Sostanze pericolose nei giocattoli vintage

I giocattoli di seconda mano potrebbero non rispondere alle linee guida più aggiornate sulla sicurezza. I risultati di una ricerca pubblicata su Environmental Science and Technology mette in guardia sull’uso dei giochi vintage.
Tina Simoniello, 17 Febbraio 2018
Micron
Micron
Giornalista freelance

Avete presente le macchinette e le bambole, le costruzioni e i puzzle che inevitabilmente – e giustamente – dopo aver fatto il giro di tutta la parentela pediatrica finiscono a casa vostra così che anche vostro figlio ci si possa divertire a costo zero? Bene, sappiate che qualora vi venissero offerti sarebbe meglio dire no grazie, come se avessi accettato. Su Environmental Science and Technology è stato infatti pubblicato uno studio dal quale risulta che nei giocattoli di seconda mano sono presenti alte concentrazioni di elementi attualmente considerati tossici per i bambini, anche a basse concentrazioni quando il contatto è prolungato nel tempo.

IL RICICLAGGIO DI GIOCATOLI SPORCHI
“Questa è la prima indagine sistematica sugli elementi pericolosi nei giocattoli di plastica di seconda mano nel Regno Unito”, ha detto Andrew Turner, professore associato in Environmental Science all’Università di Plymouth riferendosi all’indagine in questione, di cui è autore. “I giocattoli usati – ha aggiunto – sono un’opzione interessante per le famiglie, perché possono essere ereditati direttamente da amici o parenti o acquistati a basso costo nei negozi di beneficenza, nei mercatini delle pulci e da Internet, ma mentre la Direttiva sulla sicurezza dei giocattoli (The Toy Safety Directive 2009/48/EC) si applica ai nuovi prodotti, non è prevista alcuna regolamentazione sul riciclo o sulla vendita dei vecchi giocattoli”. Insomma la questione è che i giocattoli durano di più (quelli in plastica poi…) della validità delle normative. Mentre i primi non di rado si ereditano, le leggi sulla sicurezza si aggiornano, e lo fanno con una certa regolarità e rapidità, dovendo seguire sempre nuovi dati tossicologici. Per fortuna.

LO STUDIO
I ricercatori hanno raccolto in abitazioni, asili e negozi di beneficenza nel sud dell’Inghilterra 200 giocattoli in plastica di seconda mano tutti di dimensioni tali da poter essere masticati dai bambini piccoli. Utilizzando la spettrofotometria XRF, una tecnica che permette di conoscere la composizione elementale di un oggetto studiando la fluorescenza che emette dopo eccitazione con radiazione X, ne hanno analizzato la composizione e la concentrazione di elementi nocivi: antimonio, bario, bromo, cadmio, cromo, piombo e selenio. Scoprendo in questo modo che per diversi di loro le concentrazioni dei tossici erano più elevate di quanto non fosse previsto dalle ultime leggi comunitarie. In particolare per oggetti di colore rosso, nero e giallo.
Oltre all’analisi chimica Turner ha indagato in che concentrazioni i giocatoli incriminati rilasciavano gli elementi pericolosi in condizioni simili a quelle fisiologiche.
Simulando in laboratorio l’ambiente acido dello stomaco diversi giocattoli hanno effettivamente rilasciato quantità di bromo, cadmio o piombo oltre i limiti stabiliti dalla direttiva sulla sicurezza, con il cadmio che in alcuni casi ha superato il suo valore limite di un ordine di grandezza.
Non male per un elemento che l’organismo elimina molto lentamente e che inibisce il rilascio di acetilcolina, provocando potenzialmente nei bambini iperattività del sistema nervoso, cefalea o perdita di appetito.
“Con l’introduzione e il perfezionamento della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli, l’industria delle materie plastiche ha dovuto adottare misure per eliminare gli elementi pericolosi dai giocattoli nuovi – ha concluso in una nota per la stampa Turner -, ma i consumatori dovrebbero essere più consapevoli dei potenziali rischi per i bambini piccoli associati ai vecchi giocattoli in plastica, piccoli, masticabili, e dai colori vivaci (…)”. Insomma è meglio ricomprare che riciclare. Ogni tanto è così.

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