Paradise lost: in 25 anni via un decimo della natura selvaggia

Secondo un nuovo studio, dal 1993 sarebbe andata perduta una zona di aree naturali che, cumulativamente, corrisponde a una superficie grande il doppio dell’Alaska. Se non agiamo subito, resterà ben poco della natura selvaggia in tutto il pianeta e sarà un disastro per i cambiamenti climatici e per alcune delle comunità umane più vulnerabili del mondo.
Stefano Pisani, 19 Settembre 2016
Micron
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Giornalista Scientifico

Quando pensiamo alla Natura ci vengono in mente paesaggi lussureggianti, distese verdi, fiumi incontaminati, biodiversità, animali che vivono in armonia in un ecosistema in equilibrio perfetto. Eppure, questo scenario idilliaco rischia di diventare solo un ricordo. Le aree naturali di tutto il mondo, infatti, stanno subendo un calo catastrofico: a partire dagli anni Novanta, un decimo della loro estensione globale è stata infatti perduta.
Secondo un nuovo studio, dal 1993 sarebbe andata perduta una zona di aree naturali che, cumulativamente, corrisponde a una superficie grande il doppio dell’Alaska, che  è stata spogliata dalle specie vegetali e animali che la popolavano e dipendevano da essa. Solo il 23% circa della superficie del mondo si trova ancora in quello stato ‘selvatico’ che è caratterizzato da popolazioni indigene, da fauna, piante e microrganismi locali che convivono tra loro, con poco o nessun disturbo da parte di grandi popolazioni umane. Gli stati più ‘fortunati’? La maggior parte delle aree naturali superstitiappartengono all’Asia settentrionale, al nord Africa, all’Australia e al nord America, in particolare concentrate nel nord del Canada.

POLITICHE AMBIENTALI SBAGLIATE
La contrazione delle aree allo stato naturale dipende da attività umane come l’estrazione di minerali, petrolio e gas e dall’agricoltura. Studi come questo sottolineano la necessità di politiche internazionali conservative che riconoscano il valore delle aree naturali e le proteggano dalle minacce che devono affrontare. «A livello globale, importanti aree naturali – pur essendo fondamentali per la biodiversità o per regolazione del clima locale oltre che per il sostegno di molte comunità di tutto il mondo politicamente ed economicamente emarginate – sono ancora oggi completamente ignorate dalle politiche ambientali» ha dichiarato l’autore principale dello studio, James Watson, della University of Queensland, in Australia «probabilmente, ormai ci restano solo uno o due decenni per cambiare questa situazione».

LE REGIONI PIÙ COLPITE
In totale, sono andati persi circa 3,3 milioni di chilometri quadrati di aree naturali. L’Africa centrale e il Sud America sono state le regioni più colpite: l’Amazzonia ha perso un terzo dei suoi territori incontaminati e l’Africa centrale ne ha perso il 14%. «Gran parte dell’Amazzonia è stata persa: gli ecosistemi di mangrovie, aree naturali davvero molto importanti, hanno subito un duro colpo. Si tratta di un terreno che rappresenta un vivaio per molta fauna selvatica del mondo: i giovani pesci crescono in questi ecosistemi di mangrovie, che hanno un peso notevole anche per le attività di pesca» ha continuato Watson.
C’è però anche qualche buona notizia. I ricercatori rilevano infatti che quello che resta delle aree naturali è composto in gran parte da territori che potrebbero dare un buon contributo alla sopravvivenza delle aree naturali residue. Inoltre, le statistiche mostrano che, tra il 2005 e il 2012, gli sforzi per la conservazione compiuti in Brasile hanno ridotto la deforestazione di circa il 70%.
Attualmente, come si legge nello studio pubblicato sulla rivista Current Biology, resistono comunque solo 30,1 milioni di chilometri quadrati di aree naturali, che equivalgono a circa il 23% della massa del territorio complessivo della Terra. «Questo tipo di perdita, che si è verificata in soli due decenni, è sconcertante», ha commentato Oscar Venter, coautore dello studio, della University of Northern British Columbia. Lo studio è stato discusso anche durante il meeting di Honolulu della International Union for Conservation of Nature.

SALVAGUARDARE L’EREDITÀ NATURALE
Le aree naturali considerate nella ricerca sono state definite come “paesaggi biologicamente ed ecologicamente intatti che sono per lo più privi di disturbi antropici”. Gli scienziati hanno mappato aree di questo genere in tutto il mondo e valutato come i loro ecosistemi sono cambiati nel corso degli anni. Una volta che un’area naturale è perduta, non può essere più ripristinata perché i processi ecologici che sono alla base degli ecosistemi vengono distrutti, hanno spiegato i ricercatori. L’unica opzione resta dunque quella di proteggere in modo efficace quello che è rimasto. «Se non agiamo subito, resterà ben poco della natura selvaggia in tutto il pianeta e sarà un disastro per i cambiamenti climatici e per alcune delle comunità umane più vulnerabili del mondo» – ha  sottolineato Watson –«abbiamo il dovere di agire per i nostri figli e i loro figli».

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