L’Energiewende, la trasformazione del sistema energetico in Germania, è di nuovo al centro del dibattito tedesco dopo la conclusione della COP21. La decisione di abbandonare il nucleare e le fonti fossili di energia in favore delle rinnovabili è da tempo vissuta come una vera e propria rivoluzione. D’altra parte, non è un caso che la parola Wende venga comunemente associata al crollo del blocco comunista.
In un primo momento, si potrebbe pensare a un fenomeno tipicamente tedesco, invece la copertura mediatica internazionale è pressoché giornaliera, anche se, come vedremo, con differenti percezioni del fenomeno. Da questo punto di vista, può essere interessante citare l’opinione di Arne Jungjohann, politologo ed esperto di temi energetici, che sta preparando una pubblicazione sulla storia dell’Energiewende, la cui uscita è prevista per il 2016. In un suo recente articolo sul sito specializzato Energy Transition, viene messo in evidenza come le attuali incomprensioni richiedano una comunicazione più proattiva e mirata. In alcuni casi questa è eccellente, come quella del National Geographic. In altri, invece, si ha l’impressione che la Germania venga descritta come un leader solitario in questo difficile percorso verso la decarbonizzazione. In realtà, il Paese guidato da Angela Merkel non è affatto solo. Esempi virtuosi si hanno anche in Danimarca e in California, solo per citarne alcuni. Per Jungjohann, inoltre, andrebbe anche sfatato il mito secondo cui l’Energiewende rappresenti una reazione alquanto irrazionale al disastro di Fukushima Dai-ichi. Un altro dato poco veritiero riguarda la presunta dipendenza dalle importazioni di energia, soprattutto legata alla dismissione immediata delle otto centrali più vecchie, avvenuta nel 2011. Nel corso di quest’anno la quota di energia elettrica prodotta in Germania tramite fonti rinnovabili è arrivata al 30% (194 bn Kwh). La lignite e l’antracite sono rispettivamente al 24% e 18%. Il nucleare al 14%.

Alcuni fattori aiutano a spiegare la differente percezione del fenomeno all’estero. Per prima cosa, bisogna tener conto della carenza di documenti prodotti in lingua inglese da parte dei media tedeschi. In secondo luogo, il modello del sistema energetico adottato, così come la sua comprensione, dipende dalle esigenze di ogni singolo Paese. Il sistema tedesco non è sempre replicabile.
Un altro aspetto interessante è legato al ruolo della politica, che tende a descrivere l’Energiewende a seconda del pubblico o dell’elettorato. Un esempio importante, citato da Jungjohann, è rappresentato da un discorso del Ministro federale dell’Energia, Sigmar Gabriel (SPD), di fronte a una platea di rappresentati tedeschi dell’industria fotovoltaica. Dovendo ridurre il supporto del governo, il vice-cancelliere ha espresso il proprio timore per un possibile rallentamento della transizione energetica. All’estero, la sua affermazione è stata spesso ingigantita e rilanciata dai blog e dalle agenzie di stampa come l’ammissione preventiva del fallimento della strategia adottata dal governo.
Oltre a ciò, al momento, in inglese viene fatto solo un reporting selettivo sull’Energiewende, trascurando quindi molte sfumature interessanti. La crescente scarsità di corrispondenti esteri ha poi contribuito a ridurre le informazioni, visto che non hanno potuto seguire in modo costante tutti gli sviluppi della vicenda. Per molto tempo la pubblicazione di riferimento è stata quasi unicamente Der Spiegel online in lingua inglese, anche se negli ultimi anni la situazione è migliorata, a partire dal contributo offerto da Energy Transition.
Oltre alle barriere linguistiche, bisogna anche tener conto degli interessi locali. Se in una nazione il nucleare rappresenta una delle fonti principali di approvvigionamento energetico, difficilmente questa sarà ricettiva (a partire dai giornalisti) e propensa al cambiamento, nonostante questo venga richiesto da buona parte dei cittadini. Inoltre, in alcuni casi viene fatto uno sforzo comunicativo per indebolire, se non delegittimare, l’Energiewende da parte di chi ha interesse a mantenere il più a lungo possibile l’uso del nucleare e dei combustibili fossili.

Per colmare il gap esistente tra la percezione tedesca e quella negli altri Paesi, i dati, il contesto e i personaggi chiave dovrebbero essere presentati ai media e ai decisori politici di ogni nazionalità nel modo più esauriente possibile, per prima cosa in inglese, ma anche nella loro lingua madre. In Italia, un’attività informativa molto importante viene svolta dai siti specializzati. Per quanto riguarda quotidiani e settimanali, invece, l’Energiewende viene citata raramente e con opinioni contrastanti. Per inquadrare meglio la questione, abbiamo provveduto a fare una selezione degli articoli pubblicati online nel 2015, dove si fa riferimento al termine Energiewende.
Purtroppo non sono molti, quindi l’informazione generalista non è al momento il canale migliore tramite il quale documentarsi.

