l’invecchiamento fisiologico e patologico fino al decimo decennio di vita», concludono i ricercatori.

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