Per chi ha ritenuto, magari complice il suo medico, di poter bere spensieratamente un bicchiere di vino al giorno, e forse anche due perché suvvia può capitare, è arrivato il momento ricredersi. Dalle pagina di The Lancet uno studio ci mette in guardia sul consumo di alcool. Secondo la ricerca della prestigiosa rivista inglese bere anche solo 100 grammi di alcol – ovvero 5-6 bicchieri di vino o 12.5 unità alcoliche – a settimana comporta una riduzione della aspettativa di vita.
Una conclusione che secondo gli autori dovrebbe spingere i professionisti della salute, medici e società scientifiche, ad aggiornare le linee guida abbassando i limiti massimi raccomandati di consumo di alcolici in tutto il mondo. Lo Studio ha analizzato i dati – età, sesso, presenza di diabete e tabagismo e fattori correlati a malattia cardiovascolari – raccolti da oltre 80 pubblicazioni di 19 Paesi ad alto reddito, relativi a 600mila bevitori, tutti reclutati tra il 1964 e il 2010, metà dei quali consumatori di dosi superiori a 100 grammi settimanili di alcol. Un impegno a cui hanno partecipato decine di ricercatori e di università e centri di salute pubblica europei statunitensi e australiani.

ECCO I NUMERI
In paesi come l’Italia, Spagna e Portogallo, la soglia dei 100 grammi viene oltrepassata del 50%. Ma ci sono nazioni che fanno anche peggio: gli Stati Uniti. Oltreoceano, infatti, la soglia 100 è quasi raddoppiata, con 196 grammi a settimana, o 11 bicchieri, di alcol ammessi per gli uomini.
Il superamento dei 100 grammi settimanali di alcol si associa – questo dice l’analisi dei dati – a un aumento stimato della mortalità per tutte le cause.
Rispetto a chi ha riferito di bere meno di 100 grammi di alcol a settimana, chi ha detto di assumerne tra 100 e 200 grammi, avrebbe una aspettativa di vita stimata a 40 anni inferiore di circa 6 mesi. Peggio va a chi di alcol ne beve tra i 200 e i 350 grammi, la cui aspettativa di vita rischia di ridursi di 1-2 anni, che diventano 4 per chi va oltre i 350 grammi la settimana.
Il consumo più elevato di birra vino & Co si assocerebbe a una maggiore probabilità di incorrere nel corso della vita nell’ictus, nella insufficienza cardiaca, nella malattia ipertensiva, nell’aneurisma aortico fatali “ma a un rischio leggermente inferiore di attacchi cardiaci non fatali – ha dichiarato Angela Wood del dipartimento di salute pubblica di Cambridge e primo autore del paper, “questo però – ha sottolineato Wood – a fronte di un rischio più elevato di altre gravi e potenzialmente mortali malattie cardiovascolari”.
Che fare dunque alla luce di questa ultima pubblicazione? Gli autori non hanno dubbi: correre ai ripari. “I medici devono tenere conto di questo messaggio e trasmetterlo ai loro pazienti – ha dichiarato Dan Blazer della Duke University. Ora sappiamo che bere alcolici a livelli ritenuti sicuri si associa in realtà a una aspettativa di vita ridotta e a diversi esiti negativi sulla salute”. E Edoardo Casiglia, dell’Università di Padova aggiunge: “Questo studio fornisce prove evidenti a sostegno dell’abbassamento dei limiti raccomandati di consumo di alcolici in molti paesi del mondo”.
Ma Wayne Hall e Jason Connor, del Centre for Youth Substance Abuse Research all’università del Queensland, Australia in un commento al lavoro di Wood avvertono: “I livelli di consumo raccomandati in questo studio senza dubbio saranno descritti come inverosimili e impraticabili dall’industria dell’alcol. Ciononostante – hanno tuttavia concluso – i risultati andrebbero ampiamente diffusi e dovrebbero suscitare un dibattito pubblico e professionale informato”. Insomma parliamone, facciamolo in fretta, e soprattutto evitiamo di berci sopra.