Secondo quanto emerge da alcune stime preliminari pubblicate da Eurostat, nel 2017, le emissioni di CO2 nell’Unione Europea, dovute alla combustione di fonti fossili, sarebbero aumentate rispetto al 2016 dell’1,8%, e in Italia addirittura del 3,2% sul 2016.
Questo nonostante l’Europa (e anche l’Italia per fortuna) stia facendo bene quanto a utilizzo di fonti rinnovabili, anche se – come spiegava Pietro Greco su queste pagine il 2 maggio scorso – dobbiamo comunque prendere atto del fatto che lasciare che i Paesi si autodeterminino nel virare verso le fonti rinnovabili non basta: pare si possa ormai dire che è necessario concordare dei limiti di emissione per ogni Paese, sull’esempio del Protocollo di Kyoto.
Le emissioni di CO2 contribuiscono in maniera determinante al riscaldamento globale e rappresentano circa l’80% di tutte le emissioni di gas serra dell’UE; esse sono influenzate da un intreccio complesso di fattori, quali le condizioni climatiche, la crescita economica, le dimensioni della popolazione, i trasporti e le attività industriali.
Non possiamo dunque dire di essere riusciti a invertire la tendenza degli ultimi due secoli, dato confermato anche da recenti dati dell’International Energy Agency, secondo cui solo nel 2022 saremo abbastanza vicini da pensare di colmare finalmente con le rinnovabili il gap con le fonti fossili. Da qui a 5 anni la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a livello mondiale dovrebbe raggiungere gli 8.000 TeraWatt orari (crescendo così di un terzo rispetto a oggi), mentre il carbone e il gas naturale produrranno rispettivamente 10 mila e 6 mila TWh.
Nel 2016 le energie rinnovabili hanno prodotto 6012 TWh, mentre il carbone 9 mila TWh e il gas naturale altri 6 mila Twh. Questo significa che nel 2015 il 17,5% dell’energia prodotta nei Paesi dell’Unione Europea e il 16,7% di quella prodotta in Italia è derivata da fonti rinnovabili.

Tornando alle stime di Eurostat, le emissioni di CO2 sembrano essere aumentate nel 2017 nella maggior parte degli Stati membri dell’UE, e noi italiani ci troviamo purtroppo ancora nella seconda metà della classifica, quanto a crescita delle emissioni dal 2016 al 2017. Il maggiore incremento si è registrato a Malta (+ 12,8%), seguito dall’Estonia (+ 11,3%), Bulgaria (+ 8,3%) Spagna (+ 7,4%) e Portogallo (+ 7,3%). I decrementi sono stati registrati in sette Stati membri: Finlandia (-5,9%), Danimarca (-5,8%), Regno Unito (-3,2%), Irlanda (-2,9%), Belgio (-2,4%), Lettonia (-0,7% ) e Germania (-0,2%).
Questi dati Eurostat si riferiscono chiaramente al Paese in cui i combustibili vengono bruciati per produrre energia. L’Italia contribuisce in questo senso producendo il 10,7% delle emissioni dell’Unione Europea del 2017. Ci superano soltanto la Germania con il 23% del totale, e il Regno Unito che produce l’11% delle emissioni da fonti fossili. La Francia (forse in ragione del fatto che vi è un ampio utilizzo del nucleare) contribuisce per il 10% alle emissioni dell’Unione Europea.
Insomma, dobbiamo continuare a darci da fare perché stiamo vivendo un momento cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità da qui al 2030, e forse al 2050. Il primo passo è che dobbiamo vincere la sfida da qui al 2022.