Nel 1903 John Muir convince Theodore Roosevelt a passare tre giorni nella Yosemite Valley, in California: il naturalista e il presidente degli Stati Uniti d’America in campeggio insieme per godere della bellezza naturale del luogo, minacciato dall’espansione dell’industria del legname. Da quel viaggio, come racconta Barb Rosenstock in un libro, nasce l’idea di trasformare la valle in uno dei più celebri parchi naturali del mondo e scaturisce la base del sistema dei parchi nazionali americani che conosciamo oggi. A distanza di poco più di un secolo da quel momento fatidico, un’analisi dell’andamento storico delle temperature medie sul territorio americano rivela che proprio in questi santuari naturali le temperature si stanno alzando più rapidamente e che le precipitazioni stanno diminuendo più che altrove: nel 2100 le aree protette dal sogno di Muir e Roosevelt potrebbero cambiare completamente fisionomia.

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Due foto di John Muir e Theodore Roosevelt a Glacier Point nella Yosemite Valley nel 1903, conservate alla Library of Congress americana.

Il team guidato da Patrick Gonzalez e composta da ricercatori dell’Università della California a Berkeley e dell’Università del Wisconsin a Madison ha sfruttato le stazioni meteorologiche sparse nei 50 stati dell’Unione che continuano a raccogliere regolarmente dati su temperatura e precipitazioni. Concentrandosi sulla serie tra il 1895 e il 2010, Gonzalez e i colleghi hanno potuto vedere come la temperatura media dei parchi sia aumentata di circa un grado centigrado. Ma a impressionare è il dato relativo: l’aumento registrato nei parchi è circa il doppio di quello delle altre aree del Paese. Situazione analoga si riscontra prendendo in considerazione le precipitazioni medie, diminuite del 3% negli Stati Uniti, ma diminuite del 12% nei parchi.
I risultati dell’analisi, pubblicati il 24 settembre scorso su Environmental Research Letters, non hanno stupito più di tanto lo stesso Gonzalez. Nella nota stampa per la pubblicazione dell’articolo, ha dichiarato che “il campione rappresentato dai parchi non è casuale: si tratta di luoghi speciali che si trovano spesso in ambienti estremi”, perciò più suscettibili dei cambiamenti in corso. Ma questo è proprio uno dei motivi per i quali sono stati scelti per essere preservati, cioè come pensava Muir, per permettere alla natura di seguire un corso diverso, seppure limitato geograficamente, rispetto alle modificazioni imposte dall’uomo. Perché, e questo studio ne è l’ennesima dimostrazione, l’impatto di Homo sapiens, sotto forma di surriscaldamento globale, sta comunque modificando l’ambiente anche laddove si vorrebbe preservarlo.

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Mappa della variazione annua della temperatura

Il futuro dei parchi risulta più che mai incerto. Gli stessi ricercatori hanno elaborato quattro diverse proiezioni al 2100, che hanno chiamato “storyline del futuro”, seguendo le indicazioni degli scenari studiati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Il primo è quello che non prevede cambiamenti e che nessuna azione venga intrapresa per ridurre le emissioni responsabili del surriscaldamento. In queste circostanze la temperatura media dei parchi americani salirebbe dai 5 ai 7 gradi centigradi, con conseguenze particolarmente pesanti per i parchi dell’Alaska e i ghiacciai. All’altro estremo, quello più positivo, se si dovesse andare verso l’adeguamento alle indicazioni degli accordi di Parigi (uno scenario che sotto la presidenza Trump pare irragionevole), la temperatura potrebbe salire tra 1 e 3 gradi centigradi. Anche in questo caso le conseguenze, soprattutto per la sopravvivenza di piccoli mammiferi e per le piante sarebbero esiziali, perché il cambiamento supererebbe in velocità la loro capacità di spostamento o adattamento.
Desertificazione e aumento degli ettari di foresta bruciata sono fattori che non colpiscono in maniera omogenea su tutto il territorio americano, ma anche in questo studio mostrano diverse capacità di mordere. La mappa mostra chiaramente che il surriscaldamento globale colpirà con maggior forza negli stati occidentali rispetto a quelli orientali, confermando ancora una volta quanto si sapeva già da tempo: gli effetti del cambiamento climatico si faranno sentire di più a Ovest. E proprio a ovest, nella Sierra Nevada californiana si trovano alcuni dei patrimoni naturalistici più importanti degli Stati Uniti ed è proprio dove Muir e Roosevelt hanno campeggiato oltre un secolo fa, ma non è detto che i loro omologhi del 2100 riconoscerebbero il paesaggio.