La Banca Mondiale ha da poco pubblicato il report World Development Report 2016: Digital Dividends, che esamina l’impatto di Internet, smartphone e altre tecnologie digitali in tutto il mondo. Lo studio ha trovato diversi aspetti positivi, come per esempio una nuova crescita economica e maggiore accesso all’istruzione.
Tuttavia, i benefici non sono distribuiti in modo uniforme, specialmente nelle nazioni in via di sviluppo. Secondo il New York Times, in un articolo pubblicato lo scorso 13 gennaio, questo fatto potrebbe essere in contrasto con l’ottimismo mostrato da alcuni progetti della Silicon Valley. In particolare, il Project Loon di Google e Internet.org di Facebook, che hanno l’obiettivo ambizioso di garantire una connessione anche a chi oggi ne è escluso. Si tratta di circa 4 miliardi di individui. Di questi, quasi la metà non utilizza un telefono cellulare e poco meno di 500 milioni vivono in aree sprovviste di segnale mobile.

Il Project Loon intende raggiungere le aree rurali e remote delle Terra per mezzo di palloni aerostatici ad altezze elevate, posizionati a un’altitudine di circa 32 km. Internet.org, la cui applicazione è stata rinominata Free Basics nel settembre 2015, permette invece la navigazione gratuita grazie a specifici accordi con gli operatori telefonici locali. Tuttavia, l’accesso vale solo per i siti più importanti e per quelli istituzionali, oltre che per Facebook ovviamente. Come ben espresso dal giornalista Luca De Biase sul suo blog, questo fatto rappresenta un’anomalia. A suo avviso, infatti, senza neutralità Internet rischia di diventare una tecnologia al servizio delle multinazionali, trasformando gli utenti in consumatori piuttosto che in possibili innovatori. Secondo le previsioni, altri tre miliardi di individui avranno accesso a Internet in tempi relativamente brevi, grazie a smartphone low-cost e connessioni mobili più capillari. Dovremmo quindi chiederci, prima di tutto, se la loro rete sarà effettivamente neutrale o avrà piuttosto diversi livelli di servizio e priorità.
Oltre alla questione sulla net neutrality, un altro aspetto importante riguarda la distribuzione dei benefici legati al mondo digitale. Il numero di utenti di Internet in tutto il mondo è più che triplicato in un decennio, da 1 miliardo nel 2005 a 3.2 miliardi alla fine del 2015. Si tratta di una vera e propria rivoluzione che ha portato benefici immediati ai privati, in termini di comunicazione, accesso alle informazioni ed erogazione di servizi, una maggiore convenienza nell’acquisto di prodotti e nuove forme di tempo libero. Tuttavia, allo stesso tempo, il loro impatto non ha avuto una distribuzione uniforme, soprattutto per quanto riguarda la connessione a Internet, che è high-speed solo per il 15% della popolazione mondiale. Le nazioni dovranno quindi impegnarsi a migliorare quegli aspetti che la Banca Mondiale definisce come gli analog complements, rafforzando cioè le norme che garantiscono la concorrenza tra le imprese, adattando le competenze dei lavoratori alle esigenze della nuova economia e assicurando l’apporto costante delle istituzioni.

Nel frattempo, le tecnologie digitali hanno cambiato il mondo del lavoro. I mercati sono più polarizzati e la disuguaglianza è in aumento, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Questo perché, anche se la diffusione di Internet è in crescita, quasi il 60% della popolazione mondiale è ancora offline e di fatto non può partecipare all’economia digitale in modo significativo. In secondo luogo, alcuni dei benefici percepiti sono compensati dall’emergere di nuovi rischi. In molte economie avanzate, la tecnologia ha portato alla necessità di avere qualifiche sempre più elevate (e costose), mentre i lavori “di routine” sono spesso svolti dalle macchine, costringendo molti lavoratori a competere per altri impieghi, purtroppo quasi sempre a bassa retribuzione.
D’altra parte, le tecnologie digitali possono anche rappresentare in positivo un acceleratore dello sviluppo. In accordo con quanto affermato nel report, una buona formazione Internet-based (e-learning) può aiutare i lavoratori a migliorare e condividere le proprie competenze. Nuove piattaforme e social media possono aumentare la partecipazione dei cittadini. Una maggiore diffusione degli open data può migliore l’economia e la società. Per ottenere tutto questo, rendere Internet universalmente accessibile e neutrale dovrà essere un priorità globale.
Secondo la Banca Mondiale, questo obiettivo potrà essere raggiunto attraverso un sapiente mix di concorrenza di mercato, partenariati pubblico-privati e una sempre più efficace regolamentazione del settore delle telecomunicazioni. Insomma, giù nel cyberspazio qualcosa si muove. Speriamo per tutti.