Rapporto Oms: 4,2 milioni di morti per inquinamento

L’inquinamento rappresenta un problema assolutamente da non sottovalutare, come testimoniano i dati diffusi dall’OMS. In particolare destano molta preoccupazione le cifre che sono riferite al 2016 sull’inquinamento dell’aria: il 90% della popolazione mondiale respira sostanze inquinanti ad un livello superiore di quello ammesso, con gravi conseguenze sulla salute.
Cristina Da Rold, 03 Maggio 2018
Micron
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Giornalista scientifica

Sono 556 mila le morti premature nella regione europea dell’OMS attribuibili all’inquinamento atmosferico domestico e ambientale, 348.000 di essi verificatasi nei Paesi a basso e medio reddito e 208.000 in quelli ad alto reddito, altrimenti detto 84 morti per 100.000 abitanti nei paesi a basso e medio reddito, contro i 42 morti ogni 100.000 abitanti dei paesi ad alto reddito. Sono queste le ultime stime dell’OMS pubblicate in questi giorni, che mostrano un aumento importante anche solo rispetto al 2015, quando le morti premature stimate erano circa 400mila.
A livello mondiale l’inquinamento atmosferico da solo ha provocato circa 4,2 milioni di morti nel 2016, più i 3,8 milioni di morti dovuti all’inquinamento domestico dovuto alla cottura con combustibili fossili e tecnologie ad alto impatto inquinante.
L’esposizione a sostanze inquinanti è ormai un ben noto fattore di rischio critico per le malattie non trasmissibili. Le particelle ultrasottili per esempio (PM2.5 e PM10) penetrano nei polmoni e nel sistema cardiovascolare, causando ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni, malattie polmonari ostruttive croniche e infezioni respiratorie, compresa la polmonite.
Si stima che esse causino circa un quarto (il 24%) di tutti i decessi negli adulti per malattie cardiache, un quarto degli ictus, e il 43% delle morti per malattia polmonare ostruttiva cronica, per non parlare del 29% dei decessi per cancro ai polmoni.
Sono cifre che non devono stupire dal momento che nel mondo si stima che 9 persone su 10 respirano aria contenente alti livelli di sostanze inquinanti. I livelli di PM10 e di PM2,5 annuale sono aumentati in più del 10% delle città, sia nei paesi ad alto reddito che nei paesi a basso e medio reddito, anche se le raccomandazioni dell’OMS impongono ai paesi di ridurre il loro inquinamento atmosferico a valori medi annuali di 20 μg / m3 per il PM10 e di 10 μg / m3 per il PM2.5.
Sebbene in alcune parti del mondo come in Europa e negli Stati Uniti le concentrazioni di queste sostanze nell’aria si siano leggermente ridotte, se consideriamo la scena mondiale, negli ultimi 6 anni i livelli di inquinamento dell’aria sono rimasti alti e approssimativamente stabili. I livelli più alti si registrano nella regione del Mediterraneo orientale e nel sud-est asiatico, con livelli medi annui spesso superiori a 5 volte i limiti dell’OMS, seguiti da città a basso e medio reddito in Africa e nel Pacifico occidentale.
Nel frattempo circa 3 miliardi di persone – oltre il 40% della popolazione mondiale – non hanno ancora accesso a combustibili e tecnologie pulite nelle loro case, sia per la cottura dei cibi che per il riscaldamento. Nei paesi ad alto reddito della regione europea, solo il 40% della popolazione è esposta ai livelli medi annuali di PM10 o PM2.5 conformi ai livelli della Direttiva sulla qualità dell’aria dell’OMS, mentre nei paesi a basso e medio reddito siamo intorno al 20%, cioè una persona su 5.
L’OMS parla chiaro: i miglioramenti non sono nemmeno al passo con la crescita della popolazione in molte parti del mondo, in particolare nell’Africa sub-sahariana. Oltre il 90% dei decessi correlati all’inquinamento atmosferico si verifica infatti nei paesi a basso e medio reddito, principalmente in Asia e in Africa, seguiti dai paesi a basso e medio reddito della regione del Mediterraneo orientale, in Europa e nelle Americhe.
Una piccola buona notizia però c’è: abbiamo sempre di più il polso della situazione, che è il primo passo per capire come agire con politiche mirate. Sono più di 4300 le città in 108 Paesi nel mondo che sono ora incluse nel database aggiornato della qualità dell’aria dell’OMS, rendendolo lo strumento più completo al mondo sull’inquinamento atmosferico, e l’Europa è il primo continente per numero di città che raccoglie e invia i propri dati.
Dal 2016, oltre 1000 nuove città sono state aggiunte al database, che dimostra che un numero maggiore di Paesi sta prendendo provvedimenti per ridurre l’inquinamento atmosferico.
Il problema è che l’intero continente africano e alcune nazioni del Pacifico occidentale mostrano ancora una grave mancanza di dati sui livelli di inquinamento atmosferico. Per l’Africa, il database contiene ora misurazioni dei particolati in più del doppio delle città rispetto alle versioni precedenti, ma resta il fatto che al momento possediamo dati solo per 8 dei 47 paesi della regione.

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