Una mappa per la salute

Nei giorni scorsi la rivista Nature ha pubblicato due articoli sullo stato dell’arte della salute materno-infantile in Africa dal 2000 al 2015. In particolare, i ricercatori hanno prodotto mappe ad alta risoluzione dell'insuccesso della crescita infantile e dei risultati scolastici in tutta l'Africa, con l’obiettivo di fornire uno strumento evidence-based per valutare i progressi e guidare le decisioni politiche in materia di salute pubblica, evidenziando le aree più bisognose di supporto.
Cristina Da Rold, 20 Marzo 2018
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Nei giorni scorsi la rivista Nature ha pubblicato due articoli (Mapping child growth failure in Africa between 2000 and 2015, Mapping local variation in educational attainment across Africa) sullo stato dell’arte della salute materno-infantile in Africa dal 2000 al 2015. In particolare, i ricercatori hanno prodotto mappe ad alta risoluzionedell’insuccesso della crescita infantile e dei risultati scolastici in tutta l’Africa, con l’obiettivo di fornire uno strumento evidence-based per valutare i progressi e guidare le decisioni politiche in materia di salute pubblica, evidenziando le aree più bisognose di supporto. «Sebbene le politiche siano spesso impostate a livello amministrativo – scrivono gli autori – l’implementazione avviene localmente, come all’interno di distretti o città, in particolare quando si prendono di mira specifiche popolazioni a rischio o si studiano risposte agli interventi nel tempo.» Servono infatti misurazioni chiare e puntuali per valutare quanto i noti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite siano davvero raggiungibili da qui al 2030.
Purtroppo però le cose stanno andando male. Lo studio ha evidenziato che, a meno che non ci sia un cambiamento negli attuali tassi di miglioramento, nessun Paese africano riuscirà a raggiungere tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Tra il 2000 e il 2015, quasi tutti i Paesi africani hanno mostrato una riduzione dei livelli assoluti di arresto della crescita, deperimento fisico e sottopeso nei bambini sotto i cinque anni, ma i tassi di variazione osservati variano in modo marcato, con una situazione ancora drammatica nel Sahel. Gli obiettivi fissati dall’ONU – una riduzione del 40% dell’arresto dei tassi di crescita entro il 2025 – non saranno probabilmente raggiunti in molte aree dell’Africa centrale senza un tasso di declino accelerato, mentre alcune zone, come l’Africa costiera meridionale e occidentale, probabilmente ce la faranno.

Ampie aree dell’Algeria, del Mozambico, del Burkina Faso e del Ghana hanno mostrato una riduzione della prevalenza dell’arresto della crescita infantile dal 2000 al 2015,  ma i progressi in altri Paesi sono stati più eterogenei. Nel 2015, i risultati migliori si sono avuti nell’Africa centrale costiera, in particolare nelle aree del Ghana, del Gabon e della Guinea equatoriale. Per contro, la Nigeria settentrionale, il Niger meridionale, la Repubblica democratica del Congo (RDC), lo Zimbabwe e il Mozambico settentrionale se la stanno cavando molto male, con una prevalenza di arresto della crescita vicino o superiore al 40% (nel 2000 era pari al 64,9%).
A impattare gravemente sulla salute infantile e in particolare sulla crescita dei bambini è la malnutrizione (il cosiddetto wasting), più sensibile alle fluttuazioni ambientali esterne, come le rese delle colture e la disponibilità di cibo. Si tratta di eventi a breve termine che però determinano modelli temporali di declino meno omogenei rispetto alle diminuzioni più consistenti osservate nella crescita infantile e nella prevalenza di bambini sottopeso. Secondo gli autori, è probabile che la riduzione e il mantenimento del wasting su valori inferiori al 5% si realizzino nella maggior parte dei Paesi dell’Africa sud-orientale sulla base delle attuali traiettorie, ma gran parte dell’Africa centrale e dell’intero Sahel richiederà miglioramenti pronunciati per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2025.

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