Scott Pruitt: il pretoriano di Trump sul clima lascia l’Epa

L’Era di Scott Pruitt alla guida dell’Epa è finita. L’amministratore dell'Agenzia per la Protezione dell'ambiente degli Stati Uniti, si è dimesso in seguito alle numerose polemiche per le sue spese personali portate avanti con fondi dell’Epa. Ma per gli ambientalisti e scienziati Usa non è ancora il momento di festeggiare.
Francesco Aiello, 07 Luglio 2018
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Biologia e Comunicazione della Scienza

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L’Era di Scott Pruitt alla guida dell’Epa è finita. L’amministratore dell’Agenzia per la Protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, si è dimesso, il 5 luglio, in seguito alle numerose polemiche per le sue spese personali portate avanti con fondi dell’Epa. In una lettera inviata al presidente statunitense Donald Trump, che lo aveva scelto per quel ruolo, Pruitt ha detto di avere deciso di dimettersi in seguito ai “costanti attacchi” nei suoi confronti e della sua famiglia.
Bernie Sanders, senatore del Vermont e candidato alle primarie democratiche del 2016, ha esultato per la notizia scrivendo su Instagram che “Scott Pruitt è stato il peggior amministratore dell’Epa nella storia dell’agenzia. Invece di proteggere l’ambiente e combattere i cambiamenti climatici, ha lavorato per tutelare gli interessi dell’industria dei combustibili fossili”.

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In carica per poco più di un anno, Pruitt è coinvolto in una decina di indagini sulla sua condotta a capo dell’EPA, dove ha dimostrato di avere posizioni in contrasto con le responsabilità della sua agenzia, soprattutto per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e la riduzione delle sostanze inquinanti prodotte dalle attività umane. Pruitt in questi mesi era stato molto criticato da ricercatori e scienziati per avere ridotto fondi e risorse a diversi comitati dell’EPA, impegnati nella ricerca e nel fornire consulenze nell’agenzia. Pruitt è stato forse il più solerte esecutore delle politiche di Trump: ha cercato, per esempio, di invertire una serie di leggi volte alla riduzione delle emissioni di gas serra prodotte dalle centrali elettriche. Suo, infatti, il forte sostegno a Trump perché abbandonasse l’accordo dell’Onu di Parigi disegnato per combattere l’effetto serra, una delle prime e grandi rotture della Casa Bianca con gli alleati in politica estera oltre che ambientale.
Ha cambiato anche alcuni regolamenti riguardanti la pubblicazione degli studi epidemiologici rendendo la diffusione dei dati alla popolazione e quindi la conoscenza dei rischi per la salute una sorta di percorso ad ostacoli. Nel corso del suo mandato circa 700 persone hanno lasciato poi l’EPA.
Gli uffici più colpiti dai licenziamenti sono stati quelli che si opponevano come potevano alla deregulationdi Pruitt: l’Ufficio per la sicurezza e la prevenzione dell’inquinamento chimico, l’Ufficio per la ricerca e lo sviluppo e l’Ufficio per l’applicazione e la conformità.
Pruitt lascia l’Epa non per queste politiche disastrose dal punto di vista ambientale e della salute ma per una dozzina di casi che riguardavano soprattutto le sue spese e il suo stile di vita, come spendere più di 105.000 dollari per voli in prima classe durante il suo primo anno come amministratore dell’Epa o per aver ricevuto favori da imprenditori e lobbysti. Tra le spese stravaganti dell’ex governatore dell’Oklahoma, molti media Usa ricordano  l’installazione di una ‘cabina per telefono’ a prova di suono nel suo ufficio, per un costo di 43mila dollari, e ancora, mese dopo mese, le accuse sono andate cumulandosi, fino anche a quella di essere intervenuto per trovare impiego alla moglie. Dal vaso di Pandora era scaturito anche che Pruitt aveva a disposizione 19 agenti e una flotta di almeno 19 veicoli per la sicurezza. Eppure a lungo Trump ha continuato a difenderlo, nonostante il suo stesso chief of staff  lo avesse a un certo punto sollecitato a licenziarlo. La polemica è andata avanti per mesi, sotto gli occhi di parte dell’opinione pubblica attonita, al punto che nei giorni scorsi una donna che si era imbattuta in Pruitt mentre questo cenava al ristorante gli si è avvicinata e lo ha invitato alle dimissioni. La svolta con il consueto tweet di Trump.

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Scienziati e ambientalisti hanno applaudito alle dimissioni di Pruitt. «Era ora – ha dichiarato Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club – Scott Pruitt è stato il peggior amministratore dell’Epa sella storia, e qualsiasi presidente che si preoccupasse di proteggere i contribuenti, di rispettare la scienza, di affrontare la crisi climatica o di proteggere l’ambiente lo avrebbe licenziato mesi fa. Tuttavia, il merito di questo è dovuto ai molti americani di entrambi gli schieramenti che hanno preso provvedimenti e parlato per scacciare uno dei funzionari più corrotti nella storia della nostra nazione”. Dello stesso avviso è Anche Rhea Suh, presidente del Natural Resources Defense Council: “L’etica è importante. Così come l’impegno al centro della missione dell’Epa. Scott Pruitt ha fallito miseramente su entrambi i fronti. Se anche il suo successore metterà gli interessi degli inquinatori davanti alla protezione della salute pubblica e dell’ambiente, troverà lo stesso muro di resistenza e andrà incontro allo stesso destino”. Ecco la Suh parla del successo e dell’ombra sull’operato dell’Epa che ancora non si è dissolta dato che Trump ha indicato Andrew Wheeler come successore di Pruitt. Wheeler, vice di Pruitt all’Epa è conosciuto come un lobbista per i giganti delle miniere di carbone.
A differenza di Pruitt – arrivato a  Washington come un semplice politico ma estraneo ai ‘grandi ingranaggi’  – Mr. Wheeler è considerato un consumato insiderdella politica statunitense, un uomo che evita le luci della ribalta ma di grande abilità quando si tratta di raggirare le regole. Per questo motivo, molti ritengono che si possa, alla lunga, dimostrare più abile del suo controverso ex capo. Già qualcuno lo definisce:’point man for Trump’.
Wheeler ha lavorato a Washington per più di 20 anni. È ex capo di gabinetto del senatore dell’Oklahoma James Inhofe, il repubblicano conservatore che è diventato noto come il più eminente negazionista del clima. Wheeler aveva già lavorato all’ EPA durante l’amministrazione del primo presidente George Bush. Più recentemente, ha esercitato pressioni per la compagnia di carbone Murray Energy, il cui amministratore delegato, Robert E. Murray, è stato un sostenitore e consigliere del signor Trump.
“Dobbiamo ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica nell’Epa e lasciare che l’agenzia realizzi la sua missione, piuttosto che demolire le leggi che mantengono al sicuro le nostre famiglie. Un lobbista del carbone, perseguitato da problemi etici, come Andrew Wheeler non è la persona giusta. I senatori devono approvare la nomina di un candidato che tenga alla salute e alla sicurezza delle famiglie americane a un livello più alto rispetto ai profitti dei grandi inquinatori”,  ha tuonato Michael Brune.
Insomma alla luce di questa nomina, all’Epa e ai cittadini americani potrebbe andare peggio… potrebbe piovere.

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