Un incontro inatteso

In Giappone, un gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta che rischia di mettere in discussione quello che la scienza sapeva sui virus. La ricerca descrive infatti un virus sconosciuto ed enigmatico, che potrebbe tracciare una strada inedita dell'evoluzione virale.
Stefano Pisani, 29 Ottobre 2019
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

I virus sono fondamentalmente molto diversi dagli organismi viventi che rientrano nei tre cosiddetti “domini della vita” – batteri, archaea ed eucarioti – per il fatto che non posseggono cellule. L’assenza di questa anatomia cellulare li rende difficili da classificare dal punto di vista biologico: di più, gli scienziati si interrogano da tempo anche sulla questione se siano da considerare effettivamente vivi oppure no, e questo argomento suscita da sempre un grande dibattito. Nonostante tutte le ambiguità di questo contesto, esiste tuttavia un accordo generale su quello che costituisce un virus: una particella di materiale genetico (acido nucleico) racchiusa in un “involucro” proteico protettivo che può infettare alcuni tipi di cellule e, una volta introdottasi all’interno di queste, è in grado di replicarsi.

Il virus precedentemente sconosciuto, scoperto da ricercatori dell’Università dell’Agricoltura e della Tecnologia di Tokyo passando al setaccio delle feci di maiale, sfida tuttavia queste interpretazioni. “Il virus ricombinante che abbiamo trovato e presentiamo in questo studio non ha proteine ​​strutturali“, afferma il virologo Tetsuya Mizutani, tra gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Infection, Genetics and Evolution. “Questo significa che il virus non è in grado di produrre una particella virale”. Il team, come detto, ha trovato questo strano virus nelle feci di maiale: la sua classificazione lo fa appartenere agli enterovirus G (EV-G), che rientrano nella famiglia dei Picornaviridae.

In passato, gli scienziati hanno identificato molti tipi di enterovirus G, ma nella nuova ricerca, il gruppo giapponese ha trovato questa sorta di nuova variante “difettosa”, che mostra geni di supporto sconosciuti al posto delle proteine ​​virali strutturali che gli enterovirus G presentano di solito. Secondo gli studiosi, questo significa che il nuovo virus scoperto – ribattezzato EV-G di tipo 2 – non sarebbe in grado di invadere una cellula ospite da solo. Ma allora, se non può farlo (e quindi non può propagarsi) come fa a esistere?

I ricercatori, nello studio, ipotizzano una spiegazione: il nuovo enterovirus G ricombinante difettoso potrebbe sfruttare un altro virus – una sorta di “virus aiutante” – che potrebbe “prestare” proteine ​​strutturali virali che inneschino la diffusione dell’EV-G di tipo 2. Possibili prove a sostegno di questa ipotesi sarebbero state trovata anche nelle feci di maiale analizzate, nelle quali sono state infatti rilevate quantità simili di genomi di EV-G ricombinanti di tipo 1 e di tipo 2.

“Poiché l’EV-G ricombinante di tipo 1 è stato rilevato nello stesso campione di feci in cui si trovava anche il nuovo EV-G ricombinante di tipo 2, questo EV-G ricombinante di tipo 1, che appartiene a un sottotipo diverso, potrebbe aver agito da virus aiutante”, spiegano gli scienziati. Ma in che modo è possibile verificare che sia davvero questo il processo che si svolge? Oppure, in caso contrario, in quale altro modo riesce a diffondersi questo enterovirus G di tipo 2, dato che non è in grado, almeno da solo, di infettare le cellule, e questa è la strategia generalmente considerata peculiare dei virus?

Secondo il gruppo di scienziati, solo molte, ulteriori ricerche saranno in grado di rispondere a queste domande, ma le risposte a cui si arriverebbe potrebbero sfidare ancora di più la nostra comprensione globale del mondo dei virus. “Potremmo essere di fronte a un sistema completamente nuovo di evoluzione virale”, ha aggiunto Mizutani, “ci stiamo chiedendo come sia nato questo nuovo virus, come infetta le cellule o come riesce a sviluppare una particella virale. Il nostro lavoro futuro si concentrerà sulla risoluzione di questo mistero”.

Commenti dei lettori


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  1. SIMONA PICOZZI
    Molto interessante. Una sorta di parassitismo?
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