In Germania il commercio elettronico è sempre più diffuso, avendo raggiunto la quota del 64% nel 2015. Si tratta di un dato decisamente elevato, se si pensa che la media UE-28 è pari al 43% mentre in Italia siamo fermi al 18%. Tuttavia, allo stesso tempo, è aumentata la quantità totale di rifiuti di imballaggio, passando in un solo decennio da 15.5 milioni (2003) a 17.1 milioni (2013) di tonnellate all’anno. La quantità pro capite è cioè salita da 187.5 kg nel 2003 a 212.5 kg nel 2013.
Per packaging, secondo la definizione fornita da Eurostat, si intende qualsiasi materiale utilizzato per contenere, proteggere, maneggiare, consegnare e presentare una merce. In base a questo tipo di definizione, i rifiuti di imballaggio possono quindi avere origini diverse, non necessariamente legate al commercio online: supermercati, negozi al dettaglio, industrie manifatturiere, famiglie, alberghi, ospedali, ristoranti e aziende di trasporto. Molti oggetti di uso comune, come le bottiglie di vetro, i contenitori di plastica, le lattine di alluminio, le confezioni di cibo, i pallet in legno, vengono tutti classificati come imballaggi.

Secondo il governo federale tedesco, le ragioni dell’aumento del packaging waste sono molteplici. Per prima cosa, bisogna proprio tenere conto del boom dell’e-commerce, cresciuto costantemente ogni anno rispetto al 29% del 2004. Poi troviamo sempre più confezioni per bevande e prodotti alimentari nelle abitazioni private, ma in parallelo è anche aumentato il consumo del cosiddetto street food. Inoltre, non dobbiamo dimenticare i tipici bicchieri del coffee to go: come calcolato dall’organizzazione Deutsche Umwelthilfe, sarebbero 320mila ogni ora i Kaffeebecher usa e getta utilizzati complessivamente nei Länder tedeschi. I nuclei familiari, inoltre, sono aumentati, essendo spesso costituiti solo da una o due persone. Anche questo fatto ha contribuito all’aumento dei rifiuti.
A questo punto, ci si potrebbe chiedere se siamo di fronte a un fenomeno tipicamente tedesco e se il ritardo del commercio elettronico registrato in Italia possa invece aver almeno limitato i rifiuti dovuti agli imballaggi. In base ai dati Eurostat sembrerebbe di no, visto che il valore pro capite italiano per il 2013 è decisamente alto: 190.3 kg a fronte di una diffusione limitata dell’e-commerce (pari al 14%). Per fare un confronto, nello stesso anno gli abitanti della UE-28 hanno prodotto 157.0 kg pro capite di rifiuti di imballaggio. La diffusione media del commercio online era invece pari al 38%.

A livello europeo (UE-28), carta e cartone, vetro, plastica, legno e metalli sono, nell’ordine, i più comuni tipi di rifiuti di imballaggio. Nel periodo 2005-12 la quota di materie plastiche è aumentata dal 17.9% al 19.1%. Quella di carta e cartone è passata dal 38.6% al 40.0%. I metalli sono diminuiti dal 6.2% al 5.8%, la percentuale di vetro si è ridotta dal 21.0% al 19.9% mentre quella del legno è scesa dal 16.2% al 15.2%.
Un altro aspetto molto interessante riguarda il destino di questo tipo di rifiuti. In Germania, nel 2012, la percentuale di recupero degli imballaggi era del 96.8%, con un recycling rate del 71.3%. In Italia, secondo i dati ISPRA, nel 2013 il recupero complessivo ha raggiunto il 77.5%. Nel periodo 2009-2013 la percentuale di recupero energetico si è mantenuta pressoché stabile, con il 9.9% raggiunto nell’ultimo anno di rilevazione. In Germania questa quota si è invece attestata a circa un quarto del totale, anche perché la parte rimanente dei materiali raccolti viene considerata e trattata come una preziosa risorsa per produrre energia.

Visto che l’e-commerce è destinato a crescere anche in Italia, sarà sempre più opportuno fare attenzione a differenziare bene gli imballaggi. Nel frattempo, alcune startup, come la finlandese RePack, hanno iniziato a testare un packaging sostenibile e riutilizzabile per l’e-commerce. L’idea di base è molto semplice: il cliente può scegliere questa opzione al momento dell’acquisto, pagando un piccolo deposito cauzionale extra. Una volta ricevuto il pacco, potrà rimandare indietro l’imballaggio senza ulteriori spese postali, per poi ricevere indietro il denaro sul proprio conto online. Sembra proprio il caro vecchio principio del vuoto a rendere, ma forse vale la pena di provare.