Peso e genetica, nuove scoperte

Secondo un nuovo studio pubblicato su ‘PLOS Genetics’, potrebbe esistere una combinazione specifica, un mix di "geni della magrezza" che possono essere tramandati di genitore in figlio. O, meglio, è possibile ravvisare un'assenza ereditaria di geni associati all'obesità.
Stefano Pisani, 09 Febbraio 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

Chi di noi non ha quell’amico che, inspiegabilmente, riesce a rimanere magrissimo anche a prescindere da quello che mangia? Stando a un nuovo studio gli scienziati potrebbero aver scoperto uno dei segreti di questa linea perfetta e inattaccabile. E no, non si tratta solo di avere una vita notevolmente attiva o batteri intestinali insolitamente virtuosi: alcune persone sono dotate di codici genetici particolari che li aiutano a mantenere lo stesso peso per tutto l’arco della loro vita. Chi non ha questo corredo genetico fortunato potrebbe aver invece bisogno di qualche “aiutino” in più.
Nella letteratura scientifica del settore, sono numerose le ricerche che sono riuscite a trovare un collegamento significativo tra le mutazioni genetiche che si riscontrano in soggetti predisposti all’obesità. In questo nuovo lavoro, per la prima volta, viene invece seguita una strada diversa, legata all’esplorazione dei geni che possono influenzare la magrezza.
A quanto si legge sulla rivista PLOS GEnetics, i risultati conseguiti suggeriscono che, effettivamente, potrebbe esistere una combinazione specifica, un mix, di “geni della magrezza” che possono essere tramandati di genitore in figlio. Oppure, più precisamente, è possibile ravvisare un’assenza ereditaria di geni associati all’obesità.
«Questa ricerca testimonia per la prima volta che le persone sane e magre sono generalmente magre perché presentano un carico inferiore di tutti quei geni che possono aumentare le probabilità di sovrappeso e non perché sono moralmente superiori, come alcuni suggeriscono» ha dichiarato uno dei componenti del team di ricerca, Sadaf Farooqi dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito. «È facile giudicare, e spesso criticare negativamente e con frettolosità, le persone per il loro peso; la scienza dimostra che la questione di fondo è molto più complessa e, in un certo senso, fuori dalla nostra portata: abbiamo geneticamente molto meno controllo sul nostro peso di quanto ci piace pensare di avere».
Gli studiosi hanno agito confrontando il DNA di 1.622 persone con un basso indice di massa corporea con quello di 1.985 soggetti gravemente obesi e di 10.433 persone normopeso. I ricercatori sono stati in grado di individuare gli schemi che si trovavano dietro le codifiche genetiche relative ai tre gruppi.
Non è mancato inoltre l’esame di questionari che miravano a esplorare lo stile di vita di ogni volontario, al fine di escludere dall’indagine tutti quei fattori, legati appunto alle attività quotidiane come, per esempio, i disturbi alimentari, che avrebbero potuto incidere nell’analisi in maniera significativa.
I ricercatori hanno scoperto che esiste quello che hanno battezzato come “punteggio di rischio genetico” e che questo punteggio per le persone obese è molto più alto di quanto non risulti per quelle magre. In altre parole, le persone longilinee tendono a presentare una minor quantità di varianti genetiche che aumentano le probabilità di soffrire del disturbo dell’obesità. Oltre a riscontrare varianti genetiche abbastanza comuni che erano già state collegate all’obesità, il gruppo di scienziati ha scoperto dunque nuove mutazioni relative all’obesità e alla magrezza.
Una delle conclusioni a cui si è giunti è, tra l’altro, che tra le persone che erano “naturalmente” magre che sono state reclutate per lo studio ben tre quarti (o, più precisamente, il 74%) avevano una storia familiare di magrezza e buona salute generale. In futuro, i ricercatori si ripromettono di tentare di identificare ancora più geni e meccanismi biologici che aiutano le persone a mantenere il giusto peso.
Se da un lato queste scoperte raccontano il ruolo fondamentale della genetica per una forma fisica invidiabile, dall’altro, i geni non possono certamente esaurire il discorso del mantenimento di un peso nella norma. Come hanno infatti dimostrato ricerche precedenti, una persona grassa o magra potrebbe trovarsi con questa costituzione fisica anche a causa di tutta una serie di fattori, tra cui la velocità del metabolismo, il minore o maggiore esercizio fisico e il consumo di cibi grassi.
Questo studio, tuttavia, aggiunge il nuovo particolare della evidenza del ruolo cruciale giocato dai fattori genetici.
Non si tratta di una ricerca che vuole asserire che la magrezza e l’obesità dipendono esclusivamente dalla genetica, ma lo studio suggerisce che, per esempio, il consumo spropositato di hamburger e patatine ogni giorno porterà un aumento ponderale diverso per persone geneticamente diverse, e quelle che risultano obese partono da una situazione di svantaggio oggettiva. «I ‘dadi genetici’ sono lanciati contro di loro», ha spiegato uno dei ricercatori coinvolti nel lavoro, Inês Barroso del Wellcome Sanger Institute nel Regno Unito.
In definitiva, dunque, quando si tratta di gestire il nostro peso, non stiamo tutti partendo da un piano di assoluta parità e le nostre azioni possono fare la differenza.
Questo è un assunto da tenere a mente la prossima volta che si valuta di fare una capatina verso il fast food: un’alimentazione corretta e l’esercizio fisico sono ancora molto importanti per la nostra salute.
«Sappiamo già che le persone possono essere magre per diversi motivi», conclude Farooqi, «alcuni non provano interesse verso il cibo, mentre altri sono molto golosi e possono mangiare tutto quello che vogliono senza ingrassare mai. Se riusciremo a individuare con certezza i geni che impediscono loro di ingrassare potremmo essere in grado di agire su quei geni in modo da sviluppare nuove strategie per la perdita di peso e aiutare quelle persone che sono prive di questo vantaggio genetico».

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