Vivere vicino ad aree verdi, anche in città, fa la differenza in termini di salute mentale. Lo ha evidenziato un nuovo studio pubblicato su The Lancet Planetary Health , che ha esaminato oltre 94 mila pazienti con disturbo mentale dai 37 ai 73 anni reclutati in dieci centri del Regno Unito. L’elemento di novità di questo studio rispetto ai precedenti è che vengono utilizzati i dati della biobanca britannica per indagare i collegamenti tra esposizione verde e la salute mentale.
In questi individui un effetto protettivo del verde sui disturbi depressivi è stato osservato in modo coerente, traducendosi in una minore probabilità inferiore di sviluppare depressione, specialmente tra le donne, in soggetti di età inferiore ai 60 anni e in persone che risiedono in aree con basso status socioeconomico o molto urbanizzate. Lo studio ha riportato una probabilità inferiore del 4% di incorrere in disturbo depressivo maggiore per ogni incremento percentile nella presenza di aree verdi “salutari”.
Si è ipotizzato che gli effetti protettivi del verde residenziale siano dovuti da una parte alla presenza di spazi ampi e rilassanti che aiuterebbero ad alleviare lo stress; ma anche al senso di comunità che promuovono; al fatto che facilitino l’attività fisica e al fatto che alberi e arbusti agiscono come filtri naturali che migliorano gli effetti negativi di rumore e l’inquinamento.
Certo, non basta la presenza di spazi verdi – chiosano gli autori – servono spazi davvero salutari, cioè ben progettati. L’esposizione al verde è stata misurata nello studio in termini di accesso (proporzione di aree verdi all’interno di un quartiere residenziale) e di quanto questi ambienti sono realmente salutari. I ricercatori hanno utilizzato criteri diagnostici strutturati e convalidati per valutare i probabili disturbi depressivi maggiori. Si tratta inoltre del primo studio relativo alla salute mentale a utilizzare una metrica ad alta risoluzione di verde residenziale (con indice di risoluzione di 0,5 m derivato da immagini a infrarossi).
Diversi studi precedenti avevano già esaminato i collegamenti tra l’esposizione a ambienti verdi e la salute mentale, e la maggior parte di essi suggerivano effetti benefici dei primi sulla seconda. Modelli di risposta allo stress hanno riportato nel tempo un legame certo fra avere scarsi contatti con ambienti verdi e una maggiore vulnerabilità agli effetti negativi sulla salute mentale, in particolare nella gestione di eventi molto stressanti della vita.
Tuttavia, molti di questi studi hanno usato indicatori grossolani per misurare l’esposizione al verde, mentre altri hanno utilizzato l’indice di vegetazione come indice di quanto è salutare il verde. Altri ancora sono stati condotti su piccola scala e realizzati in ambienti ambientali omogenei, con conseguente limitato potere statistico e scarsa generalizzabilità. Il risultato è che nonostante le prove finora prodotte, i legami tra esposizione al verde residenziale e salute mentale finora erano rimasti sostanzialmente equivoci.
Dato l’attuale tasso di urbanizzazione senza precedenti, si prevede che circa il 60% della popolazione globale risiederà nelle città entro il 2030, e una persona su tre vivrà in aree urbane con almeno mezzo milione di abitanti. Al tempo stesso negli ultimi anni, i disturbi mentali, inclusi quelli dell’umore, sono diventati una delle cause principali del carico di malattia globale. Agiscono inoltre come fattori di rischio per lo sviluppo di malattie trasmissibili e non trasmissibili e contribuiscono a lesioni accidentali e non accidentali.
Serve dunque una pianificazione urbana responsabile, basata su dati e prove, che sia onnicomprensiva, e che metta al centro la salute, come filo rosso per tutte le politiche.