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Da quando è sbarcato in Europa lo scoiattolo grigio nordamericano non ha fatto altro che creare problemi al nativo scoiattolo rosso. Anche in Italia. E da oggi il nostro “folletto rosso dei boschi” ha un nemico in più: un parassita, trasportato proprio dal cugino americano, in grado di modificare il suo comportamento. Si tratta del verme intestinale Strongyloides robustus, capace di rendere gli scoiattoli rossi più pigri e meno attivi nella ricerca di cibo. Insomma più vulnerabili.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Da quando è sbarcato in Europa lo scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis) non ha fatto altro che creare problemi al nativo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris). Anche in Italia. E da oggi il nostro “folletto rosso dei boschi” ha un nemico in più: un parassita, trasportato proprio dal cugino americano, in grado di modificare il suo comportamento. Si tratta del verme intestinale Strongyloides robustus, capace di rendere gli scoiattoli rossi più pigri e meno attivi nella ricerca di cibo. Insomma più vulnerabili. E che potrebbe spingerli un passo più in là verso l’estinzione già nei prossimi anni, come si legge sulle pagine del Journal of Animal Ecology firmate da un gruppo di ricerca italo-belga.

Che la competizione tra i due “cugini” roditori sia stata sempre sleale è fatto ormai noto. Lo scoiattolo grigio è più grande e più forte, la sua sola presenza aumenta i livelli di ormoni dello stress nel cugino rosso e soprattutto il grigio è portatore sano di un virus letale: il parapoxvirus. Così quando, nel 1948, lo scoiattolo rosso italiano ha conosciuto il suo parente nordamericano per la prima volta in Piemonte, ha dovuto ritirarsi da molte regioni del nord Italia e anche dall’Umbria. Grazie ai progetti di eradicazione, oggi la presenza dello scoiattolo grigio è stata quasi del tutto eliminata in Liguria e in Umbria, e il rosso è riuscito a riconquistare il suo territorio. Ma il grigio continua a essere un problema e a trasmettere malattie e parassitosi agli scoiattoli italiani.

Gli scoiattoli rossi in Italia, infatti, ospitano nel loro intestino una sola specie di vermi intestinali, il Trypanoxyuris sciuri: un nematode appartenente alla famiglia degli Ossiuridi, con cui si sono co-evoluti. Mentre gli scoiattoli grigi, ormai residenti in Italia, si sono portati dall’America un altro verme parassita: lo Strongyloides robustus, che può essere trasmesso agli scoiattoli rossi. Ma cosa comporta questo spillover?

È proprio questa la domanda da cui è partito il team, coordinato da Nicola Ferrari dell’Università degli Studi di Milano e da Francesca Santicchia dell’Università degli Studi dell’Insubria, che ha monitorato sei popolazioni di scoiattoli, tra la Lombardia e il Piemonte. Tre erano composte esclusivamente dall’autoctono Sciurus vulgaris e le altre tre invece erano miste, ma tutte occupavano siti paragonabili in termini di qualità di habitat e disponibilità alimentare.
In particolare il gruppo ha valutato lo stato di salute delle sei popolazioni, compresa la presenza di parassiti intestinali e i livelli di attività dei vari individui, come la quantità di tempo impiegata nelle attività di esplorazione del territorio o nella sua difesa e la tendenza sociale. Ma i risultati non sono stati incoraggianti.

Nelle popolazioni composte esclusivamente da scoiattoli rossi, non c’era alcuna differenza nello stato di salute o nei livelli di attività tra individui infettati o meno dal loro parassita naturale, il Trypanoxyuris sciuri. Ma nelle popolazioni miste, tra gli scoiattoli rossi sani e quelli infettati dal parassita naturale si notava invece una grossa differenza comportamentale: gli individui infetti presentavano una ridotta attività motoria. Sembravano appunto più pigri, si spostavano poco e interagivano meno con i compagni. E la cosa era ancora più evidente se il verme parassita era quello alieno, portato dallo scoiattolo grigio: lo Strongyloides robustus. In questo caso, gli scoiattoli rossi infettati erano ancora meno attivi, poco interessati alla ricerca del cibo e all’interazione sociale. Una differenza lampante, che è subito balzata agli occhi dei ricecatori confrontando i livelli di attività di un individuo prima e dopo l’avvenuta infezione del verme parassita alieno.

“Questo spillover è molto simile a quello che si verifica con lo scoiattolo grigio nel Regno Unito e in Irlanda e che riguarda il parapoxvirus” ha spiegato Nicola Ferrari dell’Università di Milano. “Tuttavia in questo caso, l’effetto provocato da questo endoparassita è molto più difficile da scovare e non porta in modo diretto alla morte dell’animale”.
La competizione mediata dai parassiti, infatti, è molto più subdola. E in questo caso ha come effetto quello di esacerbare ulteriormente la competizione alimentare tra le due specie, entrambe ghiotte di semi di conifere, nocciole e castagne. Insomma non solo gli scoiattoli rossi sono più piccoli e meno forti del cugino americano, per cui nella competizione hanno spesso la peggio. Ma verrebbero svantaggiati dal verme parassita alieno che li rende più pigri e potrebbero così entrare in deficit energetico ed essere sottoalimentati.

Questa difficoltà nel foraggiamento, sommata agli alti livelli di stress provocati dalla presenza degli scoiattoli grigi, potrebbe impedire ai giovani scoiattoli rossi di crescere e svilupparsi in modo adeguato. O potrebbe, ad esempio, diminuire il successo riproduttivo e la sopravvivenza degli scoiattoli rossi costretti a convivere con i grigi.
In altre parole la combinazione di questi processi ecologici e fisiologici, nel giro di pochi anni, potrebbe creare un cortocircuito catastrofico e “portare all’estinzione le popolazioni di scoiattoli rossi che condividono il territorio con i cugini americani” avvertono gli scienziati italiani su Journal of Animal Ecology.

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