Le piante sono la forma dominante di vita sul pianeta Terra. Almeno in termini di massa. Il mondo animale è invece marginale. Ma tra loro l’uomo, insieme con i suoi allevamenti, ne è la parte di gran lunga più rilevante.
Di tentativi di definire la distribuzione globale della biomassa ne sono stati esperiti, nel corso dei secoli, svariati. E non è detto che quella proposta nei giorni scorsi da Ron Milo, in forze alla Division of Biology and Biological Engineering del California Institute of Technology di Pasadena, con due suoi collaboratori, Yinon Bar-On e Rob Phillips, sia solo la più aggiornata. È anche, per certi versi, la più sorprendente. Perché ribalta alcune classifiche che sembravano consolidate.
I tre propongono una misura del “peso della vita” in termini di giga tonnellate di carbonio (GtC). In pratica il peso totale, senz’acqua. Non è poca cosa, questa esclusione. Perché l’acqua è la componente principale di tutti gli organismi. Il corpo umano, per esempio, è fatto dal 65% in peso di acqua. La percentuale sale all’80% nei bambini. E supera il 98% nelle meduse. Ma, detto questo, ecco che Ron Milo e colleghi propongono il peso complessivo della materia vivente sul pianeta (acqua esclusa) in circa 550 GtC: ovvero in 550 miliardi di tonnellate di carbonio. Non molto, dopotutto. Il carbonio presente negli organismi viventi rappresenta appena l’1,2% di tutto quello presente nella biosfera (tra oceani, atmosfera e suoli).
Ma il punto non è questo. Quanto piuttosto quello di come sono distribuiti questi 550 GtC di carbonio. Ebbene, la parte del leone secondo Milo e colleghi la fanno le piante, che “pesano” 450 GtC: dunque rappresentano all’incirca l’82% della biomassa del pianeta. Seguono poi i batteri, con un peso stimato in 70 GtC, cui si aggiungono i 7 GtC degli Archea, altri organismi monocellulari privi di nucleo. In totale, i procarioti rappresentano il 14% della biomassa totale. Piante e procarioti costituiscono, dunque, il 96%, la quasi totalità, della biomassa del pianeta Terra. Seguono i funghi, che con 12 GtC rappresentano il 2,2% del totale. Poi i protisti (singole cellule eucariote, ovvero dotate di nucleo) con 4 GtC e infine gli animali, con appena 2 GtC: meno dello 0,4% della massa vivente planetaria. La metà sono artropodi marini.
Messa in termini di peso, la presenza degli animali sulla Terra è decisamente trascurabile. È dunque consigliabile per noi del regno Animalia, che ci consideriamo il sale della Terra, un salutare bagno di umiltà. Solo i piccoli virus, con 0,2 GtC, hanno una massa complessiva inferiore. Ne deriva che la vita sulla terraferma, con 470 GtC, supera di gran lunga quella presente negli oceani e rappresenta oltre l’85% della biomassa planetaria.
E gli uomini? Beh, in assoluto siamo piccola cosa: non più di 0,06 GtC in peso: lo 0,01% della biomassa totale. E tuttavia siamo il 3% della massa degli animali. Se a questo peso aggiungiamo quello degli animali che alleviamo (soprattutto bovini e suini), raggiungiamo un peso pari a 0,16 GtC: l’8% della biomassa animale. E comunque molto più – 23 volte più – del peso di tutti i mammiferi che vivono allo stato selvaggio. Insomma, nel mondo animale e, in particolare, ne mondo dei mammiferi pesiamo, è il caso di dirlo, moltissimo.
Negli ultimi 50.000 anni, infatti, a causa dell’uomo è sparita larga parte della megafauna e, in particolare, il pianeta ha perduto in massa la metà delle specie di mammiferi di peso superiore ai 40 chilogrammi e l’85% della biomassa complessiva dei mammiferi. Ma mentre i mammiferi allo stato selvaggio diminuivano di un fattore 6, i mammiferi da allevamento aumentavano in biomassa di oltre quattro volte.
L’impatto umano sulla biosfera è stato registrato anche dalle piante selvagge, la cui massa è diminuita di un fattore 2. Mentre quella delle piante coltivate, per quanto enormemente aumentata negli ultimi secoli, non va oltre le 10 GtC: il 2% appena della massa complessiva delle piante.
Ron Milo e i suoi colleghi ci offrono tanti numeri, con molte incertezze sia chiaro. Che ci danno un quadro semplice, tuttavia. Il “peso” della vita sul pianeta Terra è diminuito in maniera consistente a causa della “catastrofe uomo”. Ma non è tardi per rimediare.