Quote latte 30 anni dopo

Introdotte per la prima volta nel 1984 dalla Comunità Economica Europea, da sempre assai discusse, le quote latte sono state recentemente abolite. Ma quali sono i risultati di questo trentennio? Ce lo raccontano i primi dati Eurostat.
Cristina Da Rold, 18 Gennaio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Pochi mesi fa, il 1 aprile 2015 sono terminati i 30 anni di quote latte, introdotte per la prima volta il 31 marzo 1984 dalla Comunità Economica Europea. Una misura assai contestata, che prevedeva un prelievo finanziario per ogni chilogrammo di latte prodotto, con lo scopo di disincentivare la sovrapproduzione di latte. Una produzione sempre maggiore avrebbe avuto come conseguenza un calo dei prezzi.
Ora, dopo 31 anni di quote latte siamo ritornati al libero mercato. Ma quali sono stati i risultati di questo trentennio di multe e restrizioni? A fine novembre Eurostat ha pubblicato i suoi primi dati sull’argomento, che arrivano fino al 2014 e vale la pena darci un’occhiata.
Gli esperti Eurostat definiscono le quote latte un esperimento “very effective”, cioè assai fruttuoso per lo scopo che si era prefissato. Dal 1983 a oggi la produzione di latte a livello europeo non solo non è aumentata, ma è diminuita dell’1%, con una media annuale del -0,3%. Dal 1991 la diminuzione della produzione è stata più marcata: da 159 milioni di tonnellate a 153,8 milioni del 2013.

Rispetto a 30 anni fa, inoltre, abbiamo molti meno capi di bestiame da latte e molte meno aziende agricole che producono prodotti caseari. Attenzione, questo dato non significa decrescita. Significa soltanto che in 30 anni sono diminuite le piccole aziende agricole a favore delle grandi aziende specializzate in prodotti lattiero-caseari. Stiamo parlando di un calo dell’81% dei piccoli poderi dal 1983 a oggi, per un totale di 3,6 milioni di chiusure. È come se – chiosa Eurostat – avessero chiuso 326 aziende agricole ogni giorno per 30 anni.

Bisogna però distinguere la situazione da paese a paese, poiché il panorama è tutt’altro che omogeneo. Il mercato del latte è oggi in mano a pochi paesi in Europa, così come lo era 30 anni fa. Nel 1983 il 24% della produzione europea di latte era francese, mentre un altro 25% era prodotto in Germania Ovest. Dal 1991 a oggi il gruppo degli Eu-10 copre i 2/3 della produzione. Se osserviamo i dati Eurostat relativi a Eu-10 e quelli degli Eu-28 notiamo infatti grosse differenze.

È un dato innegabile però che oggi facciamo uso di molto meno bestiame rispetto a 30 anni fa: precisamente il 38% in meno. Nel 1983 avevamo 25,8 milioni di capi, nel 2014 16 milioni. Questo perché, si legge, dal 1983 a oggi le tecnologie agrarie hanno fatto passi da gigante, specie negli ultimi 20 anni del secolo scorso. Tuttavia, dal 2001 a oggi la riduzione del numero dei capi è stata meno marcata: il 12%, e dal 2009 al 2014 negli Eu-10 abbiamo assistito addirittura a un incremento del 3%. La media degli Eu-28 segna un +1%. Insomma, ancora una volta sono i Big 10 a reggere il gioco.
Infine, in 30 anni è anche cambiato profondamente il mercato del latte, cioè per che cosa viene utilizzato. Rispetto al 1983 produciamo ad esempio molto meno burro e più formaggi. 30 anni fa la metà della produzione di latte era riservata alla produzione di burro, mentre oggi siamo intorno al 30%. Al contrario, la fetta più grossa, il 40% del latte, la utilizziamo oggi per la produzione di formaggi, mentre nel 1983 ne usavamo il 24% per questa finalità.

E l’Italia? Il nostro Paese ha visto un incremento della produzione di latte vaccino negli ultimi tre decenni, da 10858 migliaia di tonnellate prodotte nel 1983 alle 11281 migliaia del 2013. Abbiamo diminuito la produzione di latte da bere, ma aumentato quella per la produzione di burro. Ma soprattutto abbiamo incrementato la produzione di latte per i formaggi, tanto che oggi siamo il terzo produttore in Europa con 1157 mila tonnellate di latte prodotto, il doppio rispetto a 30 anni fa.

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