C’è una cosa che rende speciale Magliano dei Marsi, un morso di paese incastonato nel cuore dell’Appennino, ai piedi del Monte Velino, in Abruzzo. Ed è il ritorno di una creatura leggendaria: il grifone (Gyps fulvus).
Dagli inizi del ‘900 questo avvoltoio è scomparso pian piano in tutta la penisola, ed è rimasto confinato solo in Sardegna. La sua popolazione è crollata dell’80% abbattuta a colpi di fucile o vittima dei bocconi avvelenati. Bisognava fare qualcosa per non perdere questo pezzetto di biodiversità. Bisognava far tornare il grifone a volare sulle cime dell’Appennino e a riappropriarsi del suo ruolo ecologico di “spazzino”.
È così che agli albori degli anni ’90 è partito il Progetto Grifone, promosso dal Corpo Forestale dello Stato attraverso l’Ufficio ex A.S.F.D. di Castel di Sangro, oggi Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro, comandato dal Colonnello Luciano Sammarone.
Nel 1993 è stata scelta l’area identificata come idonea al ripopolamento del grifone. Non poteva che essere la Riserva Naturale Orientata Monte Velino, per la conformazione del territorio. Anche il centro di acclimatazione, costruito in una radura in mezzo al bosco in località Costa Grande, in un’area messa a disposizione dal Comune, era pronto. Mancavano solo i grifoni.
I primi arrivarono al centro grazie a una donazione del governo dell’Andalusia e vennero rilasciati nel 1994, tutti marcati con anelli metallici e con una particolare marcatura sulle ali per essere individuati singolarmente e seguiti. Da quel momento, fino al 2002 sono stati liberati in natura 93 grifoni, tutti monitorati e sostenuti con l’allestimento di un carnaio, rifornito regolarmente di carogne. Poi, nel 1997, è arrivata finalmente la prima nidificazione e da quel momento la popolazione di grifoni è cresciuta sempre più. E con lei, anche il programma di monitoraggio e ricerca si è ampliato.
Oggi sono circa 50 le coppie nidificanti e la parte più importante delle carcasse viene ormai reperita spontaneamente in natura, più che al carnaio. Due o tre volte l’anno il personale della Riserva allestisce nelle voliere del centro di Costa Grande degli apposti carnai, per attirare i grifoni e marcarli. In poco tempo e in tutta sicurezza, grazie al lavoro dei Carabinieri Forestali in collaborazione con gli inanellatori Ispra, ogni grifone viene marcato con anelli colorati visibili a distanza, in modo da essere identificato univocamente.Alcune penne delle ali vengono decolorate per lo stesso motivo e qualche esemplare viene dotato anche di una trasmittente GPS, per seguirne gli spostamenti tra le creste e le valli abruzzesi, e non solo: alcuni di loro volano dai Sibillini fino al Matese o arrivano addirittura in Francia.
Infine, grazie a un sistema di videosorveglianza nei punti di alimentazione, si monitora l’utilizzo del carnaio e si riesce a capire da chi è frequentato e in che situazioni. Proprio grazie ai video, infatti, si è avuta la conferma che l’area del Velino è un punto strategico per questi avvoltoi, sfruttato anche da grifoni stranieri, marcati in altri paesi, che raggiungono l’area spontaneamente. Arrivano qui dalla Francia, dalla Spagna, dalla Croazia e dal Portogallo o anche da altre regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Qualche volta, nei video, può capitare di scorgere persino altre specie: come una femmina adulta di avvoltoio monaco (Aegypius monachus), rilasciata in Francia nel 2017 e arrivata a giugno tra i grifoni del Velino.
Dal 2010 a oggi, al centro di Costa Grande sono stati catturati 223 individui diversi: quasi tutti hanno ricevuto un anello italiano, tranne i 26 stranieri, già inanellati in altre nazioni europee. E 36 di loro sono stati dotati anche di trasmittente GPS. Gli ultimi sono stati presi settembre: 44 grifoni, tra cui sei spagnoli e un francese. Goffi nei movimenti in voliera, dimostrano tutta la loro forza nel loro sguardo fiero e penetrante. Uno dopo l’altro, tutti sono stati inanellati, marcati, pesati e liberati. E di quell’esperienza rimane il loro odore, il piumaggio soffice come velluto, il loro becco temibile e le ali spiegate, lunghe più delle braccia di un uomo, il collo nudo e lucente di blu, lo scambio di sguardi e l’aria che ti spingono addosso con forza quando riprendono il volo, tra le montagne del Velino.

Si ringraziano:il personale del Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro, e in particolare Mario Posillico, Giancarlo Opramolla, Rosario Bartolo, Rodolfo Bucci, Vincenzo Cofini, Elena Di Filippo, Rosita Giuliani, Filippo La Civita, Antonello Pascazi, Mario Romano, Samuele Spacca. Gli inanellatori Augusto De Sanctis, della Stazione Ornitologica Abruzzese Eliseo Strinella, del Reparto Carabinieri Biodiversità dell’Aquila e l’aspirante inanellatore Annalisa Brucoli.