Pesticidi: per EFSA il rischio per i consumatori europei rimane basso

L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha diffuso nei giorni scorsi il rapporto 2015 sui livelli di residui negli alimenti in 30 Paesi europei.
Cristina Da Rold, 18 Aprile 2017
Micron
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Giornalista scientifica

Melanzane, banane, broccoli, olio d’oliva, succo di arancia, piselli, peperoni, uva da tavola, grano, burro e uova: nel 2015, nel 97,2% dei casi i livelli di pesticidi riscontrati i questi alimenti che consumiamo in Europa rientra nei limiti imposti dall’Unione Europea.
Nel complesso il 53% dei campioni analizzati è risultato privo di residui di pesticidi, mentre il 43,9% ne conteneva piccole quantità, comunque al di sotto dei valori soglia. I tassi di superamento più elevati si sono registrati per i broccoli (3,4% dei campioni) e uva da tavola (1,7%). Rari invece sono risultati i superamenti dei valori nell’olio d’oliva, nel succo d’arancia e nelle uova di gallina.  Nessun superamento è stato registrato nei campioni di burro analizzati. Per quanto riguarda in particolare gli alimenti di origine animale, su 7.822 campioni  analizzati, in oltre 6000 (84%) non sono stati rinvenute tracce di residui quantificabili, e solo per 33 campioni (lo 0,4%), si è identificato un superamento dei valori consentiti. Poca differenza invece fra le percentuali complessive e quelle del biologico, dove il 99,3% dei campioni è risultato completamente privo di residui o con quantità nei limiti di legge.
Sono i dati resi noti l’11 aprile scorso da EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, in un rapporto che ha coinvolto 84.341 campioni, analizzati in 30 Paesi europei, per un totale di 774 pesticidi, una media di circa 220 ricercati per campione. Per l’Italia si conta un totale di 381 pesticidi esaminati, con una media di 116 pesticidi ricercati per alimento. Si tratta di alimenti per i quali vige il Regolamento (EC) 396/2005 che regola i limiti che si applicano a diversi prodotti alimentari e stabilisce il limite massimo applicabile per difetto.
Nel complesso – precisa EFSA – i dati sono rassicuranti: sulla maggior parte di ciò che mangiamo in Europa, compresi gli alimenti che importiamo da paesi terzi (che hanno costituito il 25% degli oltre 84 mila campioni esaminati) possiamo stare tranquilli.

C’è da dire tuttavia che ciò che importiamo da fuori Europa presenta in ogni caso percentuali un po’ più elevate di livelli di pesticidi fuori soglia consentita. Degli 84 mila campioni analizzati, il 56,2% di quelli provenienti da Paesi UE ed EEA erano privi di residui quantificabili (contro il 44,3% dei campioni provenienti da Paesi terzi), il 42,1% conteneva residui comunque entro i limiti (contro il 50% dei campioni provenienti da Paesi terzi), mentre il 1,7% dei campioni ha superato il limite legale, contro il 5,6% degli alimenti provenienti da Paesi terzi.
Interessanti sono dunque i dati che raccontano quanto ogni Paese importa da Paesi europei e quanto da Paesi terzi. L’Italia è al terzo posto dopo Grecia e Spagna quanto a importazioni intra-UE, che rappresentano il 74,8% del totale; il 3,4% è da Paesi EEA e un 14% di import da Paesi terzi.

Il risultato è che l’Italia presenta, quanto a produzione di alimenti vegetali che sono stati poi esaminati, una percentuale di prodotti eccedenti i limiti consentiti dell’1,5%, cioè al di sotto della media europea, che è appunto dell’1,7%. La media statistica però non rispecchia molto la realtà dei fatti, dal momento che essa risulta da una forbice ampia da Paese a Paese. Meglio di noi Austria, Croazia e Paesi Baltici, i cui alimenti ivi prodotti che superano le soglie consentite di pesticidi rimangono ampiamente sotto l’1%, mentre al contrario a Malta, a Cipro, in Portogallo, in Grecia e in Romania i prodotti con valori sopra la soglia superano ampiamente il 3% del totale.

Riguardo agli alimenti vegetali prodotti fuori Europa, invece, come si diceva le percentuali di quelli con quantità di pesticidi oltre i limiti sono molto superiori: il 16,3% dei prodotti provenienti dalla Cina, il 15% di quelli vietnamiti, l’11% dei tailandesi, il 20% dei cambogiani e addirittura il 40% dei prodotti provenienti dal Laos, per citare i più evidenti. Anche qui però EFSA è rassicurante: i controlli alla “frontiera” europea si sono intensificati negli ultimi tempi. Secondo le disposizioni del regolamento (CE) n 669/200934 sui controlli all’importazione, infatti, alcuni prodotti alimentari provenienti da Cambogia, Cina, Repubblica Dominicana, Egitto, Kenya, Marocco, Nigeria, Perù, Tailandia, Turchia e Vietnam sono stati oggetto di un aumentato livello dei controlli ufficiali per alcuni antiparassitari nei punti di ingresso nel territorio dell’UE.

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