OMS avverte: ancora troppi antibiotici negli allevamenti

Il 7 novembre l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento molto importante per la lotta, che attualmente stiamo perdendo, contro l'antibiotico-resistenza: le raccomandazioni sull'utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti, che fanno seguito al piano d'azione contro la farmaco-resistenza adottato nel 2015 in occasione della World Health Assembly. Queste raccomandazioni si possono riassumere in un unico concetto, ovvero serve una migliore appropriatezza terapeutica, perché in caso contrario tutti gli sforzi per far fronte all'antibiotico-resistenza negli essere umani finiscono per risultare vani.
Cristina Da Rold, 15 Novembre 2017
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Il 7 novembre scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento molto importante per la lotta, che attualmente stiamo perdendo, contro l’antibiotico-resistenza: le raccomandazioni sull’utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti, che fanno seguito al piano d’azione contro la farmaco-resistenza adottato nel 2015 in occasione della World Health Assembly.
Queste raccomandazioni si possono riassumere in un unico concetto, ovvero serve una migliore appropriatezza terapeutica, perché in caso contrario tutti gli sforzi per far fronte all’antibiotico-resistenza negli essere umani finiscono per risultare vani.
Un dato su tutti lo evidenzia appunto l’OMS: in alcuni paesi l’80% del consumo totale di antibiotici avviene proprio nel settore dell’allevamento del bestiame, e per la maggior parte dei casi si tratta di un uso non necessario. Grossa parte degli antibiotici oggi è impiegata infatti per far crescere di più gli animali o come strategia preventiva per evitare l’insorgenza di eventuali malattie. Si somministrano cioè antibiotici ad animali sani.
Le raccomandazioni dell’OMS sono molto chiare riguardo a questi due punti: ridurre (non eliminare) l’uso di antibiotici per ragioni di mercato, cioè per cercare di migliorare la resa del bestiame. I farmaci vanno somministrati – prosegue l’OMS – solo in presenza di una diagnosi conclamata, e in ogni caso si raccomanda di scegliere gli antibiotici non considerati cruciali per l’uomo (l’OMS ha pubblicato la lista aggiornata qui). Inoltre – si precisa – in assenza di ulteriori indicazioni da parte dell’OMS, ogni nuovo farmaco che entra in commercio deve essere considerato cruciale per l’uomo e quindi non dovrebbe essere utilizzato negli allevamenti.
L’antibiotico- resistenza non è qualcosa di nuovo.
La novità è che oggi, a differenza dei decenni passati da che sono stati messi in commercio i primi antibiotici, non abbiamo a disposizione ogni anno nuovi farmaci in grado di distruggere le forme resistenti anche delle più comuni zoonosi, come la Salmonella. Sempre l’OMS qualche mese fa pubblicava un rapporto che raccontava proprio gli estremi di questa battaglia a due velocità fra malattie che diventano sempre più difficili da sconfiggere perché resistenti anche ai farmaci di ultima generazione e la difficoltà di sintetizzare nuovi farmaci più potenti. Attualmente – conteggia l’OMS – vi sono solo 42 nuove molecole in fase di studio, e la media di molecole che poi diventano davvero un farmaci si aggira intorno al 14%.
Nella quinta revisione della lista di antibiotici cruciali per l’uomo, pubblicata nell’aprile del 2017, gli antibiotici considerati come la massima priorità tra gli antimicrobici sono i quinoloni, le cefalosporine di terza e quarta generazione, i macrolidi e i ketolidi, i glicopeptidi e le polimine (note anche come colistina).
In concomitanza con la pubblicazione delle linee guida, The Lancet Planetary Health ha reso noti, in collaborazione con l’OMS, i risultati di una revisione sistematica su 181 studi sull’antibiotico-resistenza negli animali, eseguiti con lo scopo di valutare gli effetti reali degli interventi per ridurre l’uso degli antibiotici negli animali.
Di questi, 179 (il 99%) hanno descritto i risultati di resistenza agli antibiotici negli animali e 81 di essi (il 45%) sono stati inclusi nella meta-analisi. 21 studi riguardavano la resistenza agli antibiotici negli esseri umani, e 13 di questi sono stati poi inclusi nella meta-analisi. Quello che è emerso è che in presenza di interventi di riduzione dell’uso di antibiotici, il rischio assoluto di sviluppare antibiotico-resistenza negli animali si riduce di una range fra il 10 e il 15%, a seconda della classe di antibiotici, del tipo di campione e dei batteri in esame.
Allo stesso modo, negli studi sugli esseri umani, la prevalenza di resistenza agli antibiotici riportata è stata inferiore del 24% nei gruppi di intervento rispetto ai gruppi di controllo.
In realtà non si tratta delle prime linee guida a riguardo. Già 20 anni fa, nel 1997, l’OMS aveva raccomandato di terminare l’utilizzo di antibiotici sugli animali che fossero utili anche all’uomo, e l’anno successivo, nel 1998, la 51ma World Health Assembly aveva adottato una risoluzione per incoraggiare i paesi a ridurre l’uso di questi farmaci in ambito animale.
Nel 2011, sempre l’OMS aveva stabilito che gli antimicrobici importanti per l’uomo non dovevano essere somministrati agli animali, e finalmente nel 2015 la World Health Assembly ha adottato un piano d’azione preciso per contrastare la farmaco-resistenza, fra cui lo stilare delle linee guida, che sono appunto quelle pubblicate il 7 novembre scorso.
Va inoltre detto che in diversi paesi, specialmente in Europa, sono state messe in atto delle precise politiche per accostarsi alle richieste dell’OMS. Nel 2006 la UE ha bandito l’utilizzo di antibiotici per la promozione della crescita dei capi di bestiame. Nel 2005 gli stati Uniti avevano proibito l’uso di fluoroquinoloni nell’allevamento del pollame, mentre nel 2012 sempre gli Stati Uniti hanno proibito l’uso di cefalosporine di terza e quarta generazione negli allevamenti, proprio per la loro importanza per la farmaco-resistenza negli umani.
Infine, persino un colosso come McDonalds nel 2015 ha annunciato di aver vietato ai suoi fornitori di utilizzare sugli animali gli antibiotici presenti nella lista dell’OMS come cruciali per l’uomo, e di proibire loro l’uso di antibiotici in assenza di diagnosi.
Tuttavia, i numeri sull’aumento della farmaco resistenza parlano chiaro: a quanto pare non abbiamo fatto abbastanza. Dobbiamo ridurre ulteriormente e in maniera drastica l’uso di antibiotici negli allevamenti.

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