Il 45º Presidente degli Stati Uniti d’America verrà eletto il prossimo 8 novembre ed entrerà in carica all’inizio del 2017. Tuttavia, il successore di Barack Obama sta ancora affrontando la lunga sfida delle primarie. Nel momento in cui scriviamo, i favoriti nella difficile corsa alla Casa Bianca sono Hillary Clinton per il Partito Democratico e Donald Trump per quello Repubblicano. A contendere loro la nomina nelle convention nazionali di luglio saranno rispettivamente Bernie Sanders e Ted Cruz. Più defilato, per quanto riguarda i Repubblicani, sembra invece essere John Kasich.
I temi di questa campagna sono molteplici, ma qui vogliamo affrontare quello della lotta ai cambiamenti climatici, per capire se si tratta di un aspetto importante all’interno del dibattito. Dopo la COP21 di Parigi, durante la quale Obama ha definito il suo Paese come un inquinatore pentito, era lecito aspettarsi che questa questione facesse parte dei programmi dei due candidati democratici. In effetti, così è stato. Non si può dire altrettanto, invece, per quelli degli sfidanti repubblicani, dove questo argomento è pressoché assente.

Secondo il parere di Hillary Clinton, il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente ed è, di fatto, la vera sfida della nostra epoca. Il suo obiettivo è quello di rendere gli Stati Uniti una superpotenza energetica pulita, adottando misure coraggiose per ridurre l’inquinamento. Ecco perché, già durante il primo giorno della sua possibile presidenza, verranno fissati obiettivi molto ambiziosi da raggiungere nell’arco di dieci anni. Per prima cosa, la nazione dovrà generare abbastanza energia rinnovabile per alimentare ogni casa americana, con mezzo miliardo di pannelli solari installati entro la fine del primo mandato. Poi sarà necessario tagliare di un terzo gli sprechi di energia in case, scuole, ospedali e uffici, trasformando allo stesso tempo l’American Manufacturing nel più pulito ed efficiente al mondo. Infine, si dovrà ridurre il consumo di petrolio di un terzo grazie a combustibili green e all’impiego di automobili, caldaie, navi e camion meno inquinanti.
Il piano dell’ex Segretario di Stato ridurrà le emissioni di gas a effetto serra fino al 30% nel 2025, rispetto ai livelli del 2005, e instraderà gli USA sul lungo percorso che porterà a una riduzione di oltre l’80% nel 2050. Nei prossimi anni sarà quindi importante catalizzare nuovi investimenti, creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, ridurre le bollette energetiche e rendere la nazione più sicura e protetta dall’inquinamento.
Non manca, infine, una forte critica ai rivali repubblicani. Nonostante il grande consenso scientifico sulle gravissime conseguenze del cambiamento climatico per il nostro ambiente, ma anche per l’economia e la nostra salute, ci sono ancora alcuni che negano i fatti ostacolando il progresso. Secondo la Clinton, non possiamo permettere che siano queste persone a prevalere. Anche perché non abbiamo scelta, visto che non vi è alcun Planet B all’orizzonte.

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Dopo il Super Tuesday del 15 marzo 2016, che ha visto prevalere l’ex First Lady, le chance di Bernie Sanders di ottenere la nomination si sono ridotte drasticamente. Eppure, la sua presenza ha contributo ad alimentare il dibattito e ha obbligato lo staff della rivale a impegnarsi maggiormente su molti temi. Anche per la campagna del senatore del Vermont uno dei punti chiave è rappresentato dalla lotta al cambiamento climatico. A suo avviso, la stragrande maggioranza della comunità scientifica ha ampiamente dimostrato che si tratta di un fenomeno reale, causato dalle attività umane, con danni devastanti non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. È quindi chiaro che cosa bisogna fare, cioè convertire il sistema energetico americano, passando dai combustibili fossili a fonti rinnovabili quali l’eolico, il solare e il geotermico. Inoltre, sarà necessario migliorare al più presto l’efficienza energetica.
Sanders si affida dunque agli scienziati, che ci spingono ad agire con coraggio, altrimenti la situazione non potrà che peggiorare negli anni a venire in termini di siccità, inondazioni, tempeste e acidificazione degli oceani.
Molto interessante è poi la critica nei confronti dei Repubblicani, accusati di non essere tanto preoccupati a proteggere il pianeta quanto piuttosto i profitti di società come Exxon, BP e Shell. Oppure dell’industria del carbone. Insomma, mentre le aziende dei combustibili fossili guadagnano, il cambiamento climatico devasta il nostro pianeta e la vita delle persone, anche perché ci sono politici che hanno deciso di ignorare la scienza. Secondo il programma, le emissioni dovranno calare del 40% entro il 2030 e di oltre l’80% prima del 2050. Questo avverrà anche abrogando i sussidi ai combustibili fossili e facendo grandi investimenti in termini di efficienza energetica. In sostanza, verranno creati 10 milioni di posti di lavoro ben retribuiti, semplicemente attraverso la creazione di un sistema di energia pulita al 100%. Allo stesso tempo, migliorerà la qualità dell’aria così come quella dell’acqua, ma diminuirà anche la dipendenza dal petrolio straniero. Sanders prevede anche di tassare maggiormente chi inquina. Questa nuova carbon tax servirà a ripagare coloro che hanno subito di più i pesanti effetti del cambiamento climatico.

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Passando al Partito Repubblicano, nei programmi elettorali di Donald Trump, Ted Cruz e John Kasich non è invece presente la lotta al cambiamento climatico. Anche se analizziamo i loro account Twitter, questo tema non trova grande spazio nella discussione, nemmeno in 140 caratteri. L’impressione è che se la presidenza fosse assegnata solo sulla base della salvaguardia del pianeta, la Clinton o Sanders potrebbero insediarsi già oggi nello Studio Ovale. Invece il loro successo dipenderà anche da altre questioni, non strettamente collegate alla difesa dell’ambiente.
Ne sapremo di più tra qualche mese, quando i cittadini statunitensi non sceglieranno solo il loro Presidente, ma anche un po’ il destino del mondo.