Ocse: scenari allarmanti se non cambierà la politica ambientale

Anche l’Ocse lancia l’allarme contro la politica poco o per nulla sensibile all’ambiente decisa finora dai governi del mondo che porterebbero a scenari allarmanti per il nostro pianeta da qui al 2050.
Cristina Da Rold, 30 Gennaio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Quasi tutti semafori rossi: nel 2050 quasi tutti gli ambiti di salute che sono correlati con fattori ambientali rappresenteranno scenari allarmanti, almeno secondo le previsioni dell’OCSE, contenute nel report OECD ENVIRONMENTAL OUTLOOK TO 2050, basate sul cosiddetto Baseline Scenario. Inquineremo sempre di più e di conseguenza assisteremo a percentuali sempre più alte di morti premature dovute all’inquinamento dell’aria, in particolare a causa dell’esposizione a particolati, ozono e sostanze chimiche considerate pericolosissime. Un pochino meno allarmanti – l’OCSE le dipinge come semafori gialli – le previsioni riguardanti l’inquinamento indoor, la mortalità infantile per diarrea e la malaria.

DI QUALE SCENARIO STIAMO PARLANDO
Secondo le stime, nel 2050 vivranno sulla Terra oltre 9 miliardi di persone, il 70% delle quali in aree urbane, che produrranno un’economia quattro volte quella di oggi, e che necessiteranno dell’80% di energia in più rispetto al fabbisogno odierno. Un’enorme fetta di popolazione sarà anziana: secondo l’OCSE da una quarto a un terzo degli abitanti del pianeta nel 2050 avrà più di 65 anni. Oggi, gli over 65 sono circa il 15% della popolazione. Uno scenario spaventevole in termini di costi per la salute pubblica, se consideriamo che annualmente le malattie cardiovascolari causano la morte di circa 17.5 milioni di persone, cioè un terzo di tutti i decessi a livello mondiale (dato WHO, 2012) , e che il 9% degli adulti nel mondo soffre di diabete (dato WHO, 2014).

OSSIDI DI ZOLFO: CONCENTRAZIONI DEL 90% MAGGIORI
L’inquinamento dell’aria crescerà in maniera esponenziale e con lui le morti premature dovute all’esposizione ai fattori inquinanti, in particolare nelle aree urbane, dove vivrà la maggior parte di noi.
Secondo le stime dell’OCSE nel 2050 registreremo concentrazioni di ossido di zolfo superiori del 90% rispetto a quelle di inizio secolo, e concentrazioni di ossidi di azoto (i famosi Nox dello scandalo Volkswagen, per capirci) del 50% più alte rispetto al 2000.

E SE RIDUCESSIMO LE EMISSIONI DEL 25%?
Il punto è che anche se le emissioni di queste sostanze venissero ridotte del 25% entro il 2050, si avrebbe sì il 5% in meno di emissioni globali di CO2, ma tutto sommato non farebbe una grossa differenza in termini di numero di morti premature. Secondo una simulazione dell’OCSE, l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico attraverso misure strutturali porterebbe con sé più benefici in termini climatici che di salute, dove la riduzione delle morti dovute a questi fattori ambientali sarebbe più modesta. Questo perché – proseguono gli esperti OCSE – in alcune città, soprattutto in Asia, i livelli di concentrazione previsti sono di gran lunga al di sopra del livello soglia massima. Insomma, non lavorando sul ripensamento delle megalopoli asiatiche si rischierebbe di fare molto lavoro per nulla.

I PARTICOLATI: NEL SUDEST ASIATICO 10 VOLTE I VALORI DI SOGLIA
Quanto ai particolati, come i noti PM2.5 e PM10 il semaforo è rossissimo già oggi, con tutte le aree geografiche del mondo che superano abbondantemente le soglie massime fissate dalle Nazioni Unite di 20 microgrammi per metro cubo. Prendiamo come esempio il PM10. Sebbene in alcune aree, come per esempio i paesi OCSE, la Russia e la Cina, vedranno nei prossimi 40 anni diminuire le emissioni di particolati, per nessuna di esse si prevede un contenimento tale da rientrare nella soglia prevista.
Non bisogna dimenticare poi che l’inquinamento atmosferico è un problema globale: il particolato non si cura dei confini segnati sulla carta geografica.

Nel Sudest asiatico nel 2050 le emissioni sfioreranno i 200 microgrammi per metro cubo, cioè circa 10 volte la soglia consentita. Oggi ci si assesta intorno ai 150 microgrammi. Anche l’India assisterà a un notevole aumento: da 120 a 150 microgrammi stimati per metro cubo. A seguire, come incremento, l’Africa, che gli esperti stimano sarà il continente che vedrà la maggiore crescita economica nei prossimi decenni, con conseguente aumento delle emissioni, che supereranno i 100 microgrammi per metro cubo nel 2050: 5 volte la soglia raccomandata.
Non è un caso dunque se l’OCSE stima che nel 2050 le morti premature correlate con il particolato saranno oltre 3,5 milioni, più del doppio rispetto al 2010, con una crescita più accentuata dopo il 2030.

 

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