Ozono: la Pianura Padana maglia nera d’Europa

I risultati dell’ultimo rapporto ‘Air Quality in Europe 2018’ dell’Agenzia ambientale europea disegna uno scenario preoccupante per l’Italia dove, si stima, 3.200 morti premature nel 2016 siano dovute all’inquinamento da Ozono. Anche altri paesi del vecchio continente non stanno meglio per ciò che riguarda le concentrazioni di questo inquinante. Eppure, nonostante se ne parli molto, al momento non sono state implementate misure significative per ridurne le concentrazioni.
Cristina Da Rold, 18 Novembre 2018
Micron
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Giornalista scientifica

Secondo quanto riporta l’ultimo rapporto Air Quality in Europe 2018 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, la nostra Pianura Padana è la zona con la più alta concentrazione di Ozono troposferico (O3) d’Europa. L’unica area del continente dove nel 2016 si sono toccati vertici di più di 140 μg/m3 di concentrazioni massime di Ozono su una media giornaliera di 8 ore, quando la soglia di sicurezza dell’OMS è di 100 μg/m3.
Siamo il paese europeo in cui l’Ozono ha mietuto più vittime. Le stime parlano di 3.200 morti premature nel 2016 in Italia dovute a questo inquinante, un quinto delle morti di tutta Europa. Certo, siamo lontani dall’impatto di PM10 e PM2,5 in termini di mortalità: rispettivamente 60 mila e 20 mila decessi solo in Italia nel 2016. Sono 53 invece gli anni di vita persi a causa di questo inquinante in Italia su 10 mila abitanti, contro i 900 persi per esposizione a PM10 e i 300 a PM2,5.
Non è un caso che la Pianura Padana sia la maglia nera d’Europa: l’Ozono troposferico è detto “inquinante estivo” perché viene prodotto soprattutto durante i mesi più caldi, quando la radiazione solare è molto elevata. Il calore produce reazioni chimiche nella bassa troposfera, che in condizioni critiche possono portare allo “smog fotochimico”. L’O3 è quindi un inquinante secondario, dovuto a fattori antropici, perché prodotto dalla reazione dell’ossigeno con il biossido di azoto (NO2) e con il contributo dei composti organici volatili (COV).
Il 2016 è stato definito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale, e in Europa è stato il terzo anno più caldo dopo il 2014 e il 2015.
L’Italia ha subìto pesantemente l’impatto delle alte temperature, ma sicuramente siamo in buona compagnia. Diciannove paesi su 36 che hanno inviato i dati all’EEA hanno registrato concentrazioni superiori al valore obiettivo di O3 di più di 25 volte nel corso dell’anno, e il 17% delle stazioni ha mostrato concentrazioni superiori al valore che l’OMS ha fissato come limite da non superare, meno rispetto al 2015, ma di più rispetto al 2014. Inoltre, solo il 17% di tutte le stazioni soddisfaceva l’obiettivo a lungo termine, cioè nessun superamento del livello di soglia per tutto l’anno.

L’edizione 2018 del rapporto dedica un focus specifico all’inquinamento da Ozono troposferico nel bacino del Mediterraneo, che rappresenta oggi un ecosistema fragile dal punto di vista dei cambiamenti climatici. Il Mediterraneo infatti è caratterizzato da frequenti brezze marine che trasportano le masse d’aria, compresi i gas precursori di O3, dagli agglomerati urbani costieri verso le aree interne suburbane e rurali. Inoltre, il ricircolo verticale degli inquinanti influisce sulle concentrazioni di O3superficiali.
Eppure, gli esperti sottolineano che, nonostante se ne parli molto, al momento non sono state implementate misure significative per ridurre le concentrazioni di O3, dando la priorità ad altri agenti inquinanti, come i particolati o il biossido di azoto.
Il rapporto avanza qualche possibile ipotesi sul perché di queste scarse reazioni al problema. Anzitutto l’esposizione a O3 produce meno decessi prematuri rispetto a quanti se ne attribuiscono al particolato o al NO2. Di conseguenza, l’impatto dei costi associati agli effetti sanitari attribuibili al PM sul PIL è stimato essere del 5%, mentre quello per l’O3 dello 0,2% (dato World Bank, 2016).
In secondo luogo, uno dei motivi che forse spinge i governi a investire meno nella riduzione dell’O3 è che l’inquinamento da Ozono ha in media un impatto maggiore sulle aree rurali, dove però sono meno le persone sono esposte rispetto alle aree urbane, anche se l’impatto di questo inquinante su colture e vegetazione, specialmente nelle zone rurali, può essere davvero significativo per l’intero ecosistema.

 

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