Oltre il 95% della popolazione mondiale respira della “cattiva aria”

7 miliardi di persone nel mondo respirano aria più o meno malsana, pagando in termini di salute prezzi altissimi, con 6 milioni di decessi l’anno associabili anche alla pessima qualità dell’aria, fuori e dentro casa. Il rapporto 2018 redatto dall’Health Effect Institute.
Tina Simoniello, 19 Aprile 2018
Micron

Più del 95% degli abitanti del pianeta, cioè circa 7 miliardi di persone, respirano aria inquinata. La gran parte di loro vive nei Paesi a basso reddito e uno su tre – 2,6 milioni di persone – è vittima anche delle esalazioni da combustione domestica di carbone, legna, sterco utilizzati per scaldarsi  e per cucinare.
È solo una parte della fotografia a tinte fosche fornita dall’Annual State of Global Air Report 2018, il rapporto annuale redatto dall’Health Effect Institute (HEI) una istituzione senza scopo di lucro fondata nel 1980 e  con sede a Boston finanziata sia dall’Agenzia per l’ambiente USA che da privati. Numeri alti – 95%, 7 miliardi… – che si associano infatti a numeri altrettanto elevati di decessi.
«L’inquinamento atmosferico ha costi enormi nel mondo, rendendo difficile respirare per chi già soffre di malattie respiratorie, in termini di ospedalizzazioni di giovani e di anziani, di assenze da scuola e di giornate lavorative perse, e contribuendo al numero di morti  premature», ha dichiarato a questo proposito Bob O’Keefe, vice presidente di HEI, i cui dati indicano che le morti annue, in particolare per ictus, infarti, cancro e patologie respiratorie croniche associabili all’inquinamento dell’aria sarebbero più di 6 milioni nel mondo, una cifra che inserisce la scarsa qualità dell’aria al quarto posto tra prime cause di morte evitabili nel mondo.
Mentre nei Paesi occidentali ad alto reddito la concentrazione di inquinanti in atmosfera sta registrando un calo grazie a politiche più efficaci di abbattimento delle emissioni, Cina e India insieme contribuiscono al 50% dei decessi ascriviibili globalmente all’inquinamento.
In India, dove come in Pakistan e Bangladesh si sono registrati gli aumenti di inquinamento atmosferico più significativi dal 2010, nel 2016 il numero di morti premature associate alla qualità dell’aria avrebbe superato il milione.
Un dato per rendere l’idea? È stato calcolato che respirare a Delhi è un po’ come fumare due pacchetti di sigarette al giorno. ‘Sigarette’ che, a differenza di quelle vere, fumano anche i bambini, gli anziani e gli ammalati.
Va detto tuttavia che Cina e India si sono pubblicamente impegnate a tagliare le emissioni: la Cina limitando l’uso del carbone, mentre l’India convertendosi al Gpl per limitare gli effetti dell’inquinamento che origina all’interno delle abitazioni che, oltre a nuocere in casa rappresenta, una delle principali fonti di inquinamento outdoor. Insomma, un doppio inquinamento che provocherebbe 1 decesso su 4 in India, e quasi 1 su 5 in Cina.
Stando alle stime HEI, nel 2016 sono state esposte a inquinamento domestico dovuto all’usanza di cucinare e scaldarsi in casa bruciando carbone, legno, sterco o altre biomasse, oltre due miliardi e mezzo di persone: un terzo della popolazione mondiale, la maggior parte africani e asiatici.
Secondo O’Keefe, in questo scenario i social media possono fare molto. «Un numero sempre maggiore di persone – ha dichiarato l’esperto al Guardian – hanno accesso a dati e alle discussioni sull’inquinamento atmosferico. (…) ci sono gli strumenti per discutere di questo tipo di problemi in pubblico».

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