Oltre la metà dei boschi europei spariti negli ultimi 6000 anni

A rivelarlo, una nuova ricerca condotta dall'Università di Plymouth che ha analizzato pollini provenienti da oltre mille siti: gli scienziati hanno dimostrato che migliaia di anni fa oltre due terzi dell'Europa centrale e settentrionale erano ricoperti da alberi. Attualmente, invece, la copertura boschiva è scesa a circa un terzo e, addirittura, in alcune regioni occidentali e costiere, per esempio in Regno Unito e nella Repubblica d'Irlanda, il declino è stato di gran lunga maggiore con una copertura forestale che ha toccato quote al di sotto del 10%.
Stefano Pisani, 30 Gennaio 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Più della metà delle foreste europee sono scomparse negli ultimi 6.000 anni a causa della crescente richiesta di terreni da destinare all’agricoltura e all’uso del legno come fonte di carburante. A rivelarlo, una nuova ricerca condotta dall’Università di Plymouth che ha analizzato pollini provenienti da oltre mille siti: gli scienziati hanno dimostrato che migliaia di anni fa oltre due terzi dell’Europa centrale e settentrionale erano ricoperti da alberi. Attualmente, invece, la copertura boschiva è scesa a circa un terzo e, addirittura, in alcune regioni occidentali e costiere, per esempio in Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda, il declino è stato di gran lunga maggiore con una copertura forestale che ha toccato quote al di sotto del 10%.
Lo studio è pubblicato sui Scientific Reports di Nature.
La ricerca si colloca accanto ai recenti dati satellitari diffusi dal Global Forest Watch che hanno mostrato che nel periodo 2015-2016 il mondo ha perso una copertura boschiva di 493.716 chilometri quadrati, un’area paragonabile come estensione all’intera Spagna. Attualmente, la deforestazione incide per il 10-15% nel computo totale di emissioni globali annuali di carbonio e combattere questo problema è considerato una delle vie più semplici ed economiche per sconfiggere il surriscaldamento globale.
“La maggior parte dei Paesi attraversa una transizione forestale delicata e il Regno Unito e l’Irlanda hanno raggiunto il minimo delle loro foreste circa 200 anni fa. Altri Paesi in Europa non hanno però ancora toccato quel punto e alcune aree della Scandinavia – in cui non si registra una grande dipendenza dall’agricoltura – sono ancora in prevalenza forestali. Tuttavia, in generale, la perdita delle foreste è stata una caratteristica dominante dell’ecologia del paesaggio europeo nella seconda metà dell’attuale era interglaciale, con conseguenze significative per il ciclo del carbonio, il funzionamento degli ecosistemi e la biodiversità” ha dichiarato Neil Roberts, dell’Università di Plymouth, principale autore dello studio.
La ricerca, che ha coinvolto anche studiosi in Svezia, Germania, Francia, Estonia e Svizzera, ha mirato a stabilire con precisione come la natura delle foreste europee sia cambiata negli ultimi undicimila anni. Gli scienziati hanno combinato tre diversi metodi di analisi dei dati sui pollini, tratti dallo European Pollen Database, e sono riusciti a mostrare che la copertura forestale è passata da circa il 60 per cento di 11.000 anni fa all’80% di 6.000 anni fa. Purtroppo, però, questo aumento ha dovuto fare i conti con la successiva introduzione di pratiche agricole “moderne” durante il periodo neolitico che ha provocato un graduale declino che è accelerato verso la fine dell’Età del Bronzo e sta continuando ampiamente fino ai giorni nostri.
Roberts e colleghi hanno dichiarato che portare alla luce questo aspetto è stato uno degli elementi più sorprendenti della ricerca, perché se la deforestazione potrebbe essere considerata un fenomeno relativamente recente, è anche vero che il 20% delle foreste britanniche era effettivamente sparito già alla fine dell’Età del Bronzo, quindi circa 3000 anni fa. “Ottomila anni fa, uno scoiattolo avrebbe potuto saltare da un albero all’altro da Lisbona a Mosca senza mai toccare terra.
La perdita di foreste è certamente negativa, anche se c’è da considerare che alcuni dei nostri habitat più preziosi sono stati guadagnati eliminando i boschi. In ogni caso, fino a circa il 1940 molte pratiche agricole tradizionali erano riuscite a trovare un compromesso con l’ambiente, tutelando la fauna selvatica e creando un habitat per molte delle creature dei boschi. Quelle esperienze potrebbero essere utili ancora oggi per capire in che modo le future iniziative forestali possano incidere positivamente sul cambiamento dell’ambiente in cui viviamo”.
La notizia positiva, comunque, è che queste tendenze al ribasso della copertura boschiva potrebbe presto iniziare a invertirsi attraverso la scoperta di nuovi tipi di combustibile e nuove tecniche di costruzione. Inoltre, si sono concretizzate sulla scena internazionale anche iniziative ecologiche come il progetto “National Forest” e il “Northern Forest”, annunciato dal governo britannico questo mese, che prevede lo stanziamento di 5,7 milioni di sterline (oltre 6 milioni di euro) per avviare la creazione di una foresta nel nord della nazione che si estenderà da Liverpool a Hull.

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