Popolazione, benessere e cambiamento climatico

Mentre a Bonn è in corso la Cop23 un nuovo studio, pubblicato su PNAS, esamina l'impatto che la crescita demografica, il tipo di sviluppo e lo stato di benessere della popolazione avranno sui cambiamenti climatici nel prossimo futuro.
Francesca Buoninconti, 11 Novembre 2017
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Un dato è certo: il clima sta cambiando, e anche rapidamente. E la causa siamo noi. Siccità, danni all’agricoltura, eventi meteorologici estremi, innalzamento dei mari e scomparsa di lunghi tratti costieri sono solo alcune delle catastrofiche conseguenze che già iniziamo ad affrontare. Conseguenze che avranno costi economici e sociali enormi, se non si interviene adesso. E se consideriamo che la popolazione mondiale è destinata ad aumentare – e quindi un numero maggiore di persone sarà esposto a questi eventi – capiamo bene che bisogna agire in fretta. Così, mentre è in corso la Cop23 a Bonn, un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un gruppo di ricercatori dell’Università di Princeton, dell’Università del Vermont e dell’Università del Texas, potrebbe aprire una nuova prospettiva.
Il team è andato oltre le proiezioni della crescita demografica e del calcolo dei costi in base alle emissioni di CO2. Ha analizzato sì la crescita della popolazione umana, ma con due approcci etici diversi, basati sul calcolo del livello di benessere. Nel primo caso, il team ha supposto che con la crescita demografica si intenda aumentare anche il numero totale di persone che sono benestanti. Nel secondo caso, invece, i ricercatori hanno immaginato con la crescita demografica un aumento del livello medio di benessere.
Sulla base di questi due approcci etici, gli esperti hanno elaborato i possibili scenari futuri fino al 2100, basandosi sulle proiezioni di crescita demografica fatte dall’ONU nel 2015: crescita alta (16,6 miliardi di persone), media (11,2 miliardi) e bassa (7,3 miliardi).
Per calcolare dunque i costi e i benefici di questi scenari futuri, il team ha impiegato un modello climatico-economico chiamato DICE (Dynamic Integrated Climate-Economy), capace di determinare quanto si dovrebbe spendere per mitigare i cambiamenti climatici futuri in base allo stato di benessere della popolazione.
Secondo i risultati, ovviamente, una popolazione globale più piccola potrebbe far risparmiare decine di miliardi di dollari all’anno sulle politiche di prevenzione del cambiamento climatico. Ad esempio, consideriamo lo scenario futuro con una crescita di popolazione alta: le spese necessarie per mitigare i danni climatici saranno dell’85% e del 120% più alte, nel 2025 e nel 2050, rispetto allo scenario previsto per una crescita media della popolazione. I costi economici dei cambiamenti climatici sono quindi destinati a aumentare se la popolazione cresce. E questo era un dato già assodato.
Ma, grazie al modello DICE, i ricercatori hanno notato che investire nei programmi di sviluppo potrebbe portare maggiori benefici, evitando in futuro di pagare il pesante scotto dei cambiamenti climatici. Applicando i due approcci etici alla crescita demografica, il team ha scoperto che i costi aumenteranno molto più rapidamente se l’obiettivo di crescita è quello di massimizzare il numero di persone felici o benestanti. Quindi se si persegue il primo approccio etico, invece che il secondo.
Sarebbe preferibile, quindi, aumentare il livello medio di benessere concentrandosi sulla riduzione della povertà, sull’accesso all’istruzione per le ragazze, su programmi di educazione alla salute riproduttiva e sul miglioramento della salute infantile.
E questo vale soprattutto per i paesi poveri o in via di sviluppo, situati per lo più nella fascia tropicale, che subiranno maggiormente i danni dei cambiamenti climatici. Se in questi paesi la fertilità rimane alta, il progresso tecnologico resta lento e la povertà dilaga, i danni saranno molto severi perché la popolazione non avrà le risorse economiche per far fronte al cambiamento climatico.
Quindi o si investe per limitare la crescita demografica oppure, come suggerito da questa ricerca, si segue un nuovo modello di sviluppo etico. Secondo lo studio, infatti, i soldi risparmiati per fronteggiare i danni dei cambiamenti climatici in uno scenario in cui si investa tutto sulle politiche di contenimento demografico, potrebbero addirittura compensare i costi delle politiche di sviluppo che riducono la povertà e la fertilità. E se l’obiettivo della società è quello di aumentare il livello di benessere medio – e non di incrementare il numero di persone che sono benestanti – il risparmio sarebbe pari a decine di miliardi di dollari ogni anno. Conti alla mano.

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