Suonare e parlare più lingue ‘rinforza’ il cervello

Imparare a suonare uno strumento musicale o a parlare un’altra lingua potrebbero rivelarsi metodi molto efficaci per allenare il proprio cervello e renderlo più efficiente. I risultati di uno studio condotto da alcuni ricercatori canadesi.
Stefano Pisani, 30 Maggio 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Imparare a suonare uno strumento musicale o a parlare un’altra lingua potrebbero rivelarsi entrambi metodi efficacissimi per allenare il proprio cervello e renderlo più efficiente. I ricercatori del Baycrest’s Rotman Research Institute di Toronto, Canada, hanno scoperto infatti che musicisti e persone che sono bilingue riescono a consumare meno risorse cerebrali quando sono impegnate nel completamento di un compito di “memoria di lavoro”, secondo i risultati pubblicati di recente sulla rivista Annals of the New York Academy of Sciences.
La “memoria di lavoro”, che ha un ruolo cruciale nell’apprendimento, rientra nel contesto della memoria a breve termine e permette di mantenere in memoria e al tempo stesso manipolare delle informazioni. Per esempio, una memoria di lavoro accurata consente di tenere meglio a mente le cose, ricordare un numero di telefono o un elenco di istruzioni oppure affrontare operazioni matematiche mentalmente.
Gli individui che hanno esperienza musicale, indipendentemente dallo strumento suonato, o che sono bilingue hanno mostrato un’attivazione di diverse reti cerebrali e un minor “impegno” cerebrale rispetto alle persone che erano solo madrelingua e non hanno mai imparato a suonare alcuno strumento. «Questi risultati suggeriscono che al cervello di musicisti e bilingue è richiesto meno sforzo per eseguire lo stesso compito; questa condizione potrebbe anche proteggerli dal declino cognitivo e ritardare l’insorgenza di disturbi come la demenza», ha commentato Claude Alain, primo autore dello studio e senior scientist del Baycrest’s Rotman Research Institute. «I nostri risultati hanno anche provato che esperienze di questo genere, come imparare a suonare uno strumento musicale o un’altra lingua, possono modellare il funzionamento del cervello e le reti utilizzate».
Musicisti e persone bilingue hanno in effetti da tempo dimostrato di avere una migliore memoria di lavoro, tuttavia rimaneva un mistero sui motivi per i quali sussistesse questo stato di cose. Quello pubblicato di recente è il primo studio di imaging cerebrale che mira a far luce su questa questione e che rivela che suonare uno strumento musicale o parlare un’altra lingua oltre a quella madre “rinforzano” diverse parti del cervello.
Come si legge nello studio, gli scienziati hanno esaminato il cervello di 41 giovani adulti di età compresa tra i 19 e i 35 anni, che sono stati suddivisi in tre categorie: non musicisti di lingua inglese, musicisti che parlavano solo inglese, bilingue che non suonavano alcuno strumento musicale. Le immagini del cervello di ogni partecipante sono state catturate mentre veniva chiesto di identificare se il suono che sentivano fosse dello stesso tipo del precedente. Tra i suoi riprodotti nello studio, quelli provenienti da strumenti musicali, rumori ambientali e suoni di esseri umani. Ai volontari è stato anche chiesto di capire se il suono che sentivano proveniva dalla stessa direzione del precedente.
I musicisti, nel complesso, ottenevano risultati superiori a tutti, riuscendo a ricordare il tipo di suono più velocemente rispetto agli individui degli altri gruppi.
Sia i bilingue che i musicisti, invece, hanno ottenuto migliori risultati nell’attività di localizzazione. «Non sono sorpreso da questo risultato, da questa superiorità dei musicisti – ha spiegato Alain – perché la musica riesce ad avere un potentissimo effetto ‘emotivo’ che in qualche modo permette di creare un legame con la memoria. Infatti, molte persone che soffrono di demenza e che magari hanno perso la capacità di parlare riescono tuttavia ancora a cantare e possono richiamare alla mente alcune parole, quando sono legate a una canzone per loro particolarmente significativa».
I semplici bilingue mostravano invece risultati leggermente inferiori: riuscivano infatti a ricordare i suoni con la stessa velocità di quelli che parlavano una sola lingua e non suonavano alcuno strumento. Tuttavia, avevano comunque una marcia in più, dato che mostravano una minore attività cerebrale durante il completamento del compito. «Le persone che parlano due lingue potrebbero trovarsi a impiegare più tempo per elaborare i suoni poiché, probabilmente, l’informazione deve essere elaborata attraverso due ‘librerie’ di lingue, piuttosto che una sola», continua Claude Alain, che è anche in forze all’Institute of Medical Science and the Department of Psychologydella University of Toronto. «Durante questo compito, è successa però una cosa interessante: il cervello dei bilingue ha mostrato maggiori segni di attivazione in aree conosciute per la comprensione del linguaggio, il che potrebbe sostenere l’ipotesi del rallentamento a causa del ‘passaggio’ per le due librerie».
Prossimamente, i ricercatori esploreranno l’incidenza dell’arte e dell’allenamento musicale tra gli adulti sui cambiamenti nella funzione cerebrale.

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