Permiano-Triassico: nuovi elementi sulle ragioni dell’estinzione di massa?

Un gruppo di studiosi dell’Università della California di Berkeley ha scoperto che il più grande evento di estinzione di massa della Terra, avvenuto circa 252 milioni di anni fa durante il Permiano-Triassico, potrebbe essere stato notevolmente esacerbato dall'assottigliamento dello strato di ozono del Pianeta. Un risultato che può rappresentare un ammonimento anche sul futuro della Terra.
Stefano Pisani, 20 Febbraio 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che il più grande evento di estinzione di massa della Terra, avvenuto circa 252 milioni di anni fa, potrebbe essere stato notevolmente esacerbato dall’assottigliamento dello strato di ozono del Pianeta. A quanto si legge nello studio pubblicato sulla rivista Science Advances, l’eccessiva luce ultravioletta non filtrata avrebbe avuto l’effetto di rendere sterile parte della vegetazione, in particolare alberi di pino, innescando una cascata di altri effetti negativi.
L’evento di estinzione di massa del Permiano-Triassico è stato totalmente devastante. Nel complesso, il Pianeta ha assistito alla distruzione del 75% degli animali terrestri e del 95% della vita marina e delle numerose specie vegetali di tutto il mondo. In una altalena biologica, la destabilizzazione delle piante e gli episodi di “recupero” naturale hanno continuato a verificarsi per altri cinquecentomila anni, fino al Triassico. Nello stesso periodo, nell’arco di un milione di anni, tra 251 e 250 milioni di anni fa, si è manifestato anche un evento vulcanico assolutamente imponente, che ha dato origine alla regione conosciuta come “Trappole siberiane”.
Per molto tempo, gli scienziati hanno pensato che i due eventi fossero interconnessi e che le eruzioni vulcaniche avessero avuto un pesante effetto sullo strato di ozono, con conseguenze generali sull’evento estintivo – ma finora non erano stati riconosciuti con chiarezza i dettagli del processo.
Una delle ipotesi era che le piogge acide avrebbero potuto giocare un ruolo in questo contesto, ma di solito gli effetti di questo fenomeno sono molto localizzati e non portano a una catastrofe globale.
Jeffrey Benca dell’Università della California di Berkeley e il suo gruppo di lavoro ritengono ora di aver trovato una risposta; la ricerca costituisce anche un ammonimento che riguarda i cambiamenti climatici che si verificano al giorno d’oggi. Gli studiosi hanno scoperto che, se messi sotto gli stessi livelli di luce ultravioletta estrema che si ritiene si registrassero durante l’evento di estinzione di massa del Permiano-Triassico, i pini risultano essere temporaneamente resi sterili. Il team ha irradiato per due mesi dei piccoli pini delle dimensioni di un bonsai (non più alti di 50 centimetri) con una quantità di radiazione ultravioletta corrispondente a circa a 13 volte la luce UV di una giornata di pieno sole per simulare gli effetti della riduzione dello spessore dello strato di ozono.
Durante questo periodo, nessuno degli alberi è morto ma il polline ha subito delle deformazioni e tutti i semi sono avvizziti e morti dopo pochi giorni, il che ha reso gli alberi sterili. I pini hanno gradualmente recuperato la loro condizione originaria dopo il ritorno alla luce normale, ma secondo gli scienziati un periodo di sterilità potrebbe aver avuto un impatto molto importante sulle popolazioni arboree.
«Durante la crisi del Permiano, le foreste potrebbero essere scomparse in parte o completamente a causa dell’aumento dell’esposizione ai raggi ultravioletti.
Con l’arrivo delle eruzioni vulcaniche, potrebbe essersi verificato un indebolimento dello scudo di ozono, che potrebbe aver portato a declini forestali precedentemente osservati nei reperti fossili rinvenuti», ha spiegato Benca. «Se si va a interferire ripetutamente con alcune delle specie di piante dominanti a livello globale si possono innescare cascate trofiche che destabilizzano la base della catena alimentare, il che certamente non è una buona notizia per gli animali terrestri». I fossili di molte aree del supercontinente Gondwana al momento dell’evento contenevano polline malforme e altre prove del declino delle foreste, il che suggerisce che anche altri alberi, non solo le conifere, potrebbero essere stati colpiti da questo processo legato all’assottigliamento dell’ozono.
Con gli scienziati che negli anni recenti parlano di un’imminente sesta estinzione di massa, e lo strato di ozono impoverito dall’inquinamento che sta portando a livelli più elevati della radiazione UVB che danneggia il DNA, i ricercatori ritengono che le loro attuali scoperte possano rappresentare un avvertimento sul futuro della Terra. «I paleontologi hanno elaborato vari scenari per le prossime, potenziali estinzioni di massa, ma la vita delle piante può essere influenzata, oltre che dalla morte improvvisa, anche dalla interruzione di una parte del ciclo vitale, come la riproduzione, per un lungo periodo di tempo. Questo processo può causare la diminuzione della popolazione e la sua potenziale scomparsa» ha aggiunto Cindy Looy, co-autrice dello studio.

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