ENERGIEWENDE TEDESCA SULLA STAMPA ITALIANA

Schermata 2016-01-11 alle 08.36.54
Da Parigi grandi promesse per il Pianeta. Ma si riuscirà a rispettare i patti?
In Germania, però, pur esistendo un ampio consenso sulla cosiddetta «Energiewende», bisogna fare i conti con la forza di settori economici ancora strategici come quello dell’industria pesante e del carbone. Che premono sul governo per un allentamento delle politiche ambientali. (1 dicembre 2015)

ng_logo_tm_whitebackground_cmyk

Germania, cambiare si può
Prima tra i grandi paesi industrializzati, la Germania ha avviato una trasformazione epocale che qui chiamano Energiewende: quella “svolta energetica” che, secondo gli scienziati, tutte le nazioni dovranno portare a termine per scongiurare una catastrofe climatica. (24 novembre 2015)

huffington-post-logo

Rinviare la conferenza sul clima di Parigi, sarebbe un regalo alla barbarie
Come ogni regola che si rispetti, anche questa che vede le destre schierate a difesa dell’energia fossile e le sinistre favorevoli a un modello alternativo “low carbon” basato su fonti rinnovabili e tecnologie per l’efficienza energetica, ammette le sue eccezioni. Una, positiva, riguarda la Germania, con la cancelliera Merkel che non ha mai messo in discussione la “energiewende”, la svolta ecologica lanciata dal governo rosso-verde alla fine del secolo scorso: così, la Germania da molti anni spende in incentivi alle energie pulite più del doppio dell’Italia e di ogni altro Paese europeo, e grazie a questa scelta si è garantita una solida leadership industriale, tecnologica, competitiva nel campo della new energy. (17 novembre 2015)

_195
Germania, quanto è davvero verde il “campione d’Europa”?
Sempre più politici stanno prendendo le distanze dall’Energiewende, dissuasi dal suo alto costo. Frankfurter Allgemeine Zeitung ha calcolato che dal 2011 sono già stati investiti nel progetto 100 miliardi di euro e che altri 280 devono ancora essere stanziati. Christian Hey continua in ogni caso a credere nella validità del Energiewende. “Queste sono problematiche iniziali. Il percorso è definito. Serve solo un po’ di coraggio politico per proseguire seriamente”, sostiene il segretario generale. (5 novembre 2015)

Schermata 2016-01-11 alle 15.42.50

 

Perché i maestrini tedeschi di Volkswagen inquinavano troppo fingendosi “green”
Ma il danno reputazionale rischia, se possibile, di essere anche maggiore. Non solo perché la storica strategia del governo tedesco di incentivare l’energia verde (Energiewende) viene smentita dall’azienda gioiello di casa. Ma anche perché capita in un momento delicato per l’ammiraglia della corporate tedesca.  (22 settembre 2015)

_195
Se l’ultima rivoluzione cinese fa tremare l’economia globale
Un orientamento che risponde certo alla necessità di contrastare gli altissimi livelli di inquinamento delle città cinesi, ma nasce anche da una visione nuova, analoga a quella della Energiewende (svolta energetica) della Germania, che non si ferma alle energie rinnovabili ma prevede un riorientamento totale dell’economia in senso ecologico, per i sistemi produttivi e per lo stile di vita. (21 agosto 2015)

Logo_Il_Sole_24_Ore

 

Il G7 sul clima: non oltre 2 gradi gli aumenti di temperatura
L’esperienza della stessa Germania, che ha abbandonato l’energia nucleare dopo l’incidente di Fukushima ma ha finito per affidarsi maggiormente a una fonte meno pulita come il carbone e che è nel mezzo di una trasformazione energetica, la “Energiewende”, altamente controversa e molto costosa, dimostra che non sarà facile. (9 giugno 2015)

Schermata 2016-01-11 alle 15.42.50

Pericolosi paradossi verdi
L’Italia ha seguito quasi alla perfezione l’oneroso esempio della rivoluzione verde tedesca, la “Energiewende”, con effetti paradossali. (27 aprile 2015)

Schermata 2016-01-11 alle 15.42.50

I campioni tedeschi alle prese con choc e mutazioni della locomotiva europea
O gli effetti perversi della rivoluzione verde (Energiewende) che, oltre a sussidiare le rinnovabili, ha salvaguardato l’uso del carbone, decisione difficile da modificare salvo grossi problemi per le centrali di Rwe. (27 aprile 2015)

_195
Il futuro dell’Europa passa dagli investimenti pubblici puntiamo sul piano Varoufakis
Per quante riforme strutturali si possano architettare, l’Europa non andrà da nessuna parte se non inizierà a programmare un futuro nuovo. Un futuro nel quale sia il settore pubblico che quello privato spendono di più nelle aree che favoriscono la crescita di breve e lungo termine. Proprio come su scala nazionale la Germania fa con il suo programma energiewende , che cerca di ottenere una vera trasformazione verde basata su nuove tecnologie e nuovi modelli di consumo e distribuzione. Insomma l’Europa dovrebbe fare come la Germania fa e non come la Germania predica ai Paesi europei in difficoltà.  (16 marzo 2015)

_195
Record rinnovabili in Germania: per la prima volta sono la principale fonte di elettricit
Il Ft ricorda che sotto il nome di Energiewende va una ambiziosa politica transizione energetica, in base alla quale la prima economia del Vecchio continente punta a generare fino al 60 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un cambiamento che è stato accompagnato dall’addio al nucleare e dall’alta incentivazione al green.  (7 gennaio 2015)