Il Deutsches Klima-Konsortium (DKK) è stato fondato nel 2008 e riunisce ventitré istituzioni di ricerca tedesche che si occupano di ricerca sul clima. In previsione della XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che si è aperta a Parigi il 30 novembre 2015, il consorzio ha preparato una dichiarazione congiunta affermando che solo grazie a un’azione rapida a livello internazionale il riscaldamento globale potrà essere contenuto al di sotto di 2 gradi centigradi entro il 2100. Nel corso di una conferenza stampa presso la Humboldt-Universität di Berlino, alcuni esponenti del DKK hanno affermato che il cambiamento climatico minaccia la nostra sopravvivenza e, in misura ancora maggiore, quella delle generazioni future. Questa preoccupazione non è eccessiva se si pensa che dodici dei tredici anni più caldi a livello mondiale appartengono proprio a questo secolo. Dall’inizio dell’industrializzazione la temperatura media globale è aumentata di circa 1 grado (1880-2014). La ragione principale va cercata nella emissioni di gas a effetto serra, in particolare CO2, che viene soprattutto prodotta dalla combustione di carbone, petrolio e gas per produrre energia. Per la Germania, in particolare, l’aumento di temperatura nel periodo 1881-2014 è stato pari a circa 1.3 gradi.

In totale, secondo un recente rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), non dovremmo immettere nell’atmosfera più di 2900 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2, ma nel periodo 1870-2011 abbiamo già raggiunto il 65% di questa quota (1900 miliardi di tonnellate). La media attuale delle emissioni globali equivalenti all’anno è pari a circa 50 miliardi di tonnellate, quindi ci si può facilmente rendere conto di quanto sia urgente un intervento a livello globale. L’obiettivo dei 2 gradi potrà essere raggiunto solo se entro la metà di questo secolo i combustibili fossili verranno in gran parte sostituiti con fonti alternative e più pulite di energia. Da questo punto di vista, un primo passo importante verso questa direzione è stato fatto in Germania con il recente annuncio da parte del governo della graduale eliminazione degli impianti a lignite. Inoltre, un buon compromesso potrebbe essere rappresentato da una nuova tassa sulle emissioni o da un più equo sistema di scambio delle quote a propria disposizione. Per le nazioni con grandi depositi di carbone, petrolio o gas, partecipare attivamente alla lotta al cambiamento climatico comporterebbe in un primo momento la svalutazione delle proprie attività economiche, quindi sarà importante renderne appetibile il passaggio alle fonti rinnovabili.
Le idee del DKK vengono ben argomentate nel position paper Perspektiven für die Klimaforschung 2015 bis 2025. Secondo i ricercatori del DKK gli incontri di Parigi rappresentano l’opportunità per dare un forte impulso al processo di decarbonizzazione, che non può più essere rinviato. Questa convinzione è uscita rafforzata in occasione dell’ultimo vertice del G7, dopo che il governo tedesco ha messo in evidenza questa stessa necessità. Senza dimenticare che la maggior parte dei Paesi ha già presentato, il 18 novembre 2015, le iniziative nazionali da adottare per la riduzione delle emissioni globali dopo il 2020 (Intended Nationally Determined Contributions, INDCs), pari all’86% della quantità totale di gas a effetto serra nel 2010. Queste, secondo le proiezioni dopo il 2030 calcolate dal Climate Action Tracker, dovrebbero contenere l’aumento della temperatura a “soli” 2.7 gradi. Inoltre, le tecnologie verdi iniziano a essere viste come un potenziale motore di innovazione. In tutto il mondo, nel 2014, la quota di energie rinnovabili nella fornitura di elettricità è stata quasi del 23% mentre in Germania si è arrivati a poco meno del 28%.

In base a tutte queste premesse, secondo il DKK il cambiamento climatico rappresenterà nei prossimi dieci anni una triplice sfida per la scienza e per tutti i membri del consorzio. Il primo task da affrontare è quello di migliorare la comprensione del sistema climatico, aggiornando i modelli a disposizione, che funzionano a grandi linee, ma rischiano di diventare poco attendibili quando si scende maggiormente nel dettaglio. In secondo luogo, gli effetti e i rischi dei cambiamenti climatici sulla natura e sulla società sono molto difficili da stimare, anche perché possono risentire in ogni momento di fattori politici, economici e tecnologici. Infine, i ricercatori tedeschi cercheranno di individuare e codificare i differenti ruoli della ricerca climatica nelle moderne società democratiche. La sfida lanciata in occasione di COP21 è appena iniziata, ma il Deutsches Klima-Konsortium è pronto ad affrontarla.

L’appello del DKK sembra essere stato colto appieno dai politici tedeschi impegnati in questi giorni nei colloqui di Parigi. Nonostante si stia parlando soprattutto dell’intervento militare della Germania in Siria, quello del clima rimane certamente un tema molto sentito, con una notevole copertura da parte dei media. Il Ministro federale per lo sviluppo e la cooperazione, Gerd Müller (CSU), è convinto che grazie alla COP21 verrà fatto un grande passo in avanti. A suo avviso, secondo quanto dichiarato alla Bayerischer Rundfunk, la protezione del clima rappresenta prima di tutto una politica di pace. Questo perché, se non riusciremo a gestire e mitigare il riscaldamento globale, milioni di persone andranno incontro a disordini e guerre per garantirsi la possibilità di accedere all’acqua potabile. L’impressione è che Berlino stia cercando di assumere un ruolo di primo piano all’interno dei negoziati. Il segretario di stato per l’Ambiente, Jochen Flasbarth, ha reso nota la ferma intenzione tedesca di inserire nel documento finale un tetto massimo di 1.5 gradi, invece dei due ipotizzati nel draft concordato tra le parti a Bonn, accogliendo la richiesta degli stati insulari più piccoli, che altrimenti vedrebbero seriamente minacciato il proprio futuro. In occasione del suo discorso alla COP21, la Cancelliera Angela Merkel (CDU) ha ribadito che la Germania provvederà alla graduale eliminazione degli impianti a carbone entro il 2050. Inoltre, il ministro federale dell’Ambiente, Barbara Hendricks (SPD), ha spiegato che le emissioni dovute ai viaggi di lavoro legati all’attività di governo verranno compensate dal finanziamento di alcuni progetti in difesa del clima.

LA COP21 UNA PARTITA DAL RISULTATO INCERTO
Come detto, i principali media tedeschi stanno dedicando parecchio spazio ai colloqui di Parigi, anche perché siamo di fronte a un pubblico già ampiamente sensibilizzato ai temi ambientali. Nella maggior parte dei casi abbiamo dei live-blog o degli speciali sull’argomento, come nelle versioni online del Tagesschau, il principale notiziario della rete televisiva Das Erste, o della Süddeutsche Zeitung, uno dei quotidiani più letti in Germania. Reperire informazioni sulla conferenza in tempo reale non è affatto difficile. Per esempio, se si imposta una ricerca su Twitter usando l’hashtag #COP21 e filtrando tutti i risultati più popolari in base alla lingua tedesca, si può accedere a un flusso pressoché ininterrotto di aggiornamenti. Tra questi ci sono anche quelli della Tageszeitung, il quotidiano berlinese che si occupa in modo critico dei problemi legati agli effetti climatici. In particolare, l’articolo Wichtig is’ auf’m Platz, che potremmo tradurre come L’importante è quello che succede in campo, immagina la settimana appena trascorsa come i primi 45 minuti di una partita di calcio molto combattuta e dal risultato incerto. I giocatori sono tanti, molti di più rispetto al deludente match di Copenaghen del 2009. I calciatori più attivi sono quelli dei piccoli stati insulari, come Kiribati, Cook e Marshall, che sembrano giocare come se non ci fosse un domani, quasi come se dall’esito dell’incontro dipendesse la loro vita. Alla fine si va all’intervallo sul punteggio poco soddisfacente di 2°C a 3.7°C, frutto di uno schema molto noto, il catenaccio, con l’impressione che la partita possa essere decisa solo ai tempi supplementari. Vedremo che cosa succederà nel secondo tempo, che terminerà l’11 dicembre 2015. Intanto sarà opportuno cambiare tattica, giocando con più coraggio e determinazione una partita che nessuno può permettersi di perdere.