Un miliardo e mezzo da investire sul futuro

Una petizione mette insieme ricercatori precari del CNR, studenti universitari, dottorandi e medici specializzandi chiedendo 1,5 miliardi di euro per "il futuro dell’Italia". Le richieste, le proposte, e un’occasione di dibattito per il mondo politico, universitario e della ricerca.
Stefano Porciello, 25 Settembre 2019
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Relazioni internazionali e Studi europei

Un miliardo e mezzo. È quanto chiedono con la petizione “Salviamo il futuro dell’Italia” sette associazioni di studenti, dottorandi, specializzandi e ricercatori per rilanciare a tutto tondo la ricerca nel nostro paese partendo dall’idea, di vecchia data ma ancora una volta non scontata, che nonostante i nostri problemi occupazionali ed economici puntare sulle persone, sulla formazione e sulla conoscenza è una “scommessa vincente”. «Investire sulla formazione è e sarà sempre più fondamentale, e sarà tanto più proficuo se lo si farà mettendo al centro lo sviluppo e la crescita della persona, vera risorsa della nostra società», scrivono le associazioni promotrici nella petizione.
Soltanto pochi giorni fa, il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti ha detto che la legge di bilancio dovrà prevedere «Almeno un miliardo di euro di fondi pubblici per la ricerca e la formazione», rinnovando un impegno già espresso più volte in passato e cementato dalle dichiarazioni sulle sue possibili dimissioni in caso d’insuccesso. Nel frattempo, però, le associazioni non aspettano e chiedono un impegno ancora più ambizioso.

LE PROPOSTE PER UNIVERSITARI, SPECIALIZZANDI E DOTTORANDI
La petizione – lanciata da Comitato per la Valorizzazione del Dottorato, Segretariato Italiano Giovani Medici, CLDS – Coordinamento liste per il diritto allo studio, Confederazione degli Studenti, Unilab Svoltastudenti, Vento di cambiamento – Fenix e Precari Uniti CNR – chiede circa un miliardo e mezzo di euro per il finanziamento della ricerca e dell’università italiana e per affrontare i problemi specifici di universitari, specializzandi e dottorandi.
Per gli universitari si richiedono soprattutto fondi per risolvere questioni legate al diritto allo studio: 200 milioni per le residenze universitarie e 150 milioni per garantire la borsa di studio a tutti coloro che ne hanno diritto mettendo fine allo stato degli “idonei non beneficiari”, coloro che pur vincendo una borsa non se la vedono corrispondere per mancanza di fondi. Per specializzandi e dottorandi, invece, i principali problemi posti continuano a essere quelli delle opportunità di accesso e dell’adeguamento salariale, se così possiamo chiamarlo.

Per i Ph.D. si richiedono almeno 70 milioni per aumentare il numero delle borse bandite e portarne l’importo minimo netto a 1200€ al mese – importo che, fermo sulla soglia dei 1132€, non permette il riconoscimento dell’intera annualità a fini previdenziali. Per gli specializzandi, il costo è ben più alto: 100 milioni servirebbero solo per l’adeguamento Istat delle borse di specializzazione ferme – ricordano nella petizione – dal 2007, ma altri 50 milioni sarebbero necessari per bandire 2000 borse in più il prossimo anno. Si potrebbe così contribuire ad affrontare il problema “dell’imbuto formativo” che abbiamo scoperto in primavera: la mancanza di medici specialisti nei reparti dei nostri ospedali dovuta principalmente alle difficoltà e alle poche opportunità di accesso alle scuole di specializzazione.
«Senza medici non c’è salute per i cittadini e senza medici formati per davvero, senza sanatorie o scorciatoie, non c’è qualità del Sistema Sanitario Nazionale» ha dichiarato al lancio della petizione Lucilla Crudele, del Segretariato Italiano Giovani Medici: «Gli investimenti per i giovani medici sono stati in questi anni insufficienti e le politiche di reclutamento miopi. Lanciamo dunque al governo una sfida che è anche la più grande opportunità per la nazione».

PIÙ SOLDI ALLA RICERCA
Ma è il finanziamento generale del mondo della ricerca a richiedere l’impegno più importante, impegno che – nel suo complesso – si avvicinerebbe già da solo al miliardo di euro promesso dal ministro Fioramonti. I promotori della petizione richiedono infatti 200 milioni per risolvere il problema del precariato negli enti di ricerca, rilanciare il reclutamento speciale dei ricercatori e aumentare il Fondo Ordinario per il finanziamento degli Enti e istituzioni di ricerca, mentre ritengono necessari almeno 300 milioni per rimpinguare il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università. Soldi che, per le associazioni, darebbero ai singoli atenei un po’ di flessibilità per decidere come investire i finanziamenti in base alle proprie esigenze locali. Infine, la petizione chiede lo stanziamento di altri 400 milioni: 200 per un piano di reclutamento straordinario, 160 per i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) a cadenza annuale e per il supporto a chi vince progetti europei, 40 per i giovani ricercatori non strutturati.

«L’obiettivo della petizione è accrescere i finanziamenti per l’università e la ricerca: questo per dare a tutti i giovani la possibilità di accedere ad un sistema universitario di qualità, e per creare un clima favorevole all’alta formazione nel nostro paese e dunque investire sulla competitività dell’Italia negli anni a venire» ha dichiarato al riguardo Fulvio Musto, Presidente del Comitato per la Valorizzazione del Dottorato, mentre i Precari Uniti del CNR scrivono che «L’adesione alla petizione significa sigillare gli obiettivi che il Ministro Fioramonti aveva pronunciato anzi tempo e ribadito dopo il suo insediamento al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ovvero un significativo rifinanziamento per gli Enti di Ricerca con una precisa missione: la stabilizzazion[e] dei precari storici […]».

UN’INDAGINE SULLA CONDIZIONE STUDENTESCA
Proprio ieri si è parlato di “Salviamo il futuro dell’Italia” anche in Senato, visto che tre delle associazioni promotrici – Confederazione degli studenti, Unilab Svoltastudenti e Vento di cambiamento – erano state convocate in audizione per portare il loro contributo ad un’iniziativa indipendente della 7a Commissione permanente “Istruzione pubblica, beni culturali” e hanno colto l’occasione per parlare della petizione.
A giugno, la Commissione ha infatti lanciato una “Indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria”, indagine che dovrebbe vedere le associazioni studentesche presentare le loro posizioni, riflessioni e proposte su temi legati al diritto allo studio, condizione studentesca, precariato, università e ricerca.

Sebbene proceda indipendentemente da iniziative particolari come petizioni o richieste di finanziamento e coinvolga attori molto diversi fra loro, l’indagine potrebbe essere un’occasione per dare voce ai protagonisti del mondo universitario, mettendo agli atti le loro istanze e il loro punto di vista. Per conoscerne le idee e le principali proposte e – forse – per creare il punto di partenza di una discussione che affronti non solo la condizione studentesca e dei precari della ricerca, ma anche possibili strategie per cambiare la situazione attuale pensando al futuro.

«Abbiamo voluto fare in modo che […] si accendessero i riflettori su un tema che troppe volte invece rimane ai margini di quelle che sono le priorità dell’agenda politica, dell’agenda parlamentare, e quindi dell’agenda del paese» ha detto il Sen. Verducci parlando dell’indagine della Commissione durante la seduta, da lui presieduta, del 24 settembre. L’obiettivo di questo sforzo della Commissione “Istruzione pubblica, beni culturali” sembra essere quello di sollecitare il governo a intervenire in maniera strategica sui temi oggetto dell’indagine e, d’altra parte, di riuscire a coinvolgere anche l’opinione pubblica in un dibattito che non sempre riesce a superare i confini del mondo universitario. Affrontando argomenti come la condizione studentesca, il diritto allo studio e il precariato nella ricerca, che sono in qualche modo collegati l’uno all’altro.
I mezzi per articolare proposte di cambiamento, insomma, sembrano esserci. La petizione “Salviamo il futuro dell’Italia” può essere – al di là dei suoi obiettivi particolari – uno degli spunti per discutere sullo stato dell’università e della ricerca nel nostro Paese: un dialogo che sicuramente può insistere sulla richiesta di nuovi finanziamenti, ma che può anche essere l’occasione per capire cosa vogliamo trasformare. E dove, in futuro, intendiamo arrivare.

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