Riforestiamo il pianeta

Una buona notizia, finalmente. Possiamo abbattere con costi ridotti del 25% l’anidride carbonica di origine antropica. A sostenerlo, dalle pagine di Science, un gruppo di scienziati guidati da Jean-Francois Bastin. Secondo la loro ricerca, il metodo più efficace per combattere i cambiamenti climatici sarebbe rimboschire i circa 0,9 miliardi di ettari di territorio che in tutto il mondo sarebbero adatti a questo scopo, «il che potrebbe in definitiva catturare due terzi delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo».
Pietro Greco, 09 Luglio 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Una buona notizia, finalmente. Possiamo abbattere con costi ridotti del 25% l’anidride carbonica di origine antropica che si accumulata in atmosfera negli ultimi due secoli e contribuire a raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura in atmosfera entro gli 1,5 °C, come suggerisce l’IPCC, il panel delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici.
Lo sostengono Jean-Francois Bastin e un gruppo di suoi colleghi in un articolo, The Global Tree Restoration Potential, pubblicato sulla rivista Science a inizio luglio.
Il succo dell’articolo è questo. L’IPCC ritiene, come emerge dal report rilasciato lo scorso autunno, che per raggiungere l’obiettivo massimo di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro gli 1,5 °C occorre il contributo delle foreste quantificato in un miliardo di ettari dove piantare alberi in aggiunta a quelli già esistenti. Il panel delle Nazioni Unite non ha specificato come raggiungere l’obiettivo e neppure se è possibile raggiungerlo.
La buona notizia che propongono Bastin e colleghi è che l’obiettivo, in buona sostanza, può essere davvero raggiunto. Il gruppo di studiosi ha infatti realizzato una mappa globale delle foreste: di quelle esistenti e di quelle potenziali. Giungendo a queste conclusioni: nelle attuali condizioni climatiche, la Terra potrebbe ospitare foreste per un totale di 4,4 miliardi di ettari.
Oggi ne ospita 2,8 miliardi. Quindi il potenziale di ulteriore riforestazione è di 1,6 miliardi di ettari: il 60% in più di quanto richiede l’IPCC. Certo, dicono Bastin e i suoi colleghi, 0,7 miliardi di ettari insistono su aree urbane o intensamente coltivate. Le aree libere ammontano a 0,9 miliardi di ettari: praticamente quanto richiesto dall’IPCC.
Questa notizia ne contiene un’altra, subordinata. La metà di questo potenziale si trova in soli sei paesi. Nell’ordine: Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina. Sono tutti grandi paesi che hanno la possibilità di dimostrare il loro senso di responsabilità. Basterebbe in particolare che la Russia aumentasse del 151 milioni di ettari la superficie delle sue foreste; gli USA di 103; il Canada di 78,4; l’Australia di 58; il Brasile di 49,7 e la Cina di 40,2 e più della metà del gioco sarebbe fatto. Se tutti questi paesi piantassero alberi per tutto il loro potenziale, avremmo un aumento della superficie planetaria delle foreste di 480 milioni di ettari.
Il resto del mondo dovrebbe riforestare per altri 420 milioni di ettari. Anche questo è un obiettivo realistico. Il costo totale di questa operazione, peraltro spalmabile in un decennio per rispettare l’obiettivo dell’IPCC, sarebbe di 270 miliardi di dollari. 27 miliardi l’anno: una spesa che il mondo si può permettere, visto che è poco più dell’1% dei soldi che, ogni anno, spende in armamenti. I risultati sarebbero davvero importanti. La riforestazione, al culmine del processo di crescita degli alberi che comunque dura svariati anni, consentirebbe di sottrarre all’atmosfera 205 miliardi di tonnellate di CO2: un quarto dell’anidride carbonica di origine antropica che si è cumulata in atmosfera negli ultimi due secoli. Oltre a questi benefici, ce ne sarebbero altri molto importanti. Uno per tutti, la conservazione e il rilancio della biodiversità.
Se questi dati verranno confermati – e certamente lo saranno, perché precedenti analisi erano giunte a risultati analoghi – la palla passa decisamente nel campo della politica. La partita è chiara nelle sue regole, facile da giocare e a costi decisamente accessibili. Bisogna però cambiare attitudine. Anche se il tasso di deforestazione nel mondo è decisamente rallentato, nell’ultimo anno sono andati deforestati qualcosa come 13 milioni di ettari. Da meno 13 dovremmo passare a più 90 milioni di ettari ad alberi ogni anno da qui al 2030. L’obiettivo, lo ripetiamo, è realistico. Anche l’Italia può fare la sua parte. Come ci rivela Lorenzo Ciccarese, esperto di foreste dell’ISPRA, ci sono 8 milioni di ettari nel nostro paese disponibili ad accogliere gli alberi.
Ma il nostro paese può fare anche qualcos’altro. Può contribuire ad accendere il motore della locomotiva Europa affinché traini il convoglio mondiale verso un pianeta, letteralmente, più verde.

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