Profumi e shampoo stanno diventando inquinanti importanti come lo smog

Secondo un nuovo studio, prodotti come quelli che si usano per la cura della persona o i detergenti per gli interni che liberano i cosiddetti COV (composti volatili organici) stanno contribuendo in modo significativo alla formazione dell'ozono e di atri particolati inquinanti e stanno assumendo un peso, rispetto all'inquinamento atmosferico, pari quasi alle emissioni delle automobili.
Stefano Pisani, 23 Febbraio 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Un nuovo studio ha mostrato che la natura dell’inquinamento atmosferico sta mutando drasticamente, man mano che le emissioni delle automobili diventano sempre meno dannose per l’ambiente. “Le fonti di inquinamento atmosferico da tenere sotto osservazione stanno cambiando: i trasporti diventano più puliti e allora le altre sorgenti inquinanti cominciano ad avere un peso maggiore” ha dichiarato Brian McDonald, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Science, e in forze all’Università del Colorado di Boulder e al NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
In particolare, la ricerca si è concentrata sui cosiddetti COV (composti organici volatili), sostanze a base di petrolio che possono contribuire alla formazione di ozono e di particolato pericoloso.
I composti organici volatili assumono molte forme diverse e hanno origini di diverso genere, venendo fuori dagli alberi, dall’erba e da alcune fonti artificiali come le automobili. Si trovano inoltre in molti tipi di prodotti industriali e di consumo, e nella ricerca si citano “pesticidi, rivestimenti, inchiostri da stampa, adesivi, detergenti e prodotti per la cura personale” come fonti chiave di COV. Dato l’enorme uso che le persone fanno di questi prodotti a base di petrolio, attualmente queste sostanze contribuiscono all’inquinamento tanto quanto il settore dei trasporti.
Addirittura, nel caso di un tipo particolare di inquinamento, quello dovuto al particolato minuscolo che può danneggiare i polmoni, le emissioni di particelle rilasciate da questi prodotti chimici sono circa il doppio di quelle riconducibili al settore dei trasporti.
Lo studio rivela che quando queste sostanze escono all’aperto, interagiscono con la luce solare e innescano reazioni chimiche che contribuiscono all’inquinamento atmosferico esterno. I ricercatori si sono mossi secondo diversi approcci: hanno esaminato gli inventari della produzione industriale di articoli contenenti COV, hanno campionato l’aria raccogliendo dati relativi alla concentrazione delle sostanze presenti e hanno elaborato modelli su come le particelle si muovono dagli ambienti interni a quelli esterni e viceversa. La situazione dell’aria di una città come Los Angeles, nota per i suoi problemi di inquinamento atmosferico, ha confermato le previsioni degli autori circa la prevalenza di COV dovuti a prodotti chimici. “I profumi, le colonie, quando vengono usati rilasciano un buon odore – ha spiegato Chris Cappa, altro autore dello studio – poi quell’odore si dissipa. Dove è finito? C’è stato uno scambio di aria con l’esterno, quegli odori si sono spostati verso l’esterno, con conseguente contaminazione dell’aria”.
La ricerca ha evidenziato anche che il contributo ai COV dei prodotti presi in considerazione nella ricerca è stato finora ampiamente sottostimato ed è sottorappresentato nell’enumerazione delle attuali fonti di inquinamento atmosferico. Gli scienziati hanno concluso che negli Stati Uniti la quantità di COV emessi dai prodotti industriali e di consumo è in realtà due o tre volte superiore a quella stimata dagli attuali inventari dell’inquinamento atmosferico. Per esempio, l’Environmental Protection Agency stima che circa il 75% delle emissioni di COV (in termini di peso) proviene da fonti veicolari e circa il 25% da prodotti chimici. Il nuovo studio, con la sua valutazione dettagliata delle statistiche aggiornate sull’uso di sostanze chimiche e esaminando dati atmosferici precedentemente non disponibili, porta questa divisione a 50-50.
“Quello che abbiamo voluto fare con questa ricerca è aumentare la consapevolezza circa la situazione attuale. Queste sostanze possono avere importanti implicazioni sulla qualità dell’aria delle grandi città industrializzate e sono delle componenti inquinanti da tenere maggiormente in conto per cercare di raggiungere adeguati standard di qualità dell’aria” ha commentato Jessica Gilman del NOAA, tra gli autori della ricerca. Saranno poi necessarie ulteriori ricerche per determinare quanto queste sostanze chimiche contribuiscano alla formazione di particelle fini nell’atmosfera, la forma più pericolosa di inquinamento atmosferico. “Tradizionalmente ci siamo concentrati sui trasporti e sulle emissioni industriali nell’ambiente esterno. I prodotti chimici volatili sono però ora fonti di emissioni relativamente più importanti e si originano sia da sorgenti esterne che esterne (e, in alcuni casi, soprattutto dall’interno). E attualmente non c’è una regolamentazione per la maggior parte degli ambienti interni” ha concluso Brent Stephens dell’Illinois Institute of Technology.

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