Troppi zuccheri anche nell’alimentazione dei più piccoli

Due bambini su tre con meno di un anno e il 98% dei bambini da uno a due anni consuma quotidianamente dolciumi, caramelle, succhi di frutta e altri prodotti confezionati a cui l’industria alimentare aggiunge zuccheri e sciroppi. I risultati di uno studio condotto su un campione di popolazione infantile negli Stati Uniti.
Sara Mohammad, 25 Novembre 2019
Micron
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Comunicazione della scienza e neuroscienze

I bambini iniziano fin da piccoli a mangiare cibi che contengono zuccheri aggiunti. Lo rivela uno studio della prestigiosa Accademia americana di nutrizione e dietetica, che ha analizzato le abitudini alimentari di un campione rappresentativo delle fasce di età più basse della popolazione infantile negli USA. Secondo i risultati pubblicati sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, due bambini su tre con meno di un anno e il 98 per cento dei bambini da uno a due anni consuma quotidianamente dolciumi, caramelle, succhi di frutta e altri prodotti confezionati a cui l’industria alimentare aggiunge zuccheri e sciroppi.

Per ottenere questi dati, i ricercatori hanno esaminato le risposte a un sondaggio realizzato fra il 2011 e il 2016 dal National Center for Health Statistics (un’agenzia federale statunitense che conduce indagini statistiche in materia di salute), in cui era stato chiesto a un campione di cittadini di riferire quello che avevano messo in tavola nelle 24 ore precedenti. Calcolando la quantità di zuccheri aggiunti contenuti nei cibi e nelle bevande consumati, è stato possibile risalire non solo a una misura indicativa della presenza o meno di questi componenti nella dieta dei bambini, ma anche all’effettiva quantità consumata, all’apporto energetico associato al loro consumo e alle principali fonti di provenienza.

I risultati hanno dimostrato che il consumo di zuccheri aggiunti si attesta intorno all’equivalente di un cucchiaino da caffè al giorno nel primo anno di vita e che in media nell’anno successivo aumenta di circa cinque volte, fino a toccare punte di otto cucchiaini nei bambini di etnia afroamericana. Le implicazioni di questi dati sono interessanti soprattutto per chi si occupa di salute pubblica, ha spiegato l’epidemiologa e prima autrice dell’articolo Kirsten Herrick, perché è risaputo che fra i comportamenti alimentari assimilati da piccoli e le abitudini che plasmano la dieta da adulti esiste un forte collegamento.

I neonati che scoprono il sapore dolciastro dei succhi di frutta e di altre bibite zuccherate nel primo anno di vita, per esempio, hanno maggiori probabilità di continuare a consumare queste bevande anche all’età di sei anni e sono più a rischio di carie, asma, obesità e pressione alta dei neonati che fino al primo compleanno non hanno mai assaggiato una bibita zuccherata.

I succhi di frutta, tuttavia, non sono gli unici responsabili della presenza di zuccheri aggiunti nella dieta dei più piccoli. Come emerge sempre dai risultati dello studio di Herrick e colleghi, è stato dimostrato che nella fascia d’età da zero a un anno gli zuccheri consumati derivano prevalentemente da yogurt, snack e dolciumi su cui è riportata l’etichetta “per bambini”, e prodotti dolciari da forno, mentre nella fascia d’età successiva, accanto a succhi di frutta e dolci confezionati, gli zuccheri che fanno male provengono essenzialmente da marmellate, sciroppi, zucchero, miele e caramelle. Il passaggio da un’alimentazione esclusivamente liquida, a base di latte materno o artificiale, a un’alimentazione mista influenza profondamente la dieta, i gusti e le abitudini alimentari del bambino e del futuro adulto, ha spiegato ancora Herrick, ragion per cui è fondamentale che i genitori si confrontino con il pediatra prima di prendere decisioni che riguardano un periodo critico come lo svezzamento.

D’altra parte, nonostante le conseguenze sulla salute siano note da tempo, le linee guida diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità per quanto riguarda il consumo di zuccheri aggiunti consigliano di mantenersi entro l’equivalente di dodici cucchiaini al giorno (meglio ancora se non si superano i sei cucchiaini), ma non specificano come comportarsi con neonati e bambini. Soltanto l’American Hearth Association (l’organizzazione statunitense senza scopo di lucro che finanzia la ricerca scientifica sulla salute del sistema cardiovascolare) si è raccomandata di evitare che cibi e bevande con aggiunta di zucchero entrino a far parte della dieta prima dei due anni, quando i gusti e le abitudini alimentari devono ancora consolidarsi, e specifica, una volta introdotti questi alimenti, che sarebbe meglio non andare oltre i sei cucchiaini, almeno fino ai diciotto anni. Ma più che un’indicazione, quella dell’associazione statunitense sembra una sfida, considerato che basta una lattina di coca-cola (bibita amatissima dagli adolescenti) per raggiungere il limite.

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