Il 3 marzo 2016, il Sermig di Torino ha ospitato Samantha Cristoforetti, per un talk in cui la nostra astronauta ha ripercorso i momenti salienti della Missione Futura. Tra gli interventi dei vari ospiti, ha destato un certo interesse quello del nuovo Direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, che ha fatto un discorso, ampiamente condiviso, sulla necessità dello sfruttamento delle risorse celesti, anche perché quelle terrestri non sono infinite. Secondo Molinari, la cosiddetta space economy non appartiene al futuro, ma è una sfida già attuale, che richiede competenze scientifiche di alto livello e una legislazione adeguata. La competizione nel campo dello space mining è dunque già iniziata e riguarda sempre più i soggetti privati. È il caso, per esempio, delle compagnie Deep Space Industries e Planetary Resources, che ora possono anche contare su una nuova piattaforma legale in gradi di garantirne gli interessi commerciali nello spazio.

Il 25 novembre 2015, il presidente americano Barack Obama ha ratificato lo Spurring Private Aerospace Competitiveness and Entrepreneurship Act, che riconosce e promuove i diritti delle aziende statunitensi private riguardo all’esplorazione e all’estrazione delle risorse presenti sugli asteroidi o su altri corpi celesti. Come spiegato da Molinari, in Italia avremmo certamente la competenza scientifica necessaria per creare una miniera spaziale, ma ci mancano le leggi. Non farle ci potrebbe esporre a gravi crisi riguardanti le risorse energetiche. A suo avviso, il Parlamento dovrebbe esprimersi a riguardo al più presto, specialmente pensando che gli asteroidi nel loro complesso rappresentano un capitale minerario pari a oltre 100mila miliardi di dollari. Questo in base a quanto riportato dal database scientifico ed economico Asterank, che contiene circa 600mila oggetti. Finora, in Europa solo il piccolo Lussemburgo si è già mosso nella direzione imboccata dall’amministrazione Obama, soprattutto grazie alla consulenza del francese Jean-Jacques Dordain, direttore dell’Agenzia Spaziale Europea sino al giugno 2015.
La nuova legge americana contempla quindi lo sfruttamento minerario dei corpi celesti, per la prima volta con l’obiettivo dichiarato di realizzare un profitto. In un prossimo futuro, una compagnia privata statunitense in grado di raggiungere un asteroide e di estrarne le risorse, potrà poi trasportarle, venderle e usarle, nel rispetto degli obblighi internazionali. Tuttavia, questa nuova corsa all’oro potrebbe essere in contrasto con quanto previsto dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico (Outer Space Treaty), che dal 1967 costituisce la base giuridica del diritto internazionale aerospaziale ed è stato ratificato, tra gli altri, anche dagli stessi Stati Uniti. In particolare, il documento proibisce di rivendicare risorse situate nello spazio, quali la Luna, un pianeta o un altro corpo celeste, in quanto appartenenti a tutta l’umanità. In altre parole, secondo l’articolo 2, il cosmo non può essere soggetto a un’appropriazione nazionale anche qualora se ne rivendichi la sovranità oppure lo si occupi in qualche modo, per esempio inviando un rover automatizzato o un lander. D’altra parte, l’articolo 1 del trattato difende allo stesso tempo la libertà di esplorazione e di uso dei corpi celesti, quindi la materia è ancora controversa e potrebbe essere necessario rivedere gli accordi internazionali, quasi cinquanta anni dopo la ratifica dell’Outer Space Treaty.

HOLLYWOOD CI HA GIÀ PENSATO
Come spesso accade, la fantascienza ha già fornito qualche anticipazione. Basti pensare, per esempio, alla Nostromo, la gigantesca astronave commerciale del film Alien, uscito nelle sale nel 1979 e diretto da Ridley Scott. In quel caso, oltre allo sfortunato equipaggio, erano presenti a bordo una raffineria e 20 milioni di tonnellate di un minerale estratto da un asteroide. Più recentemente, il film Moon del 2009, diretto da Duncan Jones, ha raccontato con un certo realismo le vicende della base mineraria lunare Sarang, costruita per estrarre l’elio-3, un isotopo raro sulla Terra.
Nel frattempo, nel mondo reale sono state pianificate diverse missioni per raccogliere alcuni campioni da un asteroide e riportarli sulla Terra. È il caso di OSIRIS-Rex e Hayabusa 2. La prima missione è stata sviluppata dalla NASA per raggiungere 101955 Bennu nel 2019. Dopo sei mesi in orbita, la sonda preleverà alcuni campioni dalla superficie per poi rientrare sulla Terra nel 2023. La seconda impresa, ideata dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, intende studiare 162173 Ryugu e prelevare del materiale da riportare sul nostro pianeta. Il lancio è avvenuto con successo il 3 dicembre 2014. Precedentemente, dopo circa sette anni nello spazio, nel 2010 la missione Hayabusa aveva permesso di riportare sulla Terra alcuni piccoli frammenti dell’asteroide 25143 Itokawa. Per carichi di grandi dimensioni ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma la corsa all’El Dorado spaziale è ormai iniziata. L’ultima frontiera non è mai stata così vicina